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MALAFFARE NEL SUD D’ITALIA

 

Nel conflitto d’interesse il controllato e il controllore  sono la stessa persona o parenti o soci, anche se i membri del parlamento dovrebbero sempre svolgere un’attività di controllo sulla vita economica. Negli ultimi venti anni Reggio Calabria ha avuto un solo condannato per concussione e due per corruzioni, invece  De Magistris è stato trasferito dal CMS da Catanzaro, per incompatibilità ambientale; due procuratori di Matera avevano avocato le sue indagini Poseidone e Why Not; la stesa cosa è capitata a Clementina Forleo a Milano, la quale  indagava sulle scalate bancarie Unipol-Bnl e Bpl-Antonveneta, la sua azione si era rivolta contro D’Alema, Fassino e Latorre, dei DS, Grillo, Comincioli e Cicu di Forza Italia.

La gente deve sapere che esistono magistrati che passano la giornata a sabotare le indagini dei pochi magistrati che lavorano bene, ci sono magistrati collusi con l’ambiente politico e affaristico, politica e affari sanno che la magistratura si normalizza comprandola; esistono politici collusi con la finanza e con la mafia, esistono giornalisti venduti e felici di farsi imbavagliare, esistono imprenditori ostili al mercato libero ma in cerca di favori dalla politica, per i quali sono disposti a pagare.

A trasferire Luigi De Magistris è stato il CSM, fatto di destra e di sinistra, all’unanimità, visto che nei prossimi cinque anni arriveranno in Italia meridionale 100 miliardi di euro, provenienti da Bruxelles e da Roma, che fine faranno; l’Unione Europea aveva fatto arrivare in Calabria denaro per i depuratori che non sono stati realizzati e il denaro non si sa che fine abbia fatto,  perciò nacque l’inchiesta Poseidone.

Le inchieste del gip Luigi De Magistris furono fermate, però secondo la legge le revoche o avocazioni dei procuratori dovrebbero essere esercitate solo in caso d’inerzia e non in caso di solerzia, un’inchiesta sottratta fu affidata al pm, Salvatore Curcio, che diresse la sua azione solo contro la fuga di notizie dal palazzo di giustizia e non sui fatti. Nel 2005 il governatore della Calabria, Chiaravallotti, di Forza Italia, era scatenato contro De Magistris; poiché la nuova frontiera di tangentopoli sono i soldi pubblici ed i progetti europei, tra gli indagati c’era anche Chiaravallotti.

Oggi, quando un magistrato cerca di far luce su affari sporchi, o gli arriva una pallottola o un trasferimento con blocco della carriera, con insabbiamento delle sue inchieste; il ministro della giustizia Clemente Mastella mandò ispettori contro De Magistris e ne chiese il trasferimento da Catanzaro; a causa di questi fatti, la procura di Salerno prese ad indagare sui vertici del palazzo di giustizia di Catanzaro, tra cui il procuratore capo Lombardi, il quale teneva al corrente gli indagati sulle sviluppi dell’inchiesta Poseidone.

Poseidone indagava  su opere finanziate e mai eseguite, che coinvolgevano logge massoniche e politici di destra e di sinistra, tra gli indagati vi era il vicepresidente della giunta regionale della Calabria, Nicola Adamo (Ds); dei finanziamenti pubblici si avvantaggiavano imprese amiche,  anche appositamente costituite da politici e uomini d’affari; della somme sottratte la metà restava in Calabria e l’altra metà andava a Roma, ne beneficiarono due cordate, una facente capo a Maurizio Gasparri (An) e l’altra a Franco Frattini (Forza Italia).

Grazie alle intercettazioni si era saputo qualche cosa ma, al momento delle perquisizioni, poiché gli indagati erano stati avvertiti dal procuratore Lombardi, non si trovò nulla. Nel sud esistono logge massoniche dappertutto, che operano come partiti segreti per fare affari, le fratellanze consentono di penetrare in tutti i settori della vita pubblica; dall’inchiesta Poseidone ne scaturì anche l’inchiesta Why Not, che fece infuriare il ministro delle giustizia Clemente Mastella  e coinvolse anche Romano Prodi, iscritto come Mastella nel registro degli indagati. Il 12.7.2007 De Magistris iscrisse Romano Prodi nel registro degli indagati, per abuso d’ufficio nel periodo 2004-2006, quando come commissario europeo elargiva finanziamenti  per opere mai realizzate, di li a poco Why Not indagò anche su Mastella, per fatti commessi quando era senatore e non ministro.

In Campania Antonio Saladino è aderente a Comunione Liberazione ed è ras della Compagnia delle Opere, una suo società si chiama Obiettivo Lavoro e l’altra Why Not; Saladino era  amico di Nicola Adamo (Ds) e Giuseppe Chiaravallotti (Forza Italia) e intendeva sfruttare il business dell’informatica, costituendo una società mista tra pubblico e privato, la Tesi; i finanziamenti arrivarono dalla finanziaria regionale Fincalabria, diretta da Antonio Gargano, presidente anche della Tesi, un altro conflitto d’interessi.

Anche l’indagine di Why Not fu tolta dalle mani di De Magistris, mentre Mastella, per dimostrare da che parte stava, si fece ritrarre mentre prendeva la comunione da papa Ratzinger; il presidente della giunta regionale calabra di centro sinistra, Agazio Loiero, desiderava entrare nell’affare dell’informatica, diretto da Nicola Adamo, nell’affare era coinvolta anche la superloggia massonica segreta di san Marino, secondo De Magistris erede della P2 di Gelli.

In Campania i collaboratori a progetto sono un’altra idea di Saladino, questi lavoratori, una volta assunti, versano ai loro protettori politici il 15% del loro stipendio; tra i progetti da finanziare, c’era quello Euromediterraneo, riguardante i flussi migratori dal Nord Africa, il progetto era diretto da Piero Scarpellini, consigliere di Romano Prodi, presidente della Ue, per questo progetto la commissione europea aveva stanziato un miliardo  e cento milioni di euro.

Nei contratti di aree e nei contratti di programma, dove domina l’asse Ds-Udc, sempre con lo scopo di predare le risorse pubbliche, tra gli indagati figurava Paolo Poletti, numero due della guardia di Finanza, Cesa (Udc) e Adamo (Ds); per la partecipazione a legge massoniche segrete da parte di politici e magistrati, De Magistris contestava anche il la violazione della legge Anselmi; Saladino è in rapporto con Cesa, Mastella, Loiero, Adamo, Pisanu, Gasparri, Rutelli, Dini, Minniti, Alemanno, D’Alema, Formigoni, Bassolino, Cuffaro e Soru.

Gli assunti di Obiettivo Lavoro erano tutti lavoratori interinali raccomandati, nel 2002 la legge ad hoc n. 23 li stabilizzò, Why Not finanziò la Compagnia delle Opere, divenne la testa d’ariete di Saladino e vinse gare d’appalto; l’inchiesta di De Magistris si diresse contro San Marino e contro un  comitato d’affari diretto da Macrì e Saladino; fu il prodiano Macrì che consigliò i soci di Saladino di portare i soldi a San Marino, dove al comitato d’affari  partecipa anche Saladino.

Grazie alle intercettazioni, De Magistris indagava su Saladino e Mastella sul comitato affaristico massonico, contestava la partecipazione alla massoneria, della quale faceva parte anche il giornalista Luigi Bisignani, prima aderente alla P2, condannato nel processo Enimont e radiato dall’ordine dei giornalisti; ora Bisignani è dirigente della Ferruzzi e vive a Londra, gli è contestata l’associazione a delinquere, truffa e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Il traffico telefonico portò alla società Delta spa, che aveva tra i suoi fondatori la Cassa di risparmio di San Marino, però al cellulare di Saladino, al numero della Delta, era segnato Romano Prodi, di quell’utenza si serviva Piero Scarpellini; il meccanismo era stato creato per appropriarsi di finanziamenti pubblici con società di comodo.

Il 12.7.2007 Romano Prodi fu iscritto sul registro degli indagati, per abuso d’ufficio nella gestione dei fondi europei, con giornalisti, agenti segreti, magistrati e  politici collusi; con l’inchiesta Why Not, dalla procura la fuga di notizie fu addebitata a De Magistris, che probabilmente era innocente; si scoprì un sistema affaristico trasversale alla politica, mediante il quale i fondi pubblici rendevano più del traffico di droga. Antonio Saladino era in rapporti stretti con Romano Prodi, era anche in rapporto anche con Agazio Loiero, presidente della giunta regionale di Calabria, con Clemente Mastella, con Lorenzo Cesa (Udc), tutti indagati nell’inchiesta Why Not.

I progetti riguardavano lavoro interinale e assunzioni, gli imprenditori interessati ai finanziamenti trattavano con Saladino; il 19.10.2007 l’inchiesta Why Not, come Poseidone, fu revocata a De Magistris e questo il 26.2.2007 iniziò la terza inchiesta,  Toghe Lucane, con la quale il pm di Catanzaro mise sotto accusa i vertici della magistratura lucana, oltre alti gradi delle forze dell’ordine, politici e funzionari pubblici, tutti indagati per associazione a delinquere, truffa, corruzione, falso, abuso d’ufficio e appropriazione indebita.

Gli indagati erano 150, di destra di centro e di sinistra, in pratica tutta la classe dirigente lucana, inclusi procuratori, amministratori delegati e presidenti di banche, tra i progetti finanziati dall’Europa, su cui De Magistris indagava, vi era un megavillaggio turistico sul mar Jonio; Toghe Lucane indaga su turismo, finanza e sanità, su questi settori i magistrati avevano già ricevuto denunce, ma non avevano indagato, la magistratura era collusa e distratta. Questa inchiesta non fu sottratta a De Magistris come le altre due ma, su richiesta del ministro della Giustizia, Clemente Mastella, il 18.1.2008  De Magistris fu trasferito all’unanimità dal CSM, per incompatibilità ambientale e per aver leso l’onore della magistratura; il CSM aveva obbedito ai suoi soci di riferimento della politica.

Il giorno prima Mastella si era dimesso perché  indagato dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, però quasi tutti i parlamentarti applaudirono Clemente Mastella dimissionario; Craxi aveva ragione, le tangenti le prendevano tutti, chiamava in correo la classe politica e invece fu scaricato;  Mastella fu più fortunato perché ricevette la solidarietà dai suoi consimili. Secondo Mastella, la pace tra politica e magistratura, rendendo docile la magistratura, si poteva raggiungere contentando tutti,  gratificando i magistrati con carriere e retribuzioni; Mastella contentava tutti i partiti e  confermò l’incarico anche ai magistrati nominati da Berlusconi.

Però Luigi De Magistris mise a nudo il marciume che c’era anche all’interno della magistratura; anche i magistrati  erano stati lottizzati dalla politica, altro che indipendenza della magistratura; i magistrati distaccati al ministero della Giustizia non ne attestavano l’indipendenza di fronte al potere politico; al ministero della Giustizia il magistrato Arcibaldo Miller dava la caccia ai magistrati contrari alla normalizzazione voluta da Mastella; Miller in Campania era in rapporto con  la famiglia camorrista dei Sorrentino e fece parte della commissione di collaudo per la ricostruzione dopo il terremoto del 1980 in Irpinia.

L’inchiesta Toghe Lucane riguardava soprattutto le toghe deviate, però si accertò che il denaro pubblico spariva anche con la sanità, il turismo e i megavillaggi; la Banca Popolare di Matera gestiva il credito  a discapito di risparmiatori e piccoli azionisti, per prevenire inchieste della magistratura, al presidente del tribunale di Matera, Iside Granese, fu concesso un finanziamento di 620.000 euro al 3% e con poche garanzie; per conseguenza, le denuncie  contro la banca erano archiviate dai magistrati di Potenza e Matera.

Il procuratore di Matera, Giuseppe Chieco, che aveva fatto parte della direzione distrettuale Antimafia,  aveva archiviato le denunce sul supervillaggio Marinagri, alla Banca del Materano erano stati contestati anche i bilanci, con relative denunce, eppure Chieco chiuse le relative indagini;  la guardia di finanza  fece una denuncia sulla società Mutina, con sede a Modena e controllata dalla Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che acquistava crediti in sofferenza e li cartolarizzava, ma Chieco non intravide estremi di reato, questa banca controllava nove banche centro meridionali, comprese la Banca Popolare di Matera; tra le banche acquisite c’era anche la Banca Popolare dell’Irpinia, vicina  Ciriaco De Mita e a Nicola Mancino, vicepresidente del CSM, impegnata nell’erogazione dei fondi per la ricostruzione dopo il terremoto del 1980.

L’ingegnere di Avellino, Giuseppe Testa, aveva denunciato alla procura generale di Napoli il procuratore di Avellino Alfonso Monetti,   per inerzia nell’esercizio dell’azione penale; le denunce sulla società Mutina furono archiviate da Giuseppe Chieco perciò, a causa della sua inerzia fu presentata denuncia  alla procura generale di Potenza. Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, l’associazione a tutela dei risparmiatori, a causa delle vicende della Banca Popolare di Matera, aveva denunciato anche la Banca d’Italia, per omessa vigilanza, questa non era riuscita nemmeno a prevenire i crac Cirio e Parmalat e la vicenda Unipol-BNL e Antonveneta; secondo il gip Clementina Forleo, Antonio Fazio, governatore della Banca d’Italia, era complice di Gianpiero Fiorani.

Grazie ai fondi europei, nella costa ionica lucana del Metapontino, scoppiò la febbre dei megavillaggi turistici, si ricevono soldi grazie all’opera di professionisti delle carte a posto, si facevano scempi ambientali ed alcuni villaggi fallirono; i villaggi nascevano come contratti di programma  tra comuni e regioni, il responsabile per la regione era Filippo Bubbico dei Ds; quando De Magistris sequestrò il villaggio di Marinagri, Bubbico era sottosegretario allo Sviluppo Economico, attraverso il quale transitavano i fondi europei.

Bubbico è stato accusato di associazione a delinquere e truffa aggravata, però fu difeso da Bertani, che definì l’inchiesta Toghe Lucane un polverone, poi De Magistris fu esautorato dal CSM. A proposito di conflitti d’interesse e corruzione, il procuratore Chieco era interessato ad acquistare una villetta a Marinagri ed a Matera aveva acquistato un’immobile da un’impresa sulla quale stava effettuando indagini, il CSM lo viene a sapere e non agì.

Nel 1991 Cosa Nostra cercò di comprare il magistrato di Cassazione Antonio Scapelliti, non ci riuscì e il magistrato fu ammazzato; anche il procuratore Galante sosteneva il progetto turistico di Marinagri,  esisteva una cupola politico affaristica  che dava vita a villaggi turistici, senza guardare ai piani idrogeologici, però a Marinagri il fiume Agri non dava sicurezza, a causa d’alluvioni  e deviazioni del suo corso.

Il villaggio di Marinagri fu anche accusato di essersi impadronito di terre del demanio pubblico, perciò fu sequestrato da De Magistris e poi fu dissequestrato dal tribunale del riesame e dalla Cassazione, il  governatore della Basilicata, Bubbico,  aveva varato gli accordi di programma per i villaggi del Metapontino. Nel novembre 2003 Berlusconi annunciò  la volontà di creare a Scalzano Jonico un sito unico nazionale di stoccaggio di scorie radiaattive, non ci furono reazioni negative da parte della classe politica locale, ma ce ne furono da parte dei cittadini.

Il 29.4.1997 a Potenza due giovani coniugi furono ammazzati, secondo il pentito Gennaro Cappiello i mandanti erano il direttore generale dell’ospedale di Potenza, Michele Cannizzaro, e sua moglie, Felicia Genovese, procuratore vicario a Potenza e consulente della commissione antimafia; Cannizzaro era anche indagato nella scomparsa di una sedicenne avvenuta nel 1993; Cappiello era un pentito collaudato dall’Antimafia ma non fu creduto.

Nei brogli elettorali del 2005 a Scanzano Jonico, Felicia Genovese omise di fare indagini ed il procuratore generale, Vincenzo Tufano, non glie lo fece notare, esponenti della ndrangheta erano stati visti uscire dalla casa di Cannizzaro, che era sponsor di Buccico (An). In Lucania i politici sono l’anello di congiunzione tra criminalità, vertici amministrativi e  imprenditori; quando Renato Martorano fu condannato per associazione mafiosa, stampa e Tv locali si scatenarono contro i magistrati ed  anche  il procuratore Tufano criticò i magistrati.

In Basilicata c’è sempre lo zampino della massoneria deviata, è presente in tutte le trame oscure, aiuta gli affari ed è una società di mutuo soccorso, soprattutto per i malandrini; Cannizzaro fu accusato di aver coperto  Un certo Danilo Restivo che aveva fatto sparire una ragazza, Elisa  Claps; Restivo fu prosciolto dai giudici e si stabilì in Inghilterra dove fu accusato di aver massacrato un’altra donna.

Luca Orioli e Mariarosa Andreotti erano due giovani innamorati di Policoro, forse Mariarosa era stata coinvolta in festini rosa, con sesso e droga, in cui erano presenti politici, magistrati e professionisti; un caso come quello Montesi e quello Cesarini. Il 23.3.1988, i due furono ammazzati,  la perizia confermò che i due ragazzi erano stati uccisi, però il pm di Matera, Vincenzo Autera, propose l’archiviazione; nell’estate del 2007 il pm di Catanzaro, De Magistris, riaprì l’inchiesta; forse Mariarosa, per liberarsi la coscienza,  aveva confessato il suo segreto al fidanzato, il quale voleva fare una denuncia, però i potenti volevano mettersi al sicuro dallo scandalo.

Con la morte dei due giovani, il parroco, Salvatore De Pizzo, in perfetto stile omertoso, consigliò  ai genitori di distruggere le lettere scritte al riguardo dai due fidanzati; nel 1993 la pentita Maria Teresa Biasini confessò ai giudici che nei festini di sesso e droga che si organizzavano a Poliporo partecipava Nicola Buccico, Giuseppe Labriola, Vincenzo Autera e il boss mafioso Franco Caldararo, che procurava la droga e forse procurava le ragazze, garantendo il loro silenzio. Il capitano dei carabinieri Salvino Paternò fece indagini su questi fatti e presentò una denuncia al procuratore di Matera, Leopardi, ma lo scandalo fu soffocato e il capitano fu trasferito; se la giustizia funziona, l’omertà diminuisce, l’omertà funziona quando i giudici sono collusi e perciò i cittadini hanno anche paura di presentare denunce.

A Montescaglioso (Mt) si fece un progetto per produrre bachi da seta e seta, così il sottosegretario Bubbico divenne presidente del consorzio seta Italia e del consorzio seta Basilicata, che dovevano gestire il denaro europeo stanziato allo scopo; i contributi europei furono riscossi ma della seta non si vide l’ombra, i due consorzi non presentavano nemmeno bilanci annuali, i magistrati lucani archiviarono le denunce senza fare indagini. Così Bubbico fu indagato da De Magistris a Catanzaro anche per questo affare, come per la sanità e per i villaggi turistici; però questi fatti non gli impedirono di diventare assessore regionale alla sanità, governatore, senatore e sottosegretario allo sviluppo.

Da un’indagine sull’Asl di Matera si seppe che 500 unità di sangue placentato, estratto dal cordone ombelicale, dal quale si estraggono le cellule staminali per delle cure, erano finite nella spazzatura, ufficialmente per avarie dei contenitori; in realtà il materiale era conservato correttamente nell’azoto liquido e aveva un valore do oltre un milione di euro, perciò appetibile per un comitato d’affari.

La banca delle staminali di Matera era stata creata dall’ematologo Carlo Gaudiano, che dal 1993 lavorava in collaborazione con l’Ospedale Maggiore di Milano, gli fu tolta la banca e lo pagavano per non lavorare, perciò lui si autodenunciò alla corte dei conti; in      quella occasione, Gaudiano non fu sostenuto né da Nicola Vendola, né da Ignazio Marino, mentre il ministro della salute, Livia Turco, promise un suo intervento, ma non fece niente; Gaudiano aveva contro la procura di Matera, alla fine fu licenziato per aver reso dichiarazioni alla stampa.

Probabilmente le 500 unità di sangue coronale avevano preso altre strade, però le mamme che avevano  donato il cordone ombelicale volevano sapere, per la sua impresa Carlo Gaudiano era stato elogiato dal centro Nazionale trapianti;  la delibera che aveva istituito la banche delle staminali era del 30.12.1996 ed era stata firmata dall’assessore alla sanità regionale Filippo Bubbico.

Poiché Gaudiano era stato licenziato in maniera illegittima, il nuovo direttore che aveva preso il suo posto fu rinviato a giudizio per usurpazione di funzioni pubbliche, comunque,  la banca delle staminali di Matera fu soppressa e ne sorse un’altra a Potenza, all’ospedale San Carlo, diretto dal frammassone Michele  Cannizzaro,  marito della pm Felicia Genovese. Oggi Carlo Gaudiano lavora gratis all’ospedale di Valona in Albania e vi ha creato una nuova banca di staminali  che ha salvato i bambini dalla talassemia, Gaudiano dice che Berisha è meglio di Bubbico.

Nel 2005 il capitano dei carabinieri  di Poliporo, Zacheo, intensificava, per conto del pm De Magistris della procura di Catanzaro, le indagini suo megavillaggi turistici, perciò ricevette minacce; il procuratore Chieco di Matera scrisse al capitano invitandolo a desistere da queste indagini e poi chiese al comandante provinciale dei carabinieri, Vito Pizzarelli, di prendere provvedimenti contro Zacheo, ma il comandante non si mosse.

Il 22.6.2007 alla caserma dei carabinieri di Policoro, dove il capitano Zacheo collaborava all’inchiesta Toghe Lucane, la procura di Matera mandò quattro poliziotti, per sequestrare delle carte d’indagini che riguardavano il procuratore capo di Matera, Giuseppe Chieco e altri magistrati suoi collaboratori, tutti vicini al senatore Nicola Buccico, diventato anche sindaco di Matera. La richiesta, proveniente dalle procure di Potenza e Matera e mirava a prelevare atti d’indagine riservati della procura di Catanzaro;  il capitano Zacheo rispose   che non avrebbe eseguito l’ordine illegittimo  e con dodici carabinieri circondò i quattro poliziotti.

Nel 2007 il procuratore di Matera, Chiedo, mandò in casa del giornalista Carlo Vulpio, del Corriere della Sera, otto poliziotti, per una perquisizione in quanto indagato per diffamazione a mezzo stampa, erano coinvolti anche altri cinque giornalisti e un capitano dei carabinieri; l’associazione avrebbe avuto lo scopo di diffamare Nicola Buccico, sindaco di Matera, senatore di An ed ex membro del CSM; però  il vincolo associativo dei sei imputati non esisteva perché per lo più nemmeno si conoscevano, Buccico si sentiva diffamato e aveva querelalo ed il procuratore capo di Potenza, Vincenzo Tufano, ottenne intercettazioni a carico di De Magistris, con lo scopo di  colpire l’associazione dedita alla diffamazione.

Il pm De Magistris aveva individuato un comitato d’affari lucano che si spartiva potere, cariche e soldi, uno dei suoi membri era Nicola Buccico, in Lucania i Buccico dei Ds e i Buccico di An sono il potere. Negli scandali erano coinvolti destra, sinistra e magistratura, Berlusconi proponeva di autorizzare le intercettazioni solo per reati di mafia e terrorismo, escludendo i reati finanziari; Walter Veltroni  invece proponeva di intercettare tutti,  ma le notizie non dovevano finire sui giornali prima del dibattimento, in tal modo niente si sarebbe saputo su Cirio, Parmalat, Unipol-BNL e Antonveneta.

Quando sono state pubblicate le intercettazioni su D’Alema, Consorte e Fassino si è parlato di fuga di notizie, quando sono stati scritti nel registro degli indagati Prodi e Mastella, è stata detta la stessa cosa; i giornalisti che seguivano le inchieste di Milano  e Catanzaro erano accusati di fuga di notizie, per la legge però, la fuga di notizie è sanzionata solo per la pubblicazione d’informazioni segrete, ma se esiste un avviso di garanzia o una decreto di  perquisizione notificato, il segreto non esiste.

Il 12.7.2007, De Magistris avvertì il procuratore capo Mariano Lombardi dell’iscrizione di Romano Prodi nel registro degli indagati, Mastella fu iscritto il 14.10.2007 e poi la stampa ne diede notizia; nel gennaio del 2007 Dolcino Favi, procuratore a Catanzaro, ha avocato l’inchiesta Why Not che indagava Romano Prodi e Clemente Mastella per abuso d’ufficio, finanziamento illecito ai partiti, truffa allo stato e alla UE.

Forleo e De Magiustris, in tono d’intimidazione, hanno ricevuto pallottole, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha chiesto il trasferimento del pubblico ministero Luigi De Magistris che indagava su  di lui e lo accusò d’incompatibilità ambientale; Mastella accusava il pm d’irregolarità nell’inchiesta Toghe Lucane, l’inchiesta Why Not fu avocata dal procuratore generale  non per inerzia, come prevede la legge, ma per eccesso di solerzia.

Il procuratore generale reggente di Catanzaro, Dolcino Favi,  fece aprire la cassaforte di De Magistris e prelevò a sua insaputa atti d’inchiesta; per Favi, Mastella doveva essere giudicato dal tribunale dei Ministri, mentre De Magistris era in conflitto d’interesse perché colpito da provvedimento disciplinare; poi però il tribunale dei ministri si dichiarò incompetente a giudicare Mastella, perché i fatti contestati riguardavano un periodo in cui non era ministro.

Quando la giustizia non lavora per realizzare la giustizia, non è lenta, si accanisce contro chi lavora con solerzia, Favi emise il decreto d’avocazione e lo trasmise al procuratore capo Lombardi, ordinò alla segretaria di De Magistris di aprire la cassaforte e prelevò le carte di Why Not; due mesi dopo la procura generale di Catanzaro chiese l’archiviazione per Mastella, solido amico di Saladino.

Gioacchino Genchi vicequestore in aspettativa era l’esperto informatico che aveva scoperto i cellulari da cui erano partiti i segnali per le stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, aveva collaborato con De Magistris per Why Not; da Mastella fu definito un mascalzone e un pericolo per la democrazia, Favi gli revocò l’incarico. Bisogna dire però che i pericoli possono venire da chi detiene i tabulati, cioè dalle compagnie telefoniche, che perciò possono ricattare.

Il capitale Pasquale Zacheo, braccio destro di De Magistris nell’inchiesta Toghe Lucane, fu trasferito a Fermo nelle Marche, anche se promosso per addolcire la pillola, qualche giorno dopo a Genchi fu revocato l’incarico; il capitano ha dovuto difendersi dall’accusa dell’associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa; de Magistris aveva chiesto di rinviare  il trasferimento fino alla conclusione delle indagini, ma non fu contentato, nel 1998 il suo predecessore, Salvino Paternò, era stato trasferito a Velletri, sempre per aver deluso i potenti.

Intanto  Nicola Buccico (An) diventava membro del CSM, senatore e membro dell’Antimafia, si fece molti amici al CSM e al tribunale di Matera e divenne anche amico del sindaco di Matera, Michele Porcari, condannato in primo grado per abuso d’ufficio, difeso proprio da Luccico;  il presidente del tribunale di Matera, Iside Granese, aveva problemi con la Guardia di Finanza.

Buccico era amico del procuratore di Matera, Giuseppe Chieco,  e del pm Paola Morelli, che aveva archiviato la pratica Marinagri, a Potenza era amico del procuratore generale Vincenzo Tufano,  del sostituto procuratore Felicia Genovese e del capo della procura Giuseppe Galante; a Catanzaro era amico di Adalguisa Rinardo, presidente del tribunale del riesame, che bocciava i provvedimenti di De Magistris, era in stretto contatto con Antonio Saladino; a Catanzaro è amico del procuratore reggente Dolcino Favi, che era in rapporti con la malavita e aveva falsificato un delega del procuratore della repubblica di Messina, ma contro di lui il Csm non si mosse.

Luigi De Magistris era napoletano ed a Catanzaro sposò una calabrese, fu accusato di protagonismo, di giustizialismo e di amare le manette; il ministro di Giustizia Mastella gli chiese un comunicato che  precisasse che non aveva niente a che fare con Why Not, De Magistris si oppose e la procura lo fece in sua vece; Mastella fui iscritto nel registro degli indagati, ma, per bloccare le indagini, si avocarono inchieste e si tolsero di mezzo De Magistris, Zacheo e Genchi.

Il 20.6.2005, a Francavilla Fontana, tra Taranto e Brindisi, un incendio distrusse la tenuta agricola dei Forleo, il 5 maggio era stata già distrutta una loro villa di campagna; in quei giorni  a Milano  Clementina Forleo si occupava di scalate bancarie, in Puglia non ricevette solidarietà né da Nicola Latorre, né da Raffaele Fitto, né da Nichi Vendola; il 28.8.2005, in un incidente stradale, morirono i due genitori di Clementina, mentre il marito finì in coma.

L’auto era stata travolta in un incrocio da un fuoristrada, il 21.7.2005 aveva ricevuto una lettera minatoria che annunciava la morte dei genitori, il 28 agosto ricevette una lettera con le felicitazioni per la morte dei genitori, augurando a lei la stessa sorte, firmato: Comitato di salute pubblica. La Forleo era accusato anche di assolvere i terroristi islamici.

Il CSM e la procura generale della Corte di Cassazione s’interessarono a Clementina perché aveva partecipato ad una trasmissione televisiva; il questore Paolo Scarpis sollecitò il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ad inviare un ispettore contro la Forleo e l’11 luglio tenne una conferenza stampa con poliziotti contro Clementina,  utilizzando la caserma dei poliziotti a tale scopo; intanto i mezzi d’informazione raccontavano i fatti in modo confuso, come il solito.

Contro la Forleo si aprì un  procedimento disciplinare, per iniziativa del procuratore generale della Corte di Cassazione, Mario Delli Priscoli; Clementina era favorevole all’eutanasia ed era atea, non era schierata politicamente, era a favore  della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, come De Magistris. Dopo la morte dei genitori chiese i tabulati telefonici contenenti le minacce da lei ricevute, ma il pm di Brindisi, Alberto Santacatterina, d’accordo con il tenente dei carabinieri Ferrari, non glieli fece avere; ora i due rischiavano una denuncia per inerzia investigativa, la Forleo offese a telefono il tenente  e perciò la procura di Brindisi la incriminò per ingiurie.

Nel 2007 la sentenza su Mohamed Daki e sulla tunisina Farida Ben Bechir erano servite a creare l’incompatibilità ambientale del gip Forleo con i colleghi del palazzo di giustizia di Milano; Maurizio Gasparri (An) definì la Forleo irresponsabile per aver lasciato in libertà dei terroristi e perciò fu querelato dalla Forleo,  Luciano Violante (Ds) affermò che aveva commesso degli abusi; però Clementina fu difesa da Francesco Saverio Borrelli e da Francesco Cossiga.

Sulla Faccenda delle scalate bancarie, D’Alema aveva esercitato pressioni sulla procura di Milano perciò Clementina Forleo era vista male dal procuratore,  Francesco Greco fu nominato procuratore aggiunto a Milano, scavalcando Clementina, che perciò si dimise dal CSM;  un membro del CSM, Letizia Vacca, affermò che la Forleo era un cattivo magistrato, Per il CSM, Forleo e De Magistris erano due magistrati pericolosi, perciò De Magistris ricevette ispettori ministeriali a Catanzaro, entrambi ricevettero minacce e pallottole in una busta.

Le inchieste di De Magistris erano Poseidone, Why Not, e Toghe  Lucane , quelle di Forleo, scalate bancarie e Unipol-Bnl. Il 18.1.2008 la commissione disciplinare del CSM decise il trasferimento del pm Luigi De Magistris, nominato giudice di un tribunale, però il sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione Vito D’Ambrosio, del DS,  definì De Magistris un pericolo per la democrazia.

In quegli stessi giorni, Clemente Mastella si dimise da ministro della Giustizia perché indagato in Campania e Totò Cuffaro si dimise da governatore della Sicilia, per condanna a cinque anni di carcere e interdizione dai pubblici uffici;  Mastella fu applaudito da tutto il parlamento e Cuffaro continuò a fare il governatore, offrendo cannoli a tutta l’assemblea siciliana.

I guai di Forleo e De Magistris, come per Falcone Borsellino e Dalla Chiesa,  cominciarono quando si avvicinarono troppo al potere politico, puntando al cuore del sistema; purtroppo Forleo e De Magistris avevano censurato anche il comportamento della magistratura e della sinistra, cioè  quelli risparmiati da tangentopoli; in Italia le procure pendono di più a sinistra, naturalmente intesa come tifoseria, i due magistrati avevano scoperto che destra e sinistra avevano creato insieme un sistema di corruttela. Su ordine della procura di Matera, furono intercettate le telefonate  di  Forleo e De Magistris, mentre dei giornalisti subirono intercettazioni e  perquisizioni, però per la privacy non è possibile intercettare nemmeno i medici che parlano con i loro ammalati.

Il 31.10.2002 crollò la scuola Francesco Jovine di san Giuliano di Puglia, nel Molise, uccidendo 27 bambini, il giudice Laura d’Arcangelo di Larino – Campobasso, stabilì che era colpa di un  terremoto che colpì solo quella scuola; in realtà costruita, ristrutturata e sopraelevata male, senza permessi e collaudi, sarebbe bastata una nevicata per farla crollare perciò doveva essere chiusa; il giudice, per timore della folla e dei parenti delle vittime, scappò dalla porta di servizio.

Secondo il procuratore, nella scuola di san Giuliano  erano state violate almeno venti leggi, malgrado ciò, il giudice D’Arcangelo assolse tutti perché il fatto non sussisteva; bisogna considerare che se il colpevole era il terremoto nessuno avrebbe risposto e sarebbero arrivati anche i soldi pubblici per la ricostruzione; era il solito partito trasversale della ricostruzione che sfrutta i terremoti per mungere soldi pubblici, è successo nel 1968 nel Belice - Sicilia, nel 1976 nel Friuli, nel 1980 in Campania, nel 2002 nel Molise e nel 2009 all’Aquila.

Contro la sentenza del giudice D’Arcangelo, è stato presentato ricorso in Appello, per protesta i genitori dei ventisette bambini hanno bruciato i certificati elettorali e hanno restituito al presidente della repubblica Napoletano le medaglie d’oro alla memoria. La distribuzione del denaro della ricostruzione è stato l’argomento di discussione dei politici di destra e di sinistra, per rifare  anche case lesionate da anni prima e per una riduzione provvisoria delle tasse, si voleva attingere anche ai fondi europei ed alla legge 488.

A Termoli era sindaco Remo di Giandomenico, poi deputato UDC,  sposato con Patrizia De Palma, primaria di ginecologia, che aveva fatto l’obiezione di coscienza sull’aborto, però praticava aborti illegali anche su minorenni e oltre il terzo mese, nel suo ospedale  di San Timoteo o nel suo studio privato a San Severo-Foggia, anche i medici che lavoravano con lei erano obiettori, la tariffa era 400 euro senza ticket.

Patrizia di Palma era diventata primario con imbroglio, astuzia e  violenza e perciò era sospettata dal capitano dei carabinieri Fabio Muscatelli, nel 1991 fu condannata per aver ceduto un bambino nato vivo in ospedale ad un’altra persona, con interdizione per cinque anni dalla professione. Ma la signora non scontò né la pena principale né quella accessoria; il nuovo procuratore di Termoli, Nicola Magrone, individuò il malaffare della sanità locale, con appalti truccati, assunzioni clientelari, invalidità false, truffe alla regione ed  esportazione di capitali all’estero; perciò la De Palma e suo marito furono arrestati, assieme ad altre 32 persone, il marito gridò al processo politico.

Da ricordare che le caratteristiche dei macchinari sanitari da acquistare erano date dalle stesse aziende da favorire, i prezzi d’acquisto lievitavano al doppio, si prendevano tangenti sugli appalti e il guadagno finiva in Arizona, dove la coppia aveva la casa e un conto in banca; Patrizia De Palma  riuscì a mungere soldi pubblici anche con uno screening di massa sulle donne del Molise, la Asl n. 4 era cosa della coppia De Palma-Di Giandomenico.

Della combriccola facevano parte anche tre poliziotti, tre carabinieri, un avvocato, il comandante dei vigili del fuoco di Termoli e il comandante provinciale dei carabinieri; assieme a politici, medici e imprenditori garantivano il. dominio sul basso Molise, nascondevano le notizie di reato e frugavano anche negli archivi di palazzo di Giustizia. Le accuse erano di associazione per delinquere, truffa, falso, peculato, violazione di segreti d’ufficio; un vero clan malavitoso che aveva sede  nell’ufficio del comandante dei vigili del fuoco di Termoli, Ugo Sciarretta.

Il capitano dei carabinieri Fabio Muscatelli indagava, ma il suo colonnello Maurizio Coppola lo rimproverava di vedere il marcio dappertutto, lo faceva spiare e gli regalava provvedimenti disciplinari, lo mandò in Irak e in Kosovo e poi, per toglierselo dai piedi, propose di promuoverlo con  trasferimento a Locri, ma il comando generale dell’Arma si oppose; quindi Moscatelli fu trasferito a Livorno, a fare il magazzinieri al reparto materiali dei carabinieri, anche questo trasferimento divenne oggetto di indagine giudiziaria.

I sassi di Matera sono protetti dall’Unesco ed hanno beneficato della legge 771 per il recupero conservativo, 33 milioni di euro sono arrivati dall’Unione Europea, una maggioranza di sinistra vi ha governato per 15 anni fino al 2007, quando Nicola Buccico di An è stato eletto sindaco. Nella zona hanno imperversato palazzinari senza scrupoli, i sindaci Angelo Minieri e Michela Porcari, dei DS, hanno operato all’insegna del clientelismo, conferendo incarichi  e consulenze, violando le leggi urbanistiche e corrispondendo al capo dell’Ufficio Tecnico comunale, Francesco Gravina, un compenso incentivante di 130.000 euro; Gravina fu poi arrestato e interdetto dai pubblici uffici ma, in attesa dell’esito del processo, tornò ad occupare il suo posto, mentre il sindaco Porcari fu condannato in primo grado a quattro mesi per abuso d’ufficio.

Il recupero dei sassi è stato maldestro, si sono dati soldi a fondo perduto per opere produttive nuove, il figlio del presidente del tribunale di Matera, Iside Granese, ristrutturò la sua casa  senza rispettare le norme e ottenne una sanatoria da Gravina, con parere favorevole del sovrintendente ai beni artistici, la lobby affaristica coinvolgeva  tutto il centro-sinistra. Il giardino del convento di Sant’Agostino è stato trasformato in parcheggio, con autorizzazione della sovrintendenza, mettendo allo scoperto importanti  testimonianze archeologiche

Nella valle dei templi di Agrigento, patrimonio dell’Unesco dal 1997, l’Enel voleva costruire un rigassificatore da realizzare nel porticciolo di Porto Empedocle, vicino alla villa di Pirandello, al parco archeologico e ai templi, distruggendo pini, palme, ulivi e limoni. Era un investimento da 500 milioni di euro, regione e sovrintendenza erano a favore, però l’Unesco e l’Europa hanno chiesto chiarimenti

Erano a favore del rigassificatore sinistra, sindacati, ambientalisti e Fondo per l’ambiente, solo comitati indipendenti di cittadini erano contro; oggi la maggior parte dei consumo di gas è al nord d’Italia, mentre, anche perché lo vuole l’Europa, si vorrebbero costruire dieci rigassificatori al sud, danneggiando paesaggio e turismo. Comunque, Giovanni Pugliesi, presidente del Fai o Fondo per l’ambiente offri all’Enel la sua consulenza per realizzare il rigassificatore; da ricordare che il Fai è sostenuto economicamente da 350 aziende, tra esse vi sono aziende energetiche e l’Enel; il FAI ha in  gestione il cuore della valle dei templi ma è finanziato da Enel e Deutsche Bank, che, nell’interesse del nord Europa, spinge per i rigassificatori.

In  Sicilia tutti i DS sono a favore dei rigassificatori, però la destra non è da meno. Ora si deve dragare il porto turistico di  Empedocle per fare attraccare le metaniere, l’Italia ha un accordo con la Gazprom russa per far arrivare gas dal Mar Nero e un accordo con la Tunisia per un elettrodotto che arrivi in Sicilia; in Italia arriva più energia del necessario e si pensa di venderla  anche all’estero.

A Val di Noto, ricca di barocco,  le trivelle hanno fatto buchi alla ricerca di petrolio, l’Italia non ha ratificato la convenzione internazionale sui referendum e  perciò non si possono fare referendum per i rigassificatori di Livorno e Agrigento; il sindaco di Porto Empedocle, dell’UDC, Lilli Firetto, è anche dipendente dell’Enel. Nella stesa area in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore c’è anche il dissalatore che fornisce acqua alla città di Agrigento, perciò si progetta di eliminare il dissalatore.

Vincenzo de Bustis era dirigente della Banca del Salento e poi divenne direttore generale del Monte Dei Paschi, era vicino a Massimo D’Alema e fuse le due banche, dando vita alla banca 121; il Monte dei Paschi acquistò la banca del Salento ad un prezzo eccessivo, con lo scopo di creare un  polo bancario di sinistra, assieme ad Unipol e Bnl. La banca 121 truffò con titoli spazzatura migliaia di piccoli risparmiatori, perciò alla procura di Trani arrivarono 4000 denunce ed anche il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, fu indagato; con delle transazioni la banca ha rimborsato i risparmiatori ma De Bustis ha fatto carriera ed è stato assunto alla Deutsche Bank.

Il comitato tecnico regionale siciliano aveva dato parere negativo agli inceneritori, ma Totò Cuffaro, dell’UDC, ne nominò uno nuovo che lo ha approvato all’unanimità; per fortuna di Cuffaro, il sovrintendente di Agrigento è sua cugina, purtroppo, in Sicilia i sovrintendenti non dipendono dal ministero dei beni culturali ma dalla regione. Ad Altamura, nelle Murge, vi è edilizia abusiva, smaltimento abusivo di fanghi industriali,  inquinamento delle falde acquifere, costruzione abusiva del più grande impianto di trattamento rifiuti d’Europa, con truffe alla Ue e all’Italia (legge 488); sono in previsione due discariche su un sito del neolitico, in una zona denominata valle dei dinosauri, con trentamila orme lasciate da dinosauri, con la grotta dell’uomo arcaico di 220.000 anni fa, il cui scheletro è stato rinvenuto intero.

Perciò il pubblico ministero Roberto Rossi ha aperto un fascicolo contro due funzionari dell’Ufficio tecnico Erariale di Altamura, c’è solo un  sito che può tenere testa a questo delle Murge, quello dello stato di Alberta in Canadà;  intanto continuano le procedure d’infrazione dell’Unione Europea nei confronti dell’Italia, con penalità molto care che pesano sugli italiani.

Dal 1997 le Murge sono state inquinate da metalli pesanti cancerogeni che filtrano nelle acque potabili perché il terreno è carsico; in  un’area che dal 1998 doveva diventare parco nazionale, fanghi tossici hanno avvelenato il suolo, con cromo, zinco, piombo e arsenico. Da agricoltori senza scrupoli, sono state concesse  discariche illegali, quei fanghi velenosi sono stati usati come concimi o compost, anche per le coltivazioni biologiche.

Il materiale è fornito dalla ditta Tersan spa, condannata nel 2007 in primo grado per questi fatti, questa società, attraverso la società collegata Prometeo, percepì 2,2 miliardi di vecchie lire di finanziamenti pubblici, in  base alla legge 488, per costruire un impianto di compostaggio  in zona a tutela ambientale, senza che la politica a livello locale avesse osato fare opposizione.

A favore dell’opera erano Raffaele Fitto (pdl) e Marcello Vergola, prima DS e poi FI, oggi Fitto è governatore pugliese e commissario per l’ambiente, mentre Vergola è presidente della provincia di Bari; i difensori dell’ambiente sono a favore dell’impianto di compostaggio Prometeo, che è il più grande d’Europa  e tratta 800 tonnellate di rifiuti il  giorno, minacciando la produzione di carne e di latte.

Nell’altopiano delle Murge sono stati scaricate e mischiate al terreno tonnellate di fanghi industriali contenenti cromo, ceduto da concerie toscane  e venduto come fertilizzante, perciò la ditta Tersen è stata condannata; i fanghi sono stati venduti ad aziende agricole e dalla Toscana continuano ad arrivare alla ditta Tersen, anche dopo che il ministero dell’ambiente  ha ribadito che i fanghi al cromo non possono andare al compostaggio, il cromo esavalente è molto tossico per i sistemi biologici.

Nel 2000 la provincia di Bari aveva autorizzato la Tersen, che gia aveva un impianto di compostaggio a Modugno per 600 tonnellate, a costruirne un altro per 800 tonnellate nelle Murge; perciò il 14.7.2007  il ministro Michele Pinto, del governo Prodi, tramite un suo direttore generale, diede parere favorevole al progetto, avveniva ciò, malgrado i rapporti negativi dei carabinieri; la giunta provinciale di Marcello Vergola votò a favore del mega impianto, la provincia di Bari parlava esplicitamente, forse per distrazione, di lavorazioni di fanghi al cromo.

Nel 2006 la Corte di Cassazione  ha sequestrato l’impianto Prometeo, sorto su un  lotto abusivo, senza concessione edilizia, privo di nulla osta paesaggistico; intanto a Bari, alla giunta di centrosinistra  di Vergola, successe quella di centrosinistra di Licenzi Divella;  come governatore, a Raffaele Fitto successe Nichi Vendola, di centrosinistra, anche commissario straordinario per l’ambiente.

Il compostaggio consente di sottrarsi a discariche e inceneritori, a causa però del compost velenoso immesso nei terreni, oggi si parla di bonificare i terreni avvelenati, intanto i morti per tumori aumentano. A Spinazzola,  vicino ad una sorgente di acque minerali, ad un forte dei templari e un villaggio neolitico, a causa dell’emergenza rifiuti, si aprono due nuove discariche, a firmare a favore è Nichi Ventola, commissario straordinario all’emergenza rifiuti.

Nel 2006 c’era stato lo scandalo dell’inquinamento delle falde acquifere  provocato dalla discarica di Canosa, con tredici arresti, però a marzo del 2008 il giudice di Trani, Teresa Giancaspro, assolse tutti all’udienza preliminare. A Spinazzola c’era un a giunta di centrodestra e poi una di centrosinistra, i due sindaci non hanno fatto nulla per bloccare le due discariche ed hanno nascosto  i documenti che attestano l’esistenza del sito archeologico; poi però intervenne il commissario prefettizio della regione, per la revoca dell’autorizzazione alle due discariche.

Nel 2005 a Grottelline è stato scoperto un  villaggio del neolitico di 7000 anni fa, il più antico della Puglia, con grotte di graffiti, reperti dei templari, però tutta l’area non era vincolata dalla sovrintendenza; due giornalisti hanno scritto di questi fatti e sono stati picchiati, nel 1976 il procuratore aggiunto di Bari, Marco Dinapoli, a tale riguardo, ha fatto anche chiudere una stazione radio per diffamazione; sul caso è stata presentata un’interrogazione a Strasburgo. Sulla faccenda delle discariche, Vendola lanciò un attacco a Carlo Vulpio, che scriveva sul Corriere della Sera, accusandolo di disinformazione, perciò Vulpio querelò Vendola.

A Catanzaro si riunirono cinquecento cittadini, compresi i cittadini di Locri, la città di Fortugno, per difendere Clementina Forleo e Luigi De Magistris, magistrati processati dal CSM, e per manifestare contro le perquisizioni ai giornalisti; c’erano ragazzi che provenivano dalla Calabria, dalla Sicilia, dalla Basilicata e dalla Puglia, si protestava contro Mastella e si bruciavano le tessere dell’Udeur; si chiese un intervento del capo dello stato per difendere De Magistris dal CSM, ma senza successo.

Nel 1968, fondendo tre comuni diversi, nacque Lamezia Terme, la città di Saladino, dove nacque l’inchiesta Why Not, ora ha 75.000 abitanti ed  è la terza città della Calabria, con un aeroporto, disoccupazione, omicidi, estorsioni, infiltrazioni mafiose e tante banche; nelle città i consigli comunali sono stati sciolti ed è stato inviato un commissario, si è sviluppato il turismo dall’estero, ma non l’industria. L’ultimo sindaco è di centro sinistra, non si sa come sono stati spesi i soldi pubblici; mentre ogni anni 4000 giovani abbandonano la Basilicata, alcuni imprenditori resistono alle estorsioni.

De Magistris, che era pm a Catanzaro, fu trasferito dal CSM a Napoli, la sua città, a fare il giudice del riesame, cioè a seguire il lavoro dei pm;  Clementina Forleo continua a fare il gip, trasferita da Milano a Cremona, è stata definita dal CSM di scarso equilibrio. Il 6.6.2007 Clementina doveva valutare le telefonate sulle scalate bancarie di D’Alema, Fassino e Latorre dei Ds e di Grillo, Cominciali e Cicu di FI,  ci fu un incontro del capogruppo DS, Anna Finocchiaro, con il ministro Mastella, il governo era di centrosinistra; poco dopo il presidente del consiglio Romano Prodi sarebbe finito sul registro degli indagati, per abuso d’ufficio nell’erogazione dei fondi europei, mentre Clemente Mastella sarebbe stato indagato per truffa e altri reati.

Il ministro della giustizia Mastella pensò di inviare un’ispezione ministeriale a Milano, per fermare Clementina che non apparteneva a nessun partito, sembra che Clementina fu ammonita implicitamente anche da Napolitano; Clementina, intercettando Antonio Fazio arrivò  a Consorte e intercettando Consorte arrivò  a Massimo D’Alema. Mastella dichiarò ai giornali che la Forleo non rispettava la costituzione e D’Alema che andava punita, perciò il procuratore generale della corte di Cassazione, Mario Delli Priscoli,  imbastì un’azione disciplinare a carico di Forleo e De Magistris e il 3.12.2007 il giudice Letizia Vacca silurò i due magistrati.

Il 6.12.2007 Berlusconi fondò il pdl  e difese il pm Luigi Demagistris e il gip Clementina Forleo, perseguitati dal CSM e dalla sinistra, erano i soliti giochi della politica, gli faceva eco Beppe Grillo, Giuliano Ferrara, che criticava Napolitano,  Francesco Storace e Alfredo Mantovano. Un anno dopo  il parlamento approvò la legge elettorale porcata che prevedeva le liste bloccate e la soglia di sbarramento anche per le europee e si espresse contro le intercettazioni.

Francesco Rutelli, presidente del Copasir, comitato di controllo sui servizi segreti, accusò Gioacchino Genchi di avere un archivio d’intercettazioni telefoniche su migliaia di cittadini;  Berlusconi affermava che sulle intercettazioni stava scoppiando il più grave scandalo della repubblica, però il vero scandalo erano le intercettazioni a magistrati, giornalisti e investigatori d’inchiesta, impegnati sulle notizie di reato a carico di politici.

Genchi non faceva intercettazioni, ma analizzava i tabulati telefonici su incarico dei magistrati, le intercettazioni erano fatte dai carabinieri, le fughe di notizie si potevano avere all’atto dell’acquisizione dei tabulati o da parte della Telekom. Dolcino Favi, procuratore a Catanzaro, aveva revocato l’incarico a Genchi e avocato l’inchiesta, perciò fu inquisito da parte dei pm di Salerno,  per corruzione in atti giudiziari; a Siracusa,  Favi era intimo di un avvocato  legato al boss mafioso Nitto Santapaola.

La procura di Milano aveva ritardato l’iscrizione nel registro degli indagati di Nicola Latorre, erano state le intercettazioni che avevano consentito di iscrivere Latorre sul registro degli indagati, però D’Alema non fu iscritto sul registro degli indagati;  poi la procura scippò l’indagine sulle scalate bancaria dalle mani della Forleo. Dopo l’ordinanza della gip  Forleo, sull’operazione Unipol-Antonveneta-Rcs, la camera dei deputati aveva dato il nullaosta all’iscrizione dei parlamentari sul registro degli indagati, su Latorre si doveva esprimere la giunta delle lezioni e delle immunità parlamentari al senato; in quella occasione, il capo dei gip di Milano, Filippo Grisolia, accusò Forleo di protagonismo e gli atti giunti dal senato alla procura furono utilizzati in ritardo.

A De Magistris prima scipparono le inchieste e poi fu trasferito dal nuovo ministro della giustizia, Angelino Alfano, contro il pm erano partite denunce  da parte dei suoi indagati magistrati lucani e calabresi; tutti finirono indagati dalla procura di Salerno,  dove erano indagati anche giornalisti per fuga di notizie. A Salerno i pm Nuzzi e Verasani chiesero l’archiviazione per De Magistris e giornalisti, individuarono interferenze e pressioni su De Magisteri, da parte di politici, magistrati funzionari ministeriali e CSM; Salerno intravedeva un complotto contro De Magistris, però  il CSM procedeva sulla sua strada, come il solito, Cieco, Sordo e Muto.

Il lavoro dei due pm di Salerno era stato appoggiato dal loro procuratore capo Luigi Apicella, i magistrati di Salerno eseguirono il decreto di perquisizione e sequestro nei confronti dei magistrati di Catanzaro; a Potenza, Alberto Santacatterina, uno dei magistrati  accusato di complottare contro Forleo, fu rinviato a Giudizio; in mano a Salerno, l’inchiesta Why Not si risolse con il rinvio a giudizio di 106 persone, eppure era destata definita un bluff e un polverone da giornalisti e politici ed era stata snobbata da giudici collusi.

Carabinieri e poliziotti della Digos  da Salerno erano arrivati a Catanzaro, con alla testa Apicella, Nuzzi e Verasani, avevano notificato avvisi di garanzia e perquisito uffici e case di magistrati; tra gli indagati c’erano Clemente Mastella, Lorenzo Cesa, Giuseppe Chiaravallotti, il generale della guardia di finanza Lombardo e Antonio Saladino, ras della Compagnia delle Opere. legato ad Antonio Mancino; fortunatamente, De Magistris era riuscito a chiudere l’inchiesta Toghe Lucane prima di essere trasferito.

I giudici di Salerno indagavano anche sul procuratore della corte di Cassazione Mario delli Priscoli, sul sostituto procuratore della Cassazione  (DS) Vito D’Ambrosio, che in CSM sostenne l’accusa per il trasferimento di De Magistris, su Simone Lucerti, presidente di ANM, che faceva esternazioni contro De Magistris e s’incontrava con Saladino e Mastella. I pm di Salerno accusavano di corruzione in  atti giudiziari il procuratore di Catanzaro, Mariano Lombardi, il procuratore reggente Dolcino Favi e Antonio Saladino; sostenevano che le inchieste di De Magistris erano state prese in mano da altri magistrati per distruggerle, per archiviare la posizione di Mastella e per calunniare De Magistris, Patrizia Pasquin, giudice del tribunale di Vibo Valentia, fu arrestata.

Nel 2008, i magistrati di Catanzaro  inquisiti disposero un controsequestro, nei confronti di quelli di Salerno, una cosa non prevista dal codice di procedura penale; poiché  il procuratore Chieco era indagato a Catanzaro, la procura di Matera, per ritorsione, ora voleva indagare sulla procura di Catanzaro;  mentre il ministro Mastella si era limitato ad inviare degli ispettori a Catanzaro, guidati da Arcibaldo Miller.

L’informazione drogata, senza spiegare i fatti, parlava  di regolamento dei conti tra procure, il presidente della repubblica, che è presidente del CSM, senza prendere parte, chiese tutti gli atti ed i partiti, affermando di lottare contro il correntismo, chiesero  una  riforma del CSM; Violante e Alfano proposero un CSM con due terzi dei membri di nomina politica, invece oggi i due terzi sono togati. Siccome l’Italia è la patria del diritto, il ministro della Giustizia Alfano decise di trasferire anche Nuzzi, Verasani e Apicella, a quest’ultimo sospese anche lo stipendio;

Come Forleo e De Magistris, i tre magistrati di Salerno furono trasferiti per aver rispettato la legge, l’accusa sostenuta nel CSM contro i magistrati salernitani fu sostenuta da Giovannei Palombarini di magistratura democratica; il ministro della giustizia Angelino Alfano si arrogò un potere che, in base alla legge, non aveva, il tribunale del riesame ha giudicato corretto il comportamento dei giudici di Salerno, però CSM, ANM e Giorgio Napoletano hanno remato contro.

Il 3.12.2008 il direttore del Corriere della Sera, Gruppo RCS,  Paolo Mieli, licenziò il giornalista Carlo Vulpio, scomodo agli imprenditori collusi con la politica e la mafia; erano stati giudicati sovversivi magistrati coraggiosi che avevano rotto l’omertà della corporazione dei magistrati. In Italia non potrebbe esistere omertà, mafia e corruzione politica, se spezzoni della magistratura non coprissero questi fenomeni e non fossero collusi.

Anche l’arma dei carabinieri fece trasferire due servitori della legge, come il capitano Salvino Paternò e il capitano Pasquale Zacheo; il consulente informatico Genchi  e quello finanziario Sagona, collaboratori di de Magistris,  furono silurati dalla procura di Catanzaro. Su queste vicende, i giornalisti erano rimasti generalmente in silenzio, mentre la televisione dava poche superficiali informazioni.

Fortuna che esiste Internet, la quale però è ammonita dal papa; oggi in Cina e Iran esistono blogger incarcerati e siti chiusi, mentre in Italia Prodi e Berlusconi hanno studiato come controllare la rete. L’ex presidente di Anm, Simone Lucerti, era legato a Comunione e liberazione, obbediente ad essa e non allo stato, aveva fatto il magistrato a Catanzaro ed era amico di Saladino, Chiaravallotti, ex presidente della regione ed ex pm a Reggio Calabria, dove aveva insabbiato molti procedimenti.

In Calabria e Campania prosperano le case di cura private  convenzionate con il servizio pubblico, sono tanti i conflitti d’interesse in cui sono coinvolti politici e magistrati, oggi i politici sanno che è importante avere un legame con il CSM per mettersi al riparo da guai giudiziari; Caterina Chiaravallotti era presidente del tribunale del riesame di Catanzaro, mentre il padre era presidente della giunta regionale. Nicola Mancino vice predsidente del CSM  ha dichiarato che De Magistris aveva sbagliato perciò andava trasferito, Mancino era malvisto da Palo Borsellino che, secondo Vito Ciancimino, era contrario ad una trattativa tra stato e mafia, Mancino era in rapporti con Saladino.

Non esiste uno scontro tra politica e magistratura, ma un’alleanza tra politica e magistratura contro magistrati scomodi che fanno il proprio dovere ed applicano la legge senza guardare in faccia nessuno. L’autonomia della magistratura è messa a rischio dagli stessi magistrati, la legge non è uguale per tutti, ora, secondo il potere, bisognerebbe rimuovere i anche i giudici del riesame, non in linea con Mancino-Violante-Alfano-Pd-pdl-anm-csm.

25 magistrati di Salerno  hanno firmato un documento contro questo scempio della giustizia che mette in pericolo la democrazia, chiedendo conto ad ANM e CSM, intanto la gente manifesta e la rete si anima, il popolo insorge; di dissenso c’è bisogno, mentre il silenzio è mafioso, è omertà, scarsa indipendenza e collusione. Per quanto riguarda il capitano Fabio Moscatelli, trasferito da Termoli a  Livorno per fare il magazziniere, il Tar del Molise ha dato torto al ministro della difesa, riconoscendo che Moscatelli era un investigatore scomodo per i suoi comandanti perciò era stato rimosso; invece, per quanto riguarda l’ematologo Carlo Gaudiano di Matera, che aveva creato una banca di staminali, non c’è stata ancora la vittoria.

Secondo una  sentenza della Cassazione il diritto di critica vale anche per i dipendenti nei confronti del datore di lavoro, quindi cosa c’entra la fuga di notizie con la nostra costituzione, il silenzio è omertà e basta. Il 28.9.2008 il governo ha stabilito che il rigassificatore dell’Enel si può fare a porto Empedocle, ne sono entusiasti Stefania Prestigiacomo, Sandro Bondi, Totò Cuffaro, Anna Finocchiaro e Fondo per l’Ambiente Italiano, però l’Unione Europea ha bocciato un finanziamento per i rigassifiucatori di Livorno e Agrigento.

Intanto a Canosa di Puglia si progetta una mega discarica di venti ettari, da realizzare da una  società legata alla Tradeco spa, i cui amministratori erano stati arrestati nel 2008  per inquinamento della falda e poi assolti, tra i suoi amministratori vi è Sabino Silvestri, anche presidente della fondazione archeologica di Canosa.

Il sito di Grottelline delle due discariche  approvate da Vendola è stato sequestrato, però le querele per diffamazione contro i giornalisti  viaggiano più veloci, mentre quelle contro Vendola di Vulpio procedono a rilento, perciò Vulpio ha chiesto al procuratore generale l’avocazione per inerzia. Il giornalista Dipalo, querelato per diffamazione su rifiuti tossici, discariche e appalti truccati, è stato rinviato a giudizio; in questo caso il pm ha individuato il malaffare, ma ha proceduto solo per diffamazione contro Dipalo, a sostenere l’accusa contro di lui è il procuratore aggiunto Dinapoli, coordinatore della direzione distrettuale antimafia.

Napoletano non ha mosso un dito per difendere De Magistris, Forleo e la procura di Salerno, rimettendo ordine al CSM, di cui è presidente. Gli italiani sono in tutto il mondo e si adattano alle leggi locali, non è irredimibile la Sicilia o l’Italia, ma la nostra classe dirigente, abituata alla pratica dell’illegalità;  per cambiarla, bisognerebbe contare su un’informazione efficace e una magistratura attenta al diritto, ma la nostra democrazia è rimasta incompiuta, con spazi di libertà sempre più ristretti, con una legge implacabile con i deboli e indulgente con i potenti. Mentre tanti tramano dietro le quinte, per ritagliarsi guadagni economici e maggiori fette di potere, la costituzione rimane una beffa.

 

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it   numicco@tin.it

 

Per chi vuole approfondire:

“Roba Nostra” di Carlo Vulpio – Saggiatore Editore

Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 02/05/2010 alle ore 12:59


Commenti

18/02/2011 09:50 - Calabrese incazzato ha scritto:

che dire ...sono loro i veri MAFIOSI spetta al popolo se ha le palle liberarsene.

28/06/2010 19:19 - anonimo ha scritto:

SONO NERA CON QUESTA GIUSTIZIA CORROTTAGIUDICI PERVERSI VENDUTI. DOBBIAMO MUOVERCI TUTTI.A CATANZARO CI SONO MAGISTRATI COLLUSI CON LA DBRANGHETA COM E MURONE CURCIO..........BASTA POLITICI MAFIOSI POVERA CALABRIA IO DICOCHE SOLO DE MAGISTRIS E UN VERO MAGISTRATO CALABRESI APRITE GLI OCCHI.


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