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BERTRAND RUSSELL E IL MARXISMO

E’ vero che la "concezione classista è estranea a Russell, che, anzi, accusa il comunismo di seminare l’odio di classe", come scrive Antonio Catalfamo nel suo intervento sul tema "Il razionalismo critico di Bertrand Russell: una filosofia per il nostro tempo ?".

Però mi sono sempre chiesto come si può ancora credere che tutta la storia sia stata soltanto uno scontro di classi. Marx ha evidenziato il fatto che le trasformazioni economiche e dei mezzi di produzione influenzano le idee, e ha ragione. E’ vero anche che le classi sociali sono sempre esistite, ma il proletariato come classe è sempre stato troppo diviso e troppo innamorato della proprietà e dell’eredità per opporsi concretamente alla borghesia. Inoltre è sempre stato influenzato dal razzismo, dal nazionalismo e dalle religioni. Chi ha teorizzato una società senza classi in cui il proletariato avrebbe abolito la proprietà privata e successivamente anche lo Stato, è sempre stato un piccolo gruppo di intellettuali seguito da un numero abbastanza ristretto di proletari (l’elite operaia delle grandi industrie…). Le masse operaie e contadine, dopo le rivoluzioni in Russia e in Cina e in altri paesi, il comunismo lo hanno sempre subito ma non lo hanno mai completamente accettato; e ciò nonostante che lo Stato comunista seminasse l’odio nei confronti degli odiati regimi capitalisti che sfruttavano il proletariato. Lo dimostra il fatto che tutti o quasi eccettarono subito il capitalismo quando crollò il comunismo.

In Russia per 70 anni si cercò di creare "l’Uomo Nuovo" con tutti i mezzi: scuola, giornali, tv, propaganda, punizioni…, ma fu sufficiente il crollo del muro di Berlino per far dimenticare in breve tempo i tre quarti di secolo di società comunista.

La società governata dal proletariato, secondo Marx, sarebbe dovuta nascere dopo una rivoluzione scaturita in un paese molto industrializzato come l’Inghilterra o la Germania. Invece la rivoluzione avvenne nella arretrata (industrialmente) Russia per merito di circostanze favorevoli come il bisogno di finire la guerra che aveva causato milioni di morti e per l’abile propaganda dei bolscevichi; e successivamente anche nella Cina contadina e feudale la rivoluzione comunista fu opera non del proletariato, ma di un ristretto gruppo di intellettuali.

La Germania degli anni venti del Novecento era affamata e milioni di operai, contadini e piccoli borghesi erano disoccupati e affamati. Queste masse enormi di individui non si buttarono nelle braccia dei comunisti che promettevano l’uguaglianza e la giustizia sociale, ma in quelle dei nazisti che promettevano una nazione forte, una razza superiore, e la conquista dei paesi dell’Est abitati da razze inferiori.

L’unità e la coscienza di classe del proletariato è sempre stata una favola nata nei cervelli dei teorici marxisti privi di riscontri concreti; quindi il marxismo è tutto tranne una scienza.

Franco Vicentini

 

Articolo inviato Delogu L. il giorno 29/06/2006 alle ore 16:04


Commenti

17/06/2012 00:20 - Mario Ruffin ha scritto:

Mi tocca aggiungere per mancanza di spazio:
I comunisti non fanno ne guerre coloniali. Ne guerre di conquista.
I comunisti non mandano i compagni a sbudellare i compagni di altre nazioni come fanno da sempre le feudalborghesie, che seminano zizzania tra i popoli con i più svariati pretesti ridicoli e inattendibili, con l'aiuto delle religioni. I comunisti non fanno guerre "per" i confini. I comunisti costretti a difendersi dalla aggressiva supremazia di classe, fanno invece guerre "di classe".
In 70 anni L'URSS fece molti meno morti e prigionieri "di classe" all'interno dei propri confini, di quanti innocenti popolani ne fecero i paesi capitalisti contro i paesi dichiarati da loro "nemici" (in realtà per inconfessati motivi di sfruttamento di risorse).
I miei nemici non sono innocenti americani, tedeschi, russi, greci, etiopi, argentini, sloveni, francesi o…svedesi! I miei nemici sono qua in Italia, sono i feudalborghesi sfruttatori, ladri imbroglioni che mi predicano ogni giorno la "democrazia", il "liberalismo", la giustizia per fregarmi. Mia nemica è la borghesia cialtrona pronta a portare all'estero i soldi che abbiamo prodotto insieme in Italia, io con il mio lavoro e gli operai e tutti gli altri lavoratori. La borghesia che evade il fisco e fa pagare a me, ai lavoratori, ai pensionati, le sue tasse, che provoca crisi economiche curabili con guerre: quella è la mia nemica. Mia nemica è la feudalborghesia prontissima ad agire da mafiosa, da fascista a seconda della necessità e ad incolparmi poi per il GULAG .

16/06/2012 23:44 - Mario Ruffin ha scritto:

Obiezioni stantie scontate di Vicentini.
Dopo una rivoluzione esplosa per gli autoerrori economici e politici e le guerre capitaliste, è necessaria una dittatura (di elementi veri rivoluzionari) che ostacoli la guerra interna ed esterna mossa dalle feudalborghesie, perchè queste ultime possono continuare, attraverso le caratteristiche alienazioni religiose, subculturali ecc., a coltivare il senso di egoismo individualista istillato nei millenni.
Le masse operaie in URSS e in Cina hanno subito l'instabilità politica e sociale dovuta alle minacce, aggressioni, agenti provocatori corruttori infiltrati, embargo, guerre interne. Però 70 lunghi anni di potere sovietico hanno portato alla liberazione di enormi imperi coloniali (come l'India che non fu certo liberata da Gandi ma da Allen Dulles e da Truman che temevano il comunismo nei paesi soggetti).
La Russia in 70 anni non "cercò l'uomo nuovo" ma, come priorità assoluta acciao, elettrificazione, industrializzazione, per produrre gli armamenti difensivi che l'hanno salvata dall'aggressione nazifascista e dalla minaccia atomica e spaziale. Moltissimi però ancora in Russia vorrebbero tornare indietro.
La Rivoluzione scoppiò in Europa, ma fu sconfitta dai militari assassini. Vinse in Russia (Marx lo aveva detto possibile) e resistette ben 70 anni malgrado ogni sovversione.
I comunisti si difendono in guerra con gli stessi mezzi in uso nelle guerre capitaliste: legge di guerra, morti e prigionieri (GULAG).
Gli operai tedeschi si rivolsero ai nazisti grazie al vano riformismo di sinistra. Hitler però non avrebbe vinto se non fosse stato spinto da una congiura internazionale a capo della quale c'era la Chiesa che portò alla II guerra mondiale. Eugenio Pacelli portò a Mons. Kaas, capo del suo Zentrumpartei, l'ordine di votare per i nazisti (che erano in severo declinio). Le potenze internazionali finsero di non vedere l'illegale "ferma militare".
L'abolizione della proprietà privata avverra ovviamente attraverso tanti episodi


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