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“MANIFESTO CAPITALISTA”

LUIGI ZINGALES, RIZZOLI 2012

 

di  Franco Vicentini

 

“Manifesto capitalista”  di Luigi Zingales analizza e “fotografa” soprattutto il capitalismo degli Stati Uniti d’America.  Questo libro è una difesa appassionata del libero mercato e della meritocrazia a condizione che il contesto liberal-democratico-capitalista sia rispettoso delle regole. Dove le regole sono inquinate, afferma l’autore, il capitalismo funziona solo a favore dei potenti. Zingales si rende conto che dove ci sono grandi ricchezze in mano a individui avidi e senza scrupoli, ci sono corruzioni, clientelismi e lobby in grado di condizionare il potere politico.

Dove non c’è un mercato che rispetti le regole, dice l’autore, il capitalismo arricchisce solo pochi individui e impoverisce il popolo e la nazione.

 

Nei capitoli della parte che riguarda le proposte e le soluzioni, Zingales ammette che gli ostacoli sono giganteschi perché le lobby negli USA (ma anche in tutto l’Occidente capitalista), sono troppo potenti. Ma una speranza c’è.  Essa può nascere solo dalla società civile e soprattutto dagli economisti accademici che insegnano nelle università; questi economisti  autorevoli dovrebbero avere il ruolo di cani da guardia  del libero mercato e della meritocrazia denunciando tutte le prevaricazioni dei monopoli e delle lobby.

 

Questo libro coraggioso e documentato è anche una denuncia contro tutti i gruppi di potere e le istituzioni “malate” degli Stati Uniti: la politica, la giustizia, la finanza, la burocrazia, la democrazia, i monopoli, le lobby  ecc.   L’autore individua, come ricordato, nella società civile gli attori della rinascita di un capitalismo sano e meritocratico, e in particolare elenca le tre categorie che sono le più colpite dalla crisi economico-finanziaria:  i giovani, le donne e gli immigrati.

 

All’Italia Zingales dedica le ultime quindici pagine del suo saggio.  L’analisi che fa delle istituzioni italiane (e degli italiani) è impietosa ma realistica.  A breve termine difficilmente gli italiani sapranno risolvere i loro gravi problemi economici e sociali.  Troppo radicata e diffusa, dice l’autore, nella nostra cultura la filosofia della furbizia, dei comportamenti truffaldini, del clientelismo e della raccomandazione che soffoca la meritocrazia.  In Italia è impossibile sapere se sono peggiori i politici o gli elettori che li eleggono.  Giustamente Zingales chiama la nostra società una “PEGGIOCRAZIA”.  

 

Luigi Zingales è nato a Padova nel 1963 e si è laureato alla Bocconi. Da 25 anni vive negli Stati Uniti dove ha ottenuto una cattedra all’Università di Chicago.

Dubito che le proposte del professor Zingales siano realizzabili. Purtroppo è quasi impossibile che si formino nella società civile gruppi disposti a battersi contro i potenti monopoli e le lobby. Qua e là possono costituirsi aggregazioni di cittadini, ma non saranno mai così numerosi e forti da poter opporsi alle potenti lobby.   Non dimentichiamo che negli USA sono stati sconfitti persino alcuni sindacati non graditi al potere economico.  I movimenti civili sono destinati a fallire se non ci sono gratificazioni per chi partecipa.  Nel lungo termine il solo ideale non basta, soprattutto quando ci sono molti rischi.

Per quanto riguarda gli economisti accademici, Zingales stesso ammette che molti preferiscono diventare consulenti delle grandi lobby.  Il motivo è semplice:  guadagnano molto e non corrono rischi perché mettersi al servizio dei più forti e sempre vantaggioso.

 

Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 09/02/2013 alle ore 18:06


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