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IL SALVATAGGIO DELLA GRECIA

 

L’Italia unita prima adottò la lira piemontese e il suo ordinamento, poi aderì ad un’area monetaria comprendente Francia, Italia, Svizzera e Belgio, in cui le monete metalliche, per favorirne la  intercambiabilità, avevano lo stesso titolo e lo stesso peso, inoltre esistevano le stesse monete divisionali, anche se con conio diverso. Come accade adesso per l’euro, tutte queste monete circolavano liberamente tra i paesi aderenti,  il bimetallismo monetario  tra oro e argento era retto da un rapporto pari a 15,5.

Il sistema monetario a base oro o gold standard o a base argento dava stabilità ai prezzi e serviva a contrastare l’inflazione; poi questo rapporto, a causa della scoperta di miniere d’oro in California, si ruppe, l’oro si svalutò e il. rapporto si ridusse a 14,38, perciò, per la legge di Gresham, le monete d’argento sparirono dalla circolazione.  Insomma il sistema aureo, fornisce maggiore stabilità ai prezzi, ma non una stabilità assoluta, perché oro e argento possono cambiare di valore.

A causa di questi fatti, gli Usa ridussero il titolo delle monete d’argento e l’intercambiabilità delle monete europee del sistema entrò in crisi; nel 1865 ci fu l’accordo tra i quattro paesi europei che fissò a 835 /1000 il titolo delle monete d’argento e adottò il rapporto oro/argento pari a 14,38, mantenendo la  convertibilità reciproca. Questo accordo prese il nome di Unione Monetaria Latina; nel 1867, nel corso di una conferenza internazionale, Parigi tentò anche, senza successo, di costituire un’unione mondiale  dei sistemi monetari, Inghilterra e Usa non partecipavano al sistema.

Però l’Unione Monetaria Latina  esercitò forza d’attrazione in Europa e in America Latina, vi  aderirono Spagna, Romania, Finlandia, Serbia, Bulgaria, Austria, Russia e Grecia; l’accordo assicurò all’Europa continentale mezzo secolo di stabilità monetaria, poi entrò in crisi con lo scoppio della prima guerra mondiale, quando gli stati sostituirono le monete metalliche con la cartamoneta, favorendo l’inflazione. Pero la Svizzera neutrale continuò ad emettere franchi secondo lo standard dell’Unione Latina, interrompendo la circolazione dell’argento solo nel 1968.

Alla fine della prima guerra mondiale fu impossibile ripristinare l’accordo precedente, poi ci fu la svalutazione rovinosa del marco tedesco, quindi si arrivò alla seconda guerra mondiale; le potenze occidentali vicine alla vittoria, nel 1944, a guerra ancora non terminata, attraverso una conferenza, fecero nascere gli accordi di Bretton Woods che,  tenuto conto del peso dell’economia americana, rafforzatasi durante la guerra, diede vita ad un sistema valutario  che faceva perno sul dollaro.

Impegnando la Federal Reserve e il governo americano, il dollaro era convertibile in oro, in un rapporto pari a 35 dollari l’oncia, mentre le altre monete occidentali erano convertibili in dollari, il dollaro era moneta di riserva e di scambio e le altre valute erano tra loro convertibili. Nei decenni successivi, a causa dei deficit del bilancio dello stato americano, gli Usa emisero troppe banconote in rapporto all’oro da loro detenuto nella Federal Reserve, perciò nel 1971 il presidente Nixon sospese la convertibilità del dollaro in oro e così, dopo le altre monete europee e la sterlina,   anche il dollaro divenne inconvertibile in oro.

Tuttavia il dollaro, anche se a corso forzoso, conservò il suo valore legale e fiduciario ed, a causa della potenza politica, economica e militare degli Usa, continuò a costituire la principale moneta di riserva usata nel commercio internazionale; in questa fase, le monete occidentali erano  inconvertibili in oro ma continuarono ad essere convertibili in dollari, erano quotate nei mercati dei cambi e godevano di cambi fissi, ma aggiustabili periodicamente, a causa dei deficit delle bilance valutarie dei vari paesi; questa situazione favorì inflazione e speculazione sui cambi.

Dopo i fallimenti dell’Unione Europea in materia di politica agricola e alla sua omissione d’indirizzo in materia fiscale, d’istruzione, di lavoro e di giustizia, questa, per rendere efficace l’integrazione, seguendo gli indirizzi dell’élite finanziaria, decise di baipassare la politica economica e di bilancio dei paesi europei,  favorendo la nascita del sistema monetario europeo e dell’euro, che è stato un successo, perché ha fornito stabilità nei cambi europei e una moneta relativamente stabile e forte; anche se la banconota rimane una truffa e il palo della cuccagna di chi possiede gli stati.

Grazie alla cartamoneta, gli stati non sono sovrani, perché la sovranità appartiene a chi gode del signoraggio monetario, non agli stati o ai cittadini; con questo strumento monetario l’élite finanziaria occulta mirava a dare un’accelerata al processo d’integrazione europeo; il processo era favorito dal fatto che le banche centrali nazionali e la banca centrale europea sono autonome dai governi, i quali non  governano la moneta ma sono condizionati nelle loro scelte d’indirizzo economico e di bilancio dai centri finanziari che controllano le banche centrali e hanno voluto l’euro.

Se la Grecia fosse un paese sovrano potrebbe svalutare la sua moneta, ricuperare competitività e ridurre il debito; avendo aderito all’eurozona, ha perduto la sua sovranità e non lo può più fare, obbedendo ai maghi della finanza europei, non riuscirà a ridurre il debito, invece aumenterà le tasse, ridurrà i salari e avrà più disoccupazione, poi sarà la volta di Spagna e Portogallo. Bisogna capire dove le istituzioni finanziarie vogliono arrivare, il collasso dei governi nazionali e il governo Unico Mondiale potrebbero essere il traguardo.

Bisogna rammentare che di crisi finanziarie sono stati colpiti non solo i paesi europei del Mediterraneo, ma anche Usa, Islanda, Irlanda e Gran Bretagna, che oggi hanno una situazione debitoria complessiva, tra debiti delle famiglie, delle imprese, dello stato e debiti esteri di natura commerciali, più cospicua di quella dell’Italia; la quale tuttavia è stata sempre sotto tiro, richiamata e sanzionata dalle società private di rating e dall’Unione Europea, mentre, chissà perché,  questi paesi sono stati meno oggetto di critica od osservazione; qualcuno potrebbe osservare che forse ciò è accaduto perché l’Italia ha perduto la seconda guerra mondiale.

Dopo la secondo guerra mondiale, Usa e  Inghilterra, per risparmiare costo di manodopera, hanno  trasferito all’estero molte produzioni industriali, il che doveva generare automaticamente un calo della loro domanda interna; si prevenne il calo dei consumi puntando suoi servizi e nello sviluppo della finanza; principalmente accogliendo dall’estero investimenti in borsa e in titoli di stato, da parte di paesi che avevano un’eccedenza valutaria, i quali in tal modo finanziavano i consumi americani: Contemporaneamente, sempre per sostenere in  consumi, visto che in Usa i risparmi delle famiglie sono bassi,  il governo americano favorì lo sviluppo del credito interno ai consumi, anche con poche garanzie.

Oggi questo sistema è al collasso e gli Usa rischiano più di altri paesi, perciò non si capisce perché l’euro sia più in crisi del dollaro, infatti, ogni valuta, in una logica di cambi fissi ma aggiustabili, dovrebbe avere un valore di cambio legato più all’equilibrio valutario esterno che al suo potere d’acquisto; da sempre le monete cartacee si sono svalutate quando appartenevano a paesi in deficit commerciale o valutario, mentre rivalutavano quando i loro paesi erano in attivo.

Poiché Finanza e speculazione sono sinonimi, si potrebbe ipotizzare che, per quanto detto, la finanza preveda che il dollaro sia destinato a deprezzarsi; con il cambio attuale e le borse europee in caduta, con  alcuni titoli di borsa sottoquotati rispetto al loro vero valore, l’area del dollaro, investendo nelle borse europee, in poco tempo potrebbe fare profitti enormi, guadagnando sulla  borsa e sul cambio.

Si vocifera già che speculatori cinesi e americani si sono accordati per favorire temporaneamente la caduta dell’euro, i cinesi si devono rifare delle perdite subite nel mercato americano; d’altra parte gli aiuti di stato concessi alle banche potrebbero anche servire a fare degli shopping di borsa o nel mercato finanziario; i titoli tossici da  cartolarizzazioni, subprime e derivati in genere hanno raggiunto livelli tali che, se si vuole salvare l’economia e l’occupazione, bisognerà separare banche commerciali da banche d’affari speculative, denunciare gran parte dei debito speculativo e ricominciare a produrre.

E’ sbagliato sostenere che paesi europei in deficit vivono al disopra delle loro possibilità, dopo che si sono favorite le delocalizzazioni e dopo che si è rinunciato a sostenere cambi adeguati per favorire queste localizzazioni; infatti, impiantare un’industria in un paese che ha salari bassi e cambio sottovalutato é un affare per le industrie. Si rimprovera alla Cina di non rivalutare la sua moneta, però niente impedirebbe agli occidentali di svalutare di concerto le loro, facendo rimanere stabili i cambi tra monete occidentali;  se questa scelta non è stata fatta, la ragione risiede nel fatto che la finanza, che ha il piede nell’industria, nella ricerca di maggiori profitti, trova conveniente investire nel terzo mondo e far consumare in occidente, provocando così  la decadenza economica prima degli Usa e dell’Inghilterra e poi di tutto l’occidente.

La decadenza dei grandi paesi industriali e commerciali fu provocata dallo sviluppo delle attività finanziarie, accadde, infatti, ai veneziani e in genere agli italiani, a vantaggio dei paesi del nord Europa, che divennero grandi produttori di bene, ma adesso anche loro stanno per passare la mano. Intanto gli  economisti di corte e gli accademici magnificano la truffa monetaria dell’alta finanza; la globalizzazione è servita a finanziare deficit e consumi interni di Usa e Gran Bretagna, la finanzia internazionale ha reso le banche centrali indipendenti dai governi ma non da essa, le ha privatizzate costringendo i governi ad adeguarsi agli indirizzi della finanza.

Già in Italia era accaduto che le banche, prima avevano estorto soldi a piccole imprese e risparmiatori e avevano fatto operazioni sporche e poi avevano deciso di fallire, facendosi aiutare dallo stato; è accaduto a Banco di Roma, Banco di Napoli e Banco di Sicilia, stava accadendo ad Ior e Banco Ambrosiano; è accaduto in Pakistan con la Banca di Credito e Commercio Internazionale e in Australia con la Banca Nugan,  sta accadendo in Usa con la banca Lehman Brothers e con la Goldman Sachs.

Se i profitti accumulati dalle banche si investono  incautamente nella bisca della finanza internazionale, si possono anche perdere, però la gestione economica caratteristica delle banche italiane è ancora attiva, potrebbero solo aver perso i soldi estorti ai risparmiatori negli esercizi passati, per queste perdite negli altri paesi le banche hanno chiesto l’aiuto dallo stato. 

Alcune banche internazionali, dopo aver estorto soldi a piccoli imprenditori e risparmiatori, hanno alimentato il credito facile al consumo e poi hanno dichiarato lo stato d’insolvenza e hanno chiesto aiuto al governo americano, all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale; in contropartita, come nel caso della Grecia, si chiedono misure restrittive sui redditi dei lavoratori, sui consumi e sui servizi al cittadino, puntando all’impoverimento della popolazione; potrebbe essere una messa in scena, forse con questa politica si mira a ridurne i diritti ed a facilitarne la governabilità, cioè ad avere un popolo più mansueto e obbediente ai governi;  questo processo era iniziato con una politica economica che aveva già trasferito potere d’acquisto dai poveri ai ricchi.

Alcuni paesi, come il Giappone, sono corsi ai ripari, nazionalizzando  il debito  statale per sottrarlo ai mercati finanziari, sarebbe però opportuno anche nazionalizzare le banche centrali o abolirle, far emettere il denaro direttamente dallo stato o ritornare al gol standard, basato su metalli pregiati e carte di credito; non ha senso l’autonomia della banca centrale dai governi, l’Unione Europea lavora per favorire il controllo sugli stati e i loro bilanci da parte dei mercati finanziari.

Il sistema è ora al collasso e rischia anche l’euro, la Germania si sta defilando dal sistema e intreccia accordi commerciali con la Russia, Unione Europea ed euro non possono essere dei dogmi; il sistema non può essere salvato con i sacrifici dei sudditi contribuenti, i popoli sono sempre raggirati dalle solite faine, greci e altri paesi difficilmente pagheranno i loro debiti. Occorrerebbe un riorganizzazione fallimentare delle banche reintroducendo il sistema Glass-Steagall del 1933, che impose la separazione tra banche commerciali e banche d’affari o investimento che speculano.

Il prestito alla Grecia minaccia la stabilità monetaria prevista dal trattato di Maastricht e Lisbona e rinvia il giorno della resa dei conti, la Grecia non doveva accettare quei soldi, il taglio dei salari e l’aumento delle tasse condurranno alla depressione economica, invece avrebbe dovuto abbandonare  l’eurozona e svalutare la sua moneta, ristrutturando in più anni il debito; con il finanziamento di 100 miliardi di euro, da parte di Europa e Fondo Monetario, i problemi della Grecia non diminuiranno.

La clausola contro i finanziamento interni è contenuta nell’art. 125 del trattato di Lisbona, l’Unione Europea se l’è messo sotto i piedi, però queste cose accadono anche in Italia; ora la EU, per prevenire altri interventi,  chiede un coordinamento soprannazionale dei bilanci degli stati, però non sortirà nessun  risultato concreto, ma otterrò di diminuire ancora l’autonomia degli stati.

Goldman Sachs ha svolto pratiche finanziarie criminali, perciò è indagata dalla SEC, la consob americana, ha ricevuto miliardi di aiuti pubblici mentre alimentava, come altre banche, la frode che è stata commessa da tutto il sistema finanziario in bancarotta. Bisogna cancellare derivati e far cessare la speculazione finanziaria, il valore del dollaro deve essere legato al reddito nazionale e all’equilibrio della bilancia dei pagamenti e non dalla speculazione; il credito bancario deve andare agli investimenti produttivi e alle infrastrutture, non alla speculazione.

Ufficialmente l’aiuto alla Grecia serve a farle guadagnare tempo, ed a ridurre il costo del suo debito statale, riducendo i relativi tassi d’interesse; però i sostenitori del trasferimento di denaro alla Grecia si trovano nei mercati finanziari; inoltre, la terapia applicata alla Grecia  e uguale a quella applicata dal cancelliere Bruning alla Germania, che portò alla depressione degli anni 1930 e poi spianò la strada al nazismo. In generale, l’indebitamento serve a rendere schiavi persone e paesi schiavi; per coprire i debiti, oggi pare che la Grecia voglia vendere il porto del Pireo ai cinesi

Il tentativo di pagare il debito tedesco con i sacrifici, spianò la strada alla dittatura; per colpa della speculazione, anche il sistema euro è al collasso ed ora la crisi colpirà l’intera Europa.
Prive di veri controlli, le banche hanno seguito spesso una politica criminale, perciò nel 1993 il presidente Roosevelt, su suggerimento della Commissione presieduta da Pecora, fece adottare la legge bancaria Glass-Steagall, che separava le banche, la quale però non rappresenta una garanzia assoluta.

Questa legge fu abolita nel 1999, consentendo così alle banche di commettere frodi sistematiche, perciò Goldman Sachs ha potuto defraudare clienti per miliardi; ha cartolarizzato mutui, scommettendo che i titoli si sarebbero svalutati, ha creato titoli per fare scommesse, come in una bisca;  però oggi anche Goldman Sachs è esposta e sembra destinata a fallire, anche se, i soliti furbi, che hanno operato all’ombra delle banche, hanno messo in salvo il loro tesoretto.

Il sistema finanziario internazionale sta cadendo a pezzi, secondo Lyndon Larouche (Movisol.org), esso ruota intorno a circoli britannici (la testa del serpente) e al gruppo bancario Inter –Alpha; oggi la vittima principale pare sia l’euro e, guarda caso, i britannici non hanno adottato l’euro ma partecipano ai vantaggi del relativo signoraggio monetario, al pari dello stato italiano. I salvataggi bancari sono una manovra fraudolenta, gli unici debiti da difendere sono quelli contratti con le  banche commerciali, non quelli delle scommesse delle banche d’affari, occorrerebbe  buttare a mare titoli tossici e far fallire alcune banche.

I miliardi stanziati dall’Unione Europea per il salvataggio del sistema bancario sono stati sottratti ad altri investimenti produttivi, questa politica, assieme alla stretta sui bilanci nazionali voluta dall’Europa, porterà inflazione, austerità e disoccupazione; l’espansione dei poteri della Commissione EU viola i trattati europei, gli stati si sono arresi alle banche ed hanno votato la loro autodistruzione. Intanto l’Islam avanza, con i suo fondi sovrani arricchiti dai proventi del petrolio e con una finanza etica che afferma di contrastare l’interesse e la speculazione; forse è solo propaganda, staremo a vedere.

Lehman Brothers è già fallita ora tocca fallire a Goldman Sachs, però i fallimenti bancari sono anche artifici e vie di fuga per sfuggire alle proprie responsabilità economiche e giudiziari;  la Gran Bretagna è contraria a ripristinare la legge Glass-Steagall, la Federal Reserve ha 2300 miliardi di dollari di titoli tossici, i derivati hanno un valore plurimo del reddito nazionale degli stati; per salvare l’economia produttiva, si dovrebbe far fallire Wall Street, chiudere le banche centrali e far emettere le banconote direttamente dallo stato o ritornare al gold standard.

Gran parte degli aiuti dell’UE alla Grecia  andranno al miliardario greco Spuro Latsis, armatore e proprietario di banche, il quale possiede miliardi di euro di titoli greci, il suo gruppo, per beneficiare degli aiuti della Banca Centrale Europea, ha spostato la sede legale in Lussemburgo; il presidente della commissione europea, Manuel Barroso è suo amico ed ha esercitato forti pressioni sulla Germania perché concedesse gli aiuti.

Notate i collegamenti della finanza occulta mondiale, Latsis è socio dell’impero britannico, il principe Carlo è parente dei reali greci, Blair è vicino al Vaticano e si è convertito alla chiesa cattolica; Latsis è anche vicino alla famiglia reale saudita, a coordinare l’impero finanziario di Latsis c’è il banchiere svizzero Pierre Cuoni, legato alla famiglia reale britannica; in Svizzera è forte anche la presenza del Vaticano. Uno dei principali ostacoli alla governance globale della finanza è il servilismo, non disinteressato, verso le istituzioni finanziarie da parte di chi fa politica, come la generale impreparazione della classe politica.

Oggi la Banca Centrale europea accetta in garanzia titoli di stato concedendo finanziamenti ad un certo rating, mentre le banche guadagnano commissioni su queste transazioni; le banche private comprano titoli di stato e, per finanziarsi, li depositano in garanzia presso la Banca Centrale. Sarebbe giusto che i debiti di banche, d’imprese e di governi europei  siano valutati da agenzie di credito o rating europee, invece che americane, che spesso, per favorire le speculazioni sui cambi, si sono mosse con valutazioni allarmistiche, è il caso dell’Italia.

I debiti europei non possono essere valutati correttamente  da agenzie private americane, spesso non indipendenti o non informate adeguatamente; in generale, paesi e imprese sono valutati in base alla loro solvibilità e quando i rischi appaiono maggiori i tassi sono più elevati, il che però potrebbe favorire manovre speculative. Oggi le principali agenzia di credito o rating sono statunitensi, perciò, per tutelare i mercati europei, la commissione europea si è detta disposta a creare un rating europeo.

La mancanza di un mercato unificato in Europa, per la presenza di più stati, ha favorito le agenzie di rating americane; alla fine del XIX secolo queste agenzie private nacquero per  raccogliere informazioni per gli investimenti da effettuare nel Far West da parte di capitalisti di Chicago e New York; fu così che nacque l’agenzia Moody’s. Il governo americano non controlla queste agenzie di rating.

Mentre l’America, per tutelare l’economia reale, volle la separazione tra banche commerciali e banche d’affari, Berlino all’inizio del secolo XX aveva un’altra tradizione, a causa del forte sviluppo della sua industria, favorì i legami non solo finanziari, ma anche partecipativi, tra banche e industrie; inoltre, mentre in Europa le aziende si sono finanziate soprattutto in banca, in Usa sono ricorse principalmente ai mercati finanziari, cioè ai titoli azionari/borsa ed alle obbligazioni.

Una regolamentazione del rating è utile, perché le agenzie di rating si sono sviluppate con il laissez-faire e non sono infallibili, vedi com’è andata a finire la faccenda dei subprime; a torto gli europei si sono fidati più delle agenzie americane che di quelle europee. Consideriamo però che in Europa manca una struttura finanziaria unificata, infatti, le banche austriache sono forti nei Balcani, quelle svedesi nel Baltico, quelle spagnole in America Latina, quelle italiane in Polonia, repubblica Ceca e Romania; invece di fare sistema, le borse europee sono collegate a quelle statunitensi.

Il giornale Der Spiegel ha comunicato che la Banca Pax tedesca,  in mano alla chiesa  cattolica, investe nei settori del tabacco, armi, contraccezione; consideriamo che le banche hanno fatto speculazioni sui cambi, hanno facilitato l’esportazione di valuta, il riciclaggio di denaro sporco ed hanno favorito il traffico di droga e d’armi; in Italia le maggiori banche sono controllate dal Vaticano, che è contrario agli anticoncezionali, alla pillola del giorno dopo RU 486, all’installazione di distributori di profilattici e alla loro pubblicizzazione. Perciò lo stato italiano, che è semisovrano, non fa una campagna pubblicitaria al riguardo e non favorisce l’educazione sessuale.

Continuando sulle malefatte della finanza, ricordo che la banconota da 500 euro, voluta dall’Unione europea, non la usa nessuno, ma è utile per trasferire illegalmente e materialmente denaro all’estero, perché anche i miliardi di banconote pesano;  si potrebbe pensare che l’Europa, che, come l’Italia, è telediretta dai mercati finanziari, dopo aver accettato i paradisi fiscali e il segreto bancario, abbia inteso aiutare questi trasferimenti di denaro.

Altra curiosità, in Italia il credito su pegno è spesso garantito da oro, al cui valore si applica uno scarto, perciò dovrebbe essere il credito meglio garantito e perciò dovrebbe godere del tasso più basso; non è così perché vi ricorrono ceti emarginati, i quali spesso sono anche vittime dell’usura. Altra curiosità, in Italia le cambiali sono titoli astratti che non rivelano la causa commerciale della loro emissione, perciò sono usate dagli usurai; se la legge prevedesse una causale, prevedendo anche la cancellazione del debito in caso di mancanza della causale o di causale falsa, gli usurai non se ne potrebbero servire; quindi questo titolo di credito astratto esiste per facilitare il lavoro degli usurai.

Le banche spesso, in conflitto d’interesse, finanziano al prime rate anche gli usurai, sono a loro collegate e passano loro clienti marginali; in tutto il mondo, le banche hanno praticato o praticano ancora l’usura, magari tramite marchingegni come penali, commissioni massimo scoperto, spese, ecc.; banchiere e usuraio, interesse e usura in passato sono stati anche sinonimi, mercanti e vescovi sono stati  banchieri e usurai, anche se spesso in incognito, cioè utilizzando prestanomi.

 

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it    numicco@tin.it

 

Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 21/06/2010 alle ore 20:03


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