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PAOLO FLORES D’ARCAIS – VITO MANCUSO  “IL CASO O LA SPERANZA?”

GARZANTI

 

Di Franco Vicentini

 

 

Sappiamo che i teologi cristiani, ma anche di altre religioni (poche sono le eccezioni), danno molta importanza alle intuizioni e ai sogni dei loro profeti. Tutte le religioni non si fondano sulla razionalità e su prove dimostrabili, ma su sacri testi pervenuti da epoche remote.  Il teologo Vito Mancuso, in questo  dialogo-scontro  con l’ateo Paolo Flores D’Arcais, vuole però dare una veste scientifica alla sua teologia.   Il libro infatti contiene un interminabile elenco di citazioni di scienziati che sono vicini al mistero religioso; non a caso la parola “mistero” significa: cosa soprannaturale, oscura, inesplicabile, incomprensibile.  Perciò lo sforzo di Paolo Flores D’Arcais,  il quale ripetutamente chiede “l’onere della prova”, risulta inutile poichè riceve da Vito Mancuso (pag. 123) questa risposta:  “Io credo in Dio e nell’anima immortale perché credo al bene e all’amore come significato ultimo dell’essere e della vita”.  E a pagina 124 Mancuso aggiunge:  “La mia è una fede non un sapere, tanto meno un sapere che possa essere dimostrato”.  Insomma la visione di Mancuso è quella di un mistico che sogna. 

 

Cadono nel vuoto perchè non recepite dall’interlocutore, anche le obiezioni di D’Arcais (pag. 115):  “Nulla mi hai detto su cosa potrebbe essere la famosa anima immortale, visto che dovrebbe essere individuale.  Cosa resta della coscienza, della tua individualità, una volta spente tutte le funzioni del tuo cervello? Mistero”.   Mancuso evita le domande e nelle pagg. 120/121 risponde:  “… Dio esiste solo per chi lo fa esistere.  Chi lo fa esistere avrà trovato il ponte tra la sua fame e sete di giustizia e il senso ultimo del mondo”.  Naturalmente non si accorge che la sua pretesa di conciliare la fede con la scienza fallisce.  Fallisce perché per Mancuso è inconcepibile che la scienza e la razionalità conducano alla  negazione della fede poiché si basano su prove concrete, e non su sogni mistici.  

 

L’essenza del pensiero di Mancuso  si può leggere a pagg. 113/114:   “Io credo in Dio perché intuisco che l’ideale del bene e della giustizia che si muove dentro di me non è solo un sentimento soggettivo, una pia illusione, ma è la verità ultima della logica del mondo”. 

A questa affermazione mistica del teologo,  D’Arcais risponde (pag. 114):  “Anche un nazista potrebbe dire le stesse cose”.   E aggiungo io:  “Dio è con noi”, scrivevano infatti nei loro cinturoni i seguaci di Hitler. 

 

L’essenza del pensiero di Paolo Flores D’Arcais, invece, è quella dello scienziato-filosofo (pag. 28) che guarda la realtà e i fatti, non i sogni:  “… per cui se le religioni pretendono di essere “vere” è necessario a priori che siano o tutte false o false tutte meno una (ma nessuna riesce a esibire qualità strutturali per essere preferita alle altre, quindi…), alla incompatibilità fra le diverse versioni del Dio unico, fino all’insormontabile questione della teodicea, per cui è da escludere che un Dio possa essere al tempo stesso onnipotente e infinitamente buono/giusto.  Il semplice incrocio di una storia del cosmo spiegabile senza Dio con il rasoio di Occam  costringe la ragione ad affermare l’inesistenza  di Dio”.    

Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 01/10/2013 alle ore 16:46


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