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Antipropaganda

(tutto ciò che non si vuol leggere perché ci contraddice)

Si usa leggere solo ciò che conferma che noi avevamo ragione.

L’articolo di Ezio Pelino inviato il 12 – 05 – 2006, ripete annosi argomenti di critica al marxismo in gran parte propagandistici e noti a tutti coloro che, come me, hanno visto le campagne elettorali dei partiti anticomunisti fin dal lontano dopoguerra ed anche… prima.

Mi preme osservare preliminarmente, che fondamento del potere è sempre stato il controllo della informazione, della cultura, delle versioni della storia, oltre alle alienazioni come le religioni e i "circenses" (attuale il gioco del calcio). Solo i ciechi e sordi possono non rendersi conto che la promessa liberale non è mai stata attuata nel mondo, ipocritamente predicavano e razzolavano male: sapevano che l’informazione e la cultura basta comprarle. Le vite e le carriere dei giornalisti e degli "intellettuali" sono quasi sempre condizionate economicamente al silenzio sulle questioni cruciali.. Non vi può essere libertà senza uguaglianza dei cespiti di finanziamento della cultura dei popoli, che altrimenti essa diventa falsità, imbroglio, inganno, calunnia. ("L’occidente si regge sulla falsità e sulla calunnia" scappò detto a Solgenitzin durante la sua permanenza negli USA). Certo! Il liberalismo dell’informazione vale la pena di pretenderlo da chi lo promette! Bisogna esigerlo per la bandiera! Ma è una guerra persa in partenza, perché fu sempre clamorosamente taroccato. La "democrazia" perciò non può esistere dove l’informazione è in mano a chi possiede il denaro per comprare la manipolazione dell’opinione. Mi sono perciò proposto da sempre di diffidare e di analizzare il più criticamente possibile, le versioni forniteci dalla classe dirigente borghese, e dai suoi corifei selezionati e ricattati dalla carriera e dallo stipendio. Nel passato, ed anche oggi, quelle versioni sono state validamente contrastate dai pochi storici indipendenti di elevata e nota professionalità e ancor più da altri che, non graditi al potere, non hanno potuto comunicare o pubblicare i loro studi e risultano perciò degli ignoti. Alcuni interlocutori antimarxisti sono talmente assordati dalla martellante propaganda che non riescono neppure a sentire gli argomenti offertigli e rispondono meccanicamente fuori tema, come i solchi ripetitivi di dischi CD rotti. Ma certamente l’era mediatica globale attuale della stampa, della editoria, della TV e soprattutto di internet, nel mentre ha coperto la storia recente con rumori confusionari, ci offre però anche nuove possibilità di valutazione degli eventi che andarono sotto il nome (sprezzantemente gratuito) di "comunismo

Il Marxismo indubbiamente ha i suoi 150 anni e non tutti i fatti gli hanno dato ragione, e talvolta glie la hanno data in modo diverso da quanto avevano "previsto". Ma era il marxismo una religione profetico-divinatoria o si era presentato come animato dal metodo scientifico? Era il "prevedere" una missione del pensiero marxista? Anche il marxismo cha si fregia (erroneamente) dell’attributo di "scientifico" è costruito in modo "relativistico" e perciò è aperto dialetticamente a modifiche e perfezionamenti sotto la forza e le pieghe della realtà. (Ho detto "erroneamente" perché esso è una filosofia che si avvale del metodo scientifico, non è il metodo stesso). Certamente in alcune parti i marxisti (compreso Marx), pur partiti da premesse incontestabili, come l’esistenza della lotta di classe (lotta come combattimento o come rincorsa), dello sfruttamento, della presenza di contraddizioni nel sistema proprietaristico, esistenti fin da epoche lontane in tutte le civiltà, avevano tratto delle conseguenze, alcune delle quali si avverarono in modo diverso dal previsto. Ma ritengo che l’analisi marxista debba oggi perfezionarsi, come sempre succede alla luce del progresso scientifico, alla luce dei fatti attuali e non tornare a partire da teorie derivate dalle condizioni di vita oggettive esistenti nell’epoca nella quale vissero Marx, Enghels e Lenin e ora trasformatesi. Le conquiste scientifiche d'altronde, nella loro essenziale relatività, vengono sempre rimodellate dalle nuove acquisizioni che si propongono con contrasti per lo più parziali, e qualche volta totali, ma nel tempo esse vengono quasi sempre, perfezionate, precisate, riconfermate fino a diventare incontestabili (per esempio la rozza teoria eliocentrica secentesca si è andata ridefinendo con le osservazioni, ma non è oramai più confutabile; essa si è vieppiù confermata, e si è dilatata persino ad altri sistemi stellari, lo stesso è successo con Darwin, con la tecnologia, con la medicina, ecc.) Ritengo che il metodo di analisi storica marxista resti oramai inattaccabile anche se è destinata a essere rimodellata continuamente dai mutevoli marosi nel mare della storia. Voglio fare alcuni esempi:

E’ vero che la rivoluzione bolscevica in Russia coinvolse solamente una parte minoritaria di operai, e che invece partì da un colpo di stato che ebbe l’appoggio di soldati e di marinai ammutinati in trincea, di origine spesso contadina, ma è anche vero che la rivoluzione era partita in Germania, ove la classe operaia era evoluta, e che i comunisti sovietici e Lenin si aspettavano ardentemente da quella un ruolo egemonico. Ma la storia bizzarramente permise al timido e debole governo socialdemocratico tedesco di salvare da un radicale rendiconto la borghesia e la casta militare prussiana. Quest’ultime trionfarono sugli spartachisti assassinandone i capi (Rosa Lussenburg, Karl Liebchnet, in Baviera Kurt Eisners ecc.). Anche gli ammutinamenti dei marinai inglesi e di truppe francesi furono affogati in tempo nel sangue.

Ripeto che deve essere ben chiaro però che le contraddizioni esplosive sorte all’interno dei paesi capitalisti europei a causa della guerra 1914 – ’18, non furono il prodotto di una predicazione… di un apostolato marxista, ma del terribile vergognoso massacro nelle trincee; cioè da contraddizioni presenti nell’essenza stessa del sistema capitalista e degli interessi proprietaristici. Le previsioni marxiste perciò furono paradossalmente poco marxiste perché la rivoluzione trionfò nella Russia contadina che rimase isolata, ma resta il fatto che le "contraddizioni" capitaliste si svilupparono al fronte, nella forma di lotta di classe dei soldati contro gli ufficiali borghesi-feudali e contro i loro mandanti delle classi egemoni, assediate dal capitale concorrenziale dei grandi imperi coloniali. La rivoluzione di ottobre non fu "eterodiretta da intellettuali" come dice il Pelino, ma invece furono costoro a venir aspirati alla ribalta rivoluzionaria dal montare furioso della rabbia dei reduci e della popolazione i quali, dopo aver sparato agli ufficiali nel febbraio 1917 e sospeso la guerra al fronte, si erano sentiti dire da Kerenskij che la guerra contro la Germania continuava. (Una volta iniziata una rivolta non può essere fermata, ne può tornare indietro. Il terribile massacro dei comunisti della Comune di Parigi lo dimostra. Vincere o perire!). Si trattò di una rivoluzione parziale, quella bolscevica, orfana dell’apporto della classe operaia tedesca. Ma una cosa è certa: non avrebbe più potuto arrendersi e tornare indietro. Malgrado tutto ciò, durò 70 anni ed impose a tutto il mondo la decolonizzazione e il miglioramento (pur anche demagogico o strumentale e anche consumistico) delle classi subalterne europee (ed in parte americane). La guerra civile europea è fallita, è stata persa. Ma certo, i conti non sono chiusi.

La "profezia" di Marx secondo la quale si sarebbero andati formando "pochi capitalisti sempre più ricchi e potenti a fronte di una massa sempre più vasta di proletari" smentita da Pelino, si è invece avverata e si sta avverando oggi. Come può Pelino sostenere il contrario? Una oligarchia di pochi, sempre più mostruosamente ricchi, si antepone a masse sempre piu enormi di sfruttati nel terzo mondo e di immigrati proletarizzati dall’Africa in Europa e dal Messico negli USA.

Di fronte alla grande vittoria sovietica del 1945 sul killer nazista, allevato dalle potenze capitaliste perché distruggesse il "comunismo", tutte le spaventatissime cricche capitaliste, che avevano fallito il loro vero scopo, si ingegnarono a creare una vetrina-cintura di "benessere", trasformando le classi operaie degli stati perisovietici in una omogenea classe media di consumatori americanizzati (Si tratta tra l’altro di un espediente cieco destinato a provocare crisi di sovrapproduzione nei paesi capitalisti privati di conseguenza di connotazioni civili nazionali).

La contraddizione marxiana tra capitale e lavoro oggi si sta congiungendo a quella "tra città e campagna", diventata quella tra paesi capitalisti e paesi postcoloniali (dominio di grotteschi "gaulaiters", mercenari prezzolati dal dollaro USA, su popoli miserrimi). La contraddizione tra zone metropolitane e continenti periferici sta fornendo flussi migratori di nuovi "proletari". Ma un’altra micidiale contraddizione, impensabile ai tempi di Marx e persino di Lenin, si sta sviluppando in maniera incontrollata: la contraddizione della crisi di sovrapproduzione capitalista (oggi definita come "consumismo") con la sua irrevocabile necessità di risorse altamente inquinanti (che peraltro stanno esaurendosi). Questa crisi sta minacciando l’atmosfera, i mari, gli habitat dei viventi, il pianeta stesso. Con il crollo del cosiddetto "comunismo" (una società rigidamente militarizzata anticapitalista con impronta secondariamente socialista), l’umanità ha perso il treno, forse l’ultimo treno, per salvarsi.

Anche il concetto della divisione dell’umanità in classi, definita anche prima di Marx, va rivisitata. La classe operaia nei paesi sviluppati è in declino per il prevalere di tecniche cibernetiche di produzione. I prodotti usciranno automaticamente senza più bisogno di mano d’opera. Ma cosa avverrà nel resto del mondo? Tutto il mondo sarà automizzato? Tutti i miliardi di uomini avranno la macchina, una casa robotica, i computer, il frigobar automatico, le televisioni, voleranno tutti in ferie in aereo?

Molti indici ci dicono che ci si sta avviando verso un impoverimento generalizzato, anche attraverso una catastrofe energetica, ecologica, ed economica, senza precedenti, credo che la proletarizzazione del ceto medio acuisca la possibilità di instabilità socioeconomica e politica del sistema capitalista. Nutro il sospetto che il "PNAC" (Project for New American Century) non sia altro che il progetto di una recovery in un fortilizio economico, politico, militare per la maxiborghesia mondiale dei cannibalici capitalisti della finanza, lasciando la middleclass (la sua ex truppa) in preda al caos, alla malavita, al tutti contro tutti, insomma un ritorno alla legge della giungla (che poi è la loro legge della predazione selettiva darwiniana tra individui della stessa specie). Siamo sicuri che il ceto medio non si solleverà. Siamo sicuri che l’economia americana e mondiale non vada nuovamente incontro ad altre crisi catastrofiche? Il sistema capitalista è anarchico, ingovernabile, incontrollabile, prescinde dall’umano, è pericoloso, partorisce assassini, genocidi, guerre, fascismi o rivolte sanguinose. (Vedi in questo sito "il Libro nero del capitalismo"). Un parto molto minaccioso per il sistema capitalista fu la stessa rivoluzione "comunista sovietica" incompleta, parziale, ma che malgrado ciò fu molto pericolosa per la puerpera.

Un altro argomento sollevata contro la scientificità della "profezia" "comunista" è la mancata ripetitività scientifica in vitro del progetto socialista e l’affermato fallimento dell’"esperimento" sovietico, così come prevede ogni moderno modello scientifico secondo i principi di Galileo. Mi è facile rispondere che nessun esperimento è valido se qualcuno scuote il tavolo, rompe le provette ed interrompe le reazioni. Il regime sovietico (sorto in un paese fortemente arretrato senza l’apporto della rivoluzione tedesca) è stato aggredito per ben due volte dagli epigoni delle criminali caste militari europee (di tutto il mondo) che avevano partecipato all’inutile massacro della prima guerra mondiale. La prima volta (1918 – ’20) l’aggressione costò 7 milioni di morti, gravissime distruzioni del povero apparato produttivo agricolo e grande degrado sociale. I comunisti catturati, definiti traditori della S. madre Russia e dello Zar e della religione ortodossa, venivano fucilati all’istante alla schiena. I villaggi, i raccolti furono bruciati, la aziende distrutte. La seconda guerra fu preparata dallo stesso feudal-capitalismo militarista internazionale che aveva allevato Mussolini, Hitler, Horty, Franco, Pilsudskj, ecc. in funzione anticomunista. Volevano a tutti i costi interrompere l’"esperimento" comunista. Sono notissimi i brani laudatori di Churchill, di tanti statisti ed esponenti della cultura dei paesi "democratici", nei confronti di Mussolini (considerato un "grande legislatore romano" da imitare). Avevano letto il "Mein Kampf" e perciò favorirono la elezione di Hitler e il riarmo tedesco (che era stato proibito a Versailles dopo la guerra del 1914 – ‘18). Poi però il giocattolo sfuggì loro di mano dopo il vergognoso tradimento occidentale di Francia, Inghilterra, a Monaco e la svendita della Cecoslovacchia alla Germania ed in parte alla Polonia (1938), perpetrato pur di non onorare i patti con l’URSS in difesa dei suddetti Stati: Stalin non fu neppure invitato. Per forza diamine! Hitler avrebbe dovuto, come previsto dai loro non troppo segreti progetti, avventarsi contro l'URSS, bisognava lasciarlo fare! Stalin accettò allora il "Patto di non aggressione" con la Germania, avendo ben presente che si congiurava contro URSS. La spartizione tattica della Polonia fascisteggiante (in cui l’URSS riprendeva i territori perduti da Lenin con la pace "a tutti i costi" di Brest Litovsk) provocò il sospetto di Churchill che oltre a tutto aveva con essa un patto di soccorso militare. Grazie alla geniale manovra di Stalin la guerra iniziò tra di loro anzichè, come avevano progettato sotterraneamente le potenze occidentali, contro il comunismo sovietico,

La rivoluzione "comunista" e’ stata dunque la conseguenza diretta della criminale folle guerra 1914 – ’18 nella quale le caste feudal-borghesi di allora (i cui epigoni fascisti, nazisti, neofascisti, naziskin e piduisti, sono ancora presenti tra di noi), mandarono a morire giovani, giovanissimi e padri di famiglia. Fu dunque una necessità. Non fu un "esperimento" preparato da alchimisti ideologici, da progettisti profetici, da volonterosi messia salvatori (marxisteggianti) come si usa sostenere. La sanguinosa guerra civile in Russia (1918 – ’20), la aggressione hitleriana e dei fascisti europei (1941 – ’45) e le due guerre fredde, sono state una sola lunga continuazione della guerra civile europea, latente prima della prima guerra mondiale e iniziò con diffusi ammutinamenti militari (cfr. Luciano Canfora, Democrazia. Laterza ed. 2004). La intercorrente dittatura del PCUS ("la dittatura del proletariato") va letta in verità come una vera e propria dittatura paramilitare sovietica, e cioè come uno "stato di guerra", con leggi di guerra per tutti i 70 anni, con la sua lotta interna ed esterna e con l’imprigionamento dei nemici interni nel GULAG (Glavnoye Upravlenie Ispravitelno trudoykh Lagerei = Direzione principale dei campi di lavoro correttivi) dei sabotatori, dei borsari neri di derrate alimentari, dei kulachi affamatori, degli speculatori, dei cosacchi, degli zaristi, di pericolosi visionari anarcoidi sedicenti comunisti, dei nemici cioè delle due sacrosante rivoluzioni del 1917, condannati ai lavori forzati (costoro costruirono in Siberia secondo il libro "Russia" edito dalla American National Society, ben 700 città e villaggi, durante l’arco di circa 70 anni). Tutto ciò altro non fu che la continuazione e la conseguenza delle minacce e delle aggressioni dei paesi capitalisti, durate 70 anni, culminate nella creazione di minacciosi regimi fascisti destinati, nei loro disegni, ad aggredire l’URSS e ad imprigionare o uccidere i comunisti (cfr. Adolf Hitler, "Mein Kampf" 1935). Alla congiura parteciparono anche i regimi cosiddetti "democratici" e quelli "socialisti" collusi come per esempio quelli francese ed inglese che lasciarono perire la repubblica spagnola per il solo fatto che era aiutata dall’URSS (Cfr. Luciano Canfora, La democrazia - storia di una ideologia. Laterza ed. 2004). Gli sbarchi alleati in Europa nella seconda guerra mondiale avvennero quando ormai i nazisti erano in rotta dopo Stalingrado. Gli aiuti americani arrivarono solo dopo la definitiva battaglia risolutrice di Stalingrado che fu combattuta con innovative armi sovietiche. Rooswelt disse al figlio che lo pregava di ascoltare Stalin ed aprire il secondo fronte: "lasciamo prima che si svenino tra di loro".

L’URSS, oltre ai 7 milioni di soldati sovietici morti nella guerra o nei campi di sterminio nazisti, perse oltre 22 milioni di civili comunisti, o sospetti tali, o loro parenti, o partigiani, donne vecchi e bambini compresi, trucidati nei territori occupati dal 1941 al 1944 per mano delle SSeinsatzgruppen. Secondo una recente rivelazione dell’Inteligence Service britannica lo sterminio nazista in URSS avrebbe riguardato addirittura 50 milioni di persone <la cifra sarebbe stata sminuita da Stalin a 22 milioni (compresi i "caduti" al fronte) "per non spaventare la popolazione">. Per inciso le perdite USA in tutta la guerra furono di 240 000 soldati, quelle italiane 420 000. A quel punto Stalin rimase senza comunisti e fu costretto per ricostruire a cercare alleati in una nuova classe, di privilegiati, di protetti. Subito dopo la vittoria sovietica, le numerose, più o meno esplicite, minacce atomiche provenienti dai criminali di guerra USA, che ad Hiroscima avevano dimostrato di non avere remore morali, costrinsero l’URSS a mantenere un regime militare (sempre come: "dittatura del proletariato" cioè del partito) ed a dedicare tutte le risorse, alla costruzione delle bombe nucleari, di opere di difesa, di armi per un enorme potentissimo esercito e di conquistare lo spazio cosmico. Per l’atomica furono usati ancora una volta anche i prigionieri forzati. (cfr. Zores Medvedev e Roj Medvedev, "Stalin sconosciuto - alla luce degli archivi segreti sovietici". Feltrinelli. 2006). Il costo umano e la durezza del GULAG debbono perciò rientrare nel conto della barbarie capitalista. Senza quella borghesia affamata di mercati e di imperi coloniali, arricchitasi sulle forniture di armi nel 1914 - 1917, senza quelle caste militari, senza le spedizioni militari da tutto il mondo in URSS dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 da loro provocata, senza gli stermini nazisti nei territori occupati dal 1941 al, ’44, senza l’opera nefasta (nota o segreta), dell’alta borghesia e finanziaria in occidente, delle feudalità, delle cricche conservatrici, dei loro enormi interessi, senza l’opera accanitissima di sovversione interna ad opera dei servizi (CIA, Org. Gehlen, Intelligence Service, Collegium Russicum, nazisti riabilitati, brigatisti neri ed assassini terroristi piduisti, , ecc. ecc.), senza l’azione politica (non tanto segreta) dei Papi Ratti e Pacelli, senza le due guerre fredde, non ci sarebbe stato bisogno ne della dittatura paramilitare "del proletariato" ne del GULAG. Ritengo perciò lecito far rientrare nel conto dei disastri provocati dal sistema capitalista nel XX° secolo (non certo il maggiore), anche le rivoluzioni russe, le guerre calde e fredde successive, la dittatura sovietica ed il GULAG. Si è trattato cioè di una unica "guerra civile di classe europea" iniziata nel 1914 e finita nel 1989 (cfr. Luciano Canfora, Democrazia. Laterza ed. 2004), tra gli stati ed all’interno degli stati: della Germania, dell’Inghilterra, della Francia, dell’Italia, dell’Ungheria dell’URSS, in Africa ecc., come in tutte le guerre con morti, prigionieri e deportati. Secondo statistiche statunitensi i decessi nel GULAG avvennero durante la guerra, a causa della lontananza in zone siberiane dal clima continentale (non mai coltivate ne coltivabili) e della gravissima distruzione nei territori agroindustriali europei dell’URSS operata dai nazisti. In tempo di pace, secondo quegli studi, non avrebbero superato la media dei prigionieri degli altri stati moderni nel mondo. Con buona pace della solita mendace propaganda occidentale.

Ad ogni modo nelle guerre i veri nemici sono interni. I soldati dei paesi dichiarati vilmente "nemici" dalle feudalità e dalle borghesie, non lo sono affatto in verità. La guerra russa del 1914 si è trasformata in guerra interna contro i veri nemici interni. In guerra la borghesia vince quando fa più prigionieri e più morti, quando cioè il cosiddetto "nemico" non ha più soldati o mezzi per combattere. La guerra interna di classe russa è durata 70 anni, ha fatto molti prigionieri ed anche morti. Perciò ha lungamente vinto. Ma alla fine la enorme coalizione mondiale antisovietica economica e militare l’ha costretta alla resa.

E’ cio che sta succedendo per esempio in Eritrea che è obbligata a tenere tutti gli uomini e donne abili al fronte con l’Etiopia. Quest’ultima è spinta dagli imperialisti americani che l’hanno (per ora inutilmente) delegata ad appropriarsi di basi e porti eritrei sul mar Rosso. La parte ricca, acculturata, della popolazione è sotto influenza degli onnipotenti media americani. In questo modo in Eritrea il governo si è militarizzato in uno "stato di guerra" con spese di guerra, economia di guerra, mancanza di mano d’opera. Ne conseguono: regime di guerra, il controllo dell’informazione, campi di concentramento, e sorveglianza poliziesca. Tutta la stampa orchestrata dalla CIA grida al cattivo Presidente Isaias Afeworkì "dittatore" ed alla mancanza di democrazia. Non è un vecchio copione?

La lunghissima durata del sistema rivoluzionario sovietico militarizzato (lontano in quanto tale dal suo vero prevedibile destino socialista e poi comunista), la sua capacità di sconfiggere tutti gli aggressori e le minacce militari occidentali, mediante la costruzione di un apparato industriale, di armamenti di primissimo ordine, nella condizioni di autarchia economica, scientifica, tecnologica, cui lo costrinse l’embargo commerciale occidentale, mi permettono di affermare che quel cosiddetto "esperimento" condotto in un paese dall’atavica arretratezza è in gran parte riuscito e che se non fosse stato così duramente ostacolato sarebbe tutt’ora trionfante, anche se certamente molto diverso. Dico questo perché probabilmente questo primo esperimento così selvaggiamente sabotato ed ostacolato, provocato dai disastri e dalle contraddizioni capitaliste, si ripeterà altre volte, fino a quando si affermerà un mondo socialista nel quale sia eliminata progressivamente la proprietà privata dei mezzi di produzione. In caso contrario i sopravissuti assisteranno alla cannibalizzazione dell’umanità.

Mario Ruffin

Treviso 20 – 06 - 2006

Articolo inviato Delogu L. il giorno 15/07/2006 alle ore 14:02


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