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PAOLO ROSSI  “SPERANZE” (L’apocalisse può attendere)

IL MULINO 2009

 

di Franco Vicentini

 

In questo libro Paolo Rossi si pone criticamente in opposizione a chi vede solo futuri catastrofismi naturali e guerre, ma anche contro quegli intellettuali che avversano l’Occidente e la cultura illuminista e liberaldemocratica. 

Ai primi ricorda che le previsioni  apocalittiche non si sono avverate (interessanti le pagine in cui Rossi elenca i libri che prevedevano l’esaurimento delle maggiori materie prime entro i primi anni del 2000);  ai secondi risponde con argomenti razionali e con una documentazione storica che non si può smentire.  Tuttavia anche questo grande storico (Paolo Rossi ha ricevuto dalla Histori of Scienze Society (Usa) la Sarton Medal per la storia della scienza ) lascia sospeso un argomento importante: come far crescere lo spirito critico del popolo affinché si difenda dai demagoghi?   Ad esempio a pag. 61 scrive:  “Si è partiti dalla convinzione che gli individui non sappiano mai quale è il loro vero bene e che spetti agli intellettuali e alle avanguardie spiegare loro quale è la via giusta”.   E a pagg.  64-65  ci ricorda che  “Hitler  promise al suo popolo di instaurare un impero destinato a durare mille anni nel quale la razza dei signori  avrebbe dominato le razze inferiori, ridotte in schiavitù”. 

Rossi ha ragione quando critica i dittatorelli potenziali che si auto-proclamano guide supreme di greggi umane, ma la storia dei dittatori veri (vedi Hitler, Stalin, Mussolini, ecc.)  dimostra che le masse sono indifese quando trovano dei demagoghi che fanno leva sulle loro passioni e  sentimenti più bassi:  odio e razzismo nei confronti dei nemici.   Perciò questo significa che tutti gli individui vanno educati dalla primissima infanzia a difendersi dai falsi profeti che emergono numerosi in ogni secolo. Questo Rossi non lo dice. Lo dice invece Bertrand Russell. Nel suo libro “Potere” il filosofo inglese scrive: “E’ fondamentale l’immunizzazione  dall’eloquenza dei demagoghi. Comincerei dall’asilo presentando ai bambini due tipi di dolciumi: uno molto buono accompagnato da una descrizione fredda e accurata degli ingredienti di cui è fatto; l’altro molto cattivo, ma raccomandato dalla miglior arte pubblicitaria. L’insegnamento della storia dovrebbe essere affidato allo stesso spirito.   Via Via che i ragazzi crescono si dovrà usare lo stesso metodo anche se con esempi diversi adeguati all’età”.

Nelle ultime pagine di questo saggio l’autore ha inserito anche un brano (che chiarisce l’essenza dell’argomento trattato), tratto da  “I sommersi e i salvati” di Primo Levi: “ Poiché è difficile distinguere i profeti veri dai falsi, è bene avere in nostro sospetto tutti i profeti;  è meglio rinunciare alle verità rivelate, anche se ci esaltano per la loro semplicità e il loro splendore, anche se le troviamo comode perché si acquistano gratis.  E’ meglio accontentarsi di altre verità  più modeste e meno entusiasmanti, quelle che si conquistano faticosamente, a poco a poco e senza le scorciatoie, con studio, la discussione e il ragionamento, e che possono essere verificate e dimostrate”.  

A conclusione di questa recensione non posso tralasciare le parole di Sigmund Freud (pag. 126), tratte dal suo libro “L’avvenire di un’illusione”, rivolte a tutti i credenti, ma anche ai non credenti:  “Il nostro dio che è il logos e la ragione, forse non è molto potente e può realizzare solo una piccola parte di ciò che i loro predecessori hanno promesso.  Siamo disposti a riconoscere questo fatto, ad accettarlo con rassegnazione, e ciò non sarà sufficiente a spegnere il nostro interesse per il mondo e la vita”. -  Freud inoltre ci ricorda tre punti in cui noi laici dobbiamo sempre riflettere:

1)      La scienza non ci dà  e non ci può dare tutto ciò che vorremmo e che da sempre abbiamo voluto da un Dio:  verità assolute e certezze indiscutibili;

2)      Dobbiamo accontentarci di un dio minore (chiamato Logos o ragione)  che non è né onnisciente, né onnipotente e può darci solo una piccola parte delle grandi promesse legate all’immagine del Dio onnisciente e onnipotente;

3)      Accettando quel dio minore siamo anche pacatamente sicuri che il fallibile e limitato sapere che possiamo costruire non è illusorio”.

Questo saggio di Paolo Rossi è importante anche perché tocca alcuni argomenti poco trattati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 13/01/2013 alle ore 10:12


Commenti

20/01/2013 20:30 - PONZIO PILATO ha scritto:

In Grecia erano note tre forme di governo con le relative degenerazioni (la suddivisione appartiene ad Aristotele):

Politeia - simile alla democrazia del linguaggio attuale (la sua corruzione: Democrazia - nel linguaggio corrente demagogia): il governo in cui a comandare è la massa.
Aristocrazia (Oligarchia): Dal greco Aristoi (i migliori) si intende il governo dei più adatti a governare in contrapposizione alla sua corruzione Oligarchia (Da Oligoi pochi) ovvero il governo di alcuni, non necessariamente i migliori. Il termine aristocrazia è passato a indicare il ceto dei nobili anziché la forma di governo. C'è inoltre da notare come un'ulteriore degenerazione possa essere l'Oclocrazia cioè il "governo della feccia del popolo".
Monarchia (Tirannide): da Monos (solo) indica il governo di un sol uomo. Il termine Tiranno indicava colui che si impossessava illegalmente del potere. Nell'antica Grecia non aveva il significato spregiativo attuale ma indicava solamente l'"illegalità" del potere.

Da notare che nel mondo ellenico era conosciuta anche la Diarchia ovvero il governo di due uomini come accadeva a Sparta.

20/01/2013 20:30 - PONZIO PILATO ha scritto:

In Grecia erano note tre forme di governo con le relative degenerazioni (la suddivisione appartiene ad Aristotele):

Politeia - simile alla democrazia del linguaggio attuale (la sua corruzione: Democrazia - nel linguaggio corrente demagogia): il governo in cui a comandare è la massa.
Aristocrazia (Oligarchia): Dal greco Aristoi (i migliori) si intende il governo dei più adatti a governare in contrapposizione alla sua corruzione Oligarchia (Da Oligoi pochi) ovvero il governo di alcuni, non necessariamente i migliori. Il termine aristocrazia è passato a indicare il ceto dei nobili anziché la forma di governo. C'è inoltre da notare come un'ulteriore degenerazione possa essere l'Oclocrazia cioè il "governo della feccia del popolo".
Monarchia (Tirannide): da Monos (solo) indica il governo di un sol uomo. Il termine Tiranno indicava colui che si impossessava illegalmente del potere. Nell'antica Grecia non aveva il significato spregiativo attuale ma indicava solamente l'"illegalità" del potere.

Da notare che nel mondo ellenico era conosciuta anche la Diarchia ovvero il governo di due uomini come accadeva a Sparta.

20/01/2013 20:21 - CESARE AUGUSTO ha scritto:

Il termine deriva (sec. XIV) dal verbo latino stùpeo, ossia "son stordito, resto attonito". Lo "stupido" è infatti colui che non sa dominare il circostante, e le situazioni, con tutti i loro fenomeni: ne resta attonito, spiazzato. L'inetto descritto da Italo Svevo è un tipico esempio di "stupido": di fronte al bivio non saprà mai che direzione imboccare.

Nel latino il suffisso -idus, (da cui stupidus, "stupido") è proprio di aggettivi verbali col senso di qualità durevole. Da qui la prima controversia: la stupidità è uno stato costante, è un handicap?

Letteralmente stupidità ("stupiditas") indica torpore e intontimento. Oggi ne resta una traccia vaga: ad esempio la differenza fra "instupidito" (appunto intontito, infiacchito, mentalmente stanco) e "stupido". Gli antichi consideravano la stupidità una passione: subire gli avvenimenti senza avere potere su di essi. Così lo stupido era immobile di fronte alle situazioni. Il discorso è molto diverso per una cosa come i vizi, che sono misfatti, azioni moralmente riprovevoli: sottintendono necessariamente un'attività, da parte del "vizioso". Al contrario si può dire che l'accezione storica vede la stupidità come qualità. In senso caratterizzante, e in questo passiva.

Generalmente lo stupido è colui che ripete inconsciamente i propri errori, è incapace di correggerli, regolamentarsi. Non è in grado di scegliere che strada imboccare. "Molti fattori del comportamento umano, intrinsecamente diversi dalla stupidità, possono contribuirvi". In questo senso è giusto riferirsi a concetti come l'ignoranza, presunta "sorella" della stupidità. Non è il caso di una cosa come la paura, sentimento tipico nell'individuo "stupido"

Certo compiere una "stupidaggine" è ben diverso dall'essere un individuo stupido. Imboccare la direzione "sbagliata" non fa l'uomo stupido. È scegliere di tentare, e non è stupido. È giusto ricordare questa differenza, ma si torna sempre allo stesso bivio:

compiere azioni stupide fa l'uomo stupido
f


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