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QUANDO IL VENETO ERA POVERO NESSUNO CHIEDEVA LA SECESSIONE

 

Eripac

 

 La conduzione di uno Stato moderno richiede esperienza politica, molta capacità amministrativa, onestà e coraggio (il coraggio di andare contro le lobby, i poteri forti o di fare leggi impopolari).  Riguardo le istituzioni, basti un solo esempio: sappiamo che la giustizia e la burocrazia in Italia sono elefantiache e funzionano male.  Non basta cambiare il nome di una nazione per ottenere uno Stato modello e una giustizia e una burocrazia perfette.  Mi sembra inoltre che i secessionisti ignorino il problema del debito pubblico.  In caso di separazione, il Veneto rinuncerà a pagare subito la sua parte di debito?   Poi c’è il problema fiscale.  Se i contribuenti veneti pagheranno solo il 20% dell’imponibile (come promettono), spariranno gli evasori? E ci saranno i soldi per pagare le pensioni e gli stipendi di tutti i dipendenti pubblici?  Oggi le tasse sono alte, ma è alta anche l’evasione e gli evasori, quando sono scoperti, possono godere di molteplici condoni.  Anche Bossi e Berlusconi (super votati anche da molti secessionisti) hanno promesso una forte riduzione delle tasse, della burocrazia e delle corruzioni, ma hanno deluso quasi tutti. In uno Stato rigoroso gli enti inutili e gli sprechi verranno  eliminati. Verranno licenziati anche tutti i dipendenti?  Questi sono solo alcuni problemi che si presenteranno.   Non vedo grandi statisti tra i capi secessionisti.

Ovviamente i secessionisti si dimenticano di quando il Veneto era poverissimo: dal 1945 fino a quasi tutti gli anni Settanta i veneti (e l’Italia) dipendevano dalle regioni industriali: la Lombardia, il Piemonte e la Liguria.  Nessuno in Veneto chiedeva la secessione in quell’epoca.

C’è infine il pericolo di frazionarsi sempre di più.  Se le cose andranno male dopo la secessione, come è prevedibile, ci saranno secessioni anche tra le città venete più ricche e più povere?  

 

 

 

 

 

 

 

 

Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 28/04/2014 alle ore 21:49


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