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Scienza e religione: un rapido confronto

di Paolo Vicentini

La scienza è quel genere di conoscenza che si ottiene attraverso il metodo ipotetico-deduttivo, chiamato anche metodo scientifico. Detto in termini molto sintetici, questo metodo di conoscenza si articola in vari stadi o gradini: esso parte dall’osservazione di fatti particolari giudicati significativi; in base ad essi formula una ipotesi (o modello) in grado di spiegarli, ossia elabora una norma generale della quale i fatti sono conseguenze particolari; questa ipotesi deve permettere di far emergere fatti rimasti fino ad allora in ombra e, soprattutto, di dedurre dei fatti non ancora osservati ma verificabili, ossia di fare delle previsioni in grado di essere confermate o smentite attraverso l’esperienza; se le previsioni sono verificate, l’ipotesi è provvisoriamente accettata come corretta, altrimenti si ritorna all’osservazione dei fatti e si procede con un’altra ipotesi di lavoro. Quando l’ipotesi è corroborata dall’esperienza si definisce teoria. Si noti bene che questo uso del temine “teoria” è ben diverso da quello del linguaggio comune, secondo cui essa è una ipotesi non ancora confermata dall’esperienza. Questo spesso porta a fraintendere il linguaggio degli scienziati, come ad esempio quando i creazionisti o i sostenitori del “disegno intelligente” affermano che quella evoluzionista è soltanto una “teoria”. Christopher Hitchens ha quindi potuto giustamente ribattere a queste persone: “Dicono incautamente che la biologia evoluzionistica è ‘solo una teoria’, rivelando così insieme la loro ignoranza del significato della parola ‘teoria’ come della parola ‘disegno’. [...] E’ una teoria [scientifica] valida se sopravvive all’introduzione di fatti fino al momento sconosciuti. E diventa una teoria accettata se si dimostra capace di fare predizioni esatte su cose o eventi che non sono ancora stati scoperti, o che non si sono ancora verificati. [...] All’opposto, il creazionismo, o ‘disegno intelligente’ (la cui sola intelligenza è stata l’adozione di questo nuovo e ingannevole marchio commerciale), non è nemmeno una teoria”. (Dio non è grande, Einaudi, Torino 2007, pp. 80-81).

Le teorie scientifiche non sono vere in senso assoluto, ma valide; sono cioè sottoposte a continua verifica e sempre aperte a revisioni, nel caso nuove previsioni vengano smentite dall’osservazione. Un certo numero di teorie può diventare la base di una nuova ipotesi più generale, della quale esse sono conseguenze. A questo processo di progressiva generalizzazione non è posto un limite.  Per una breve ma corretta esposizione del metodo scientifico si veda Bertrand Russell, Caratteristiche del metodo scientifico in La visione scientifica del mondo, Laterza, Roma-Bari 1988, pp. 39-47 (che contiene anche un utile capitolo sulle Limitazioni del metodo scientifico, pp. 49-57), e la voce “Scientific method” della versione inglese di Wikipedia:

http://en.wikipedia.org/wiki/Scientific_method

La voce “Metodo scientifico” della versione italiana di Wikipedia è fatta, a mio avviso, molto peggio, ma comunque è meglio di niente:

http://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_scientifico

Da quest’ultima voce ho tratto il seguente utile schema del metodo ipotetico-deduttivo:

 

 

La filosofia della scienza (altrimenti detta epistemologia), cioè quel settore della filosofia che si occupa di chiarire in cosa consista la conoscenza scientifica, ha fornito svariate analisi, interpretazioni, chiarificazioni e critiche di questo metodo. Si può andare dalle posizioni più restrittive del neopositivismo del Circolo di Vienna fino all’epistemologia anarchica di Paul Feyerabend (il quale, analizzando la storia della scienza, ha sottolineato come gli scienziati abbiano violato costantemente il metodo scientifico nella loro attività di scoperta), passando per il falsificazionismo di Karl Popper e la teoria dei paradigmi di Thomas Kuhn; ma il metodo ipotetico-deduttivo resta pur sempre la base di partenza per ogni genere di definizione e analisi critica della scienza. Per una introduzione a questo dibattito filosofico sono disponibili in lingua italiana alcuni volumi molto interessanti. Tra i più utili ho trovato ad esempio: Giulio Giorello, Filosofia della scienza, Jaca Book, Milano 1992; Harold Brown, La nuova filosofia della scienza, Laterza, Roma-Bari 1999; David Oldroyd, Storia della filosofia della scienza, Net, Milano 2002; Gillies Donald - Giulio Giorello, La filosofia della scienza del XX secolo, Laterza, Roma-Bari 2002; Giulio Giorello, Introduzione alla filosofia della scienza, Bompiani, Milano 2006. Una bella bibliografia ragionata è quella di Fabio Minazzi, in appendice al volume di Ludovico Geymonat, Lineamenti di filosofia della scienza, Mondadori, Milano 1985, pp. 145-168 (di questo volume esiste una seconda edizione, pubblicata nel 2006 dalla UTET Università, con una nuova introduzione di Giulio Giorello e un aggiornamento della bibliografia di Minazzi).

Bisogna evidenziare, però, che in genere gli scienziati sono abbastanza scettici riguardo alla filosofia della scienza e all’interpretazione che essa dà del loro lavoro. Non è vero, ad esempio, come pensano alcuni, che tutti condividano l’interpretazione falsificazionista di Popper, secondo cui ciò che distingue una teoria scientifica dalla metafisica è il poter essere smentita (cioè falsificata) attraverso l’osservazione empirica. Un esempio illustre è quello di Steven Weinberg, uno dei fisici teorici più importanti di questi ultimi cinquant’anni, premio Nobel nel 1979. Nel suo ottimo libro Il sogno dell’unità dell’universo, Mondadori, Milano 1993, dedica addirittura un capitolo – intitolato Contro la filosofia (pp. 172-197) – a criticare gli epistemologi, ed in particolare i positivisti e i relativisti.

Se dopo aver definito la scienza, passiamo alla definizione di religione, ci accorgeremo che i problemi si fanno ancora più complicati. Nemmeno fra gli storici delle religioni, fra i quali è in corso un dibattito che dura da decine di anni, esiste un accordo su cosa sia la religione o se sia possibile darne una definizione valida per tutte le sue manifestazioni. Non ho intenzione di entrare nel merito di questo dibattito, perché la cosa si farebbe lunga e poco interessante. Per chi volesse introdursi a queste problematiche, consiglio il recente volume di Aldo Natale Terrin, La religione. Temi e problemi, Morcelliana, Brescia 2008. Terrin è uno studioso cattolico di storia delle religioni sempre molto obiettivo nel riportare le varie interpretazioni e molto aggiornato rispetto al dibattito accademico di questi ultimi anni. Mi limito qui a fornire la definizione di religione che adotto io, che è poi quella formulata da Roderick Ninian Smart, un illustre studioso di religioni, laico, di origine scozzese (per maggiori informazioni su di lui si veda la voce di Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Ninian_Smart ). La definizione di Smart è in realtà simile, sebbene più articolata, a quella che diede Bertrand Russell nel suo volume Scienza e religione, Longanesi, Milano 1974. Russell infatti afferma che “ciascuna delle grandi religioni storiche ha tre aspetti: 1) una Chiesa; 2) una fede; 3) un codice di etica individuale” (p. 10). Smart articola meglio questa definizione e sostiene che ogni religione presenta queste sette dimensioni: 1) dottrinale; 2) mitologica; 3) etica; 4) rituale; 5) empirica; 6) sociale; 7) materiale. Si può notare che gli aspetti 6 e 7 di Smart corrispondono al punto 1 di Russell (infatti per dimensione sociale Smart intende la comunità religiosa e le istituzioni che essa fonda, mentre per dimensione materiale intende i luoghi di culto), gli aspetti 1, 2, 4 e 5 di Smart corrispondono al punto 2 di Russell, ed infine i punti 3 di Smart e Russell addirittura coincidono. Come si può vedere in questi punti non è menzionato alcun “dio”. Proprio per questo in una definizione simile può benissimo rientrare una religione atea (o agnostica) come il buddhismo.

Ciò che può mettere in contrasto la religione con la scienza è l’elemento fideistico caratteristico della prima. E’ proprio questo elemento, supportato da istituzioni ecclesiastiche in grado di condizionare o esercitare il potere politico, ad aver causato lungo la storia delle religioni tanta intolleranza, eccessi fondamentalistici, spargimenti di sangue e sofferenze di ogni genere. Finché questo elemento permarrà, saranno sempre possibili nuovi orrori compiuti in nome della religione, di qualsiasi religione.

 

La scienza può invece produrre solo beneficio all’umanità? Dipende da come viene prodotta e applicata. La scienza ci può dare conoscenza, che si traduce in potere nei confronti della natura, ma non ci può indicare i fini e i valori da perseguire e a cui applicarla. La crescita della conoscenza scientifica, dal mio punto di vista, non è mai un male a meno che la sua acquisizione non produca una inutile sofferenza e morte di altri esseri viventi. Durante il nazismo questo è sicuramente accaduto, ma purtroppo a volte avviene tuttora, come ben sanno tutti quegli animali che vengono utilizzati quali cavie di laboratorio (in questi casi si parla di “male necessario”, ma il fatto costituisce comunque per alcuni un importante problema etico). D’altra parte l’applicazione della scienza, ossia la tecnica scientifica, è soggetta anche all’arbitrio dei governi e diventa un problema politico, come è evidente fin dalla fabbricazione e dalla proliferazione delle armi nucleari, a cui si opposero Einstein, Russell e molti altri scienziati. E’ inoltre chiaro che un tipo di metodo come quello scientifico è maggiormente produttivo all’interno di una società priva di dogmi e di ideologie, ossia in una società libera; e tuttavia vi sono stati scienziati che hanno aderito al nazismo (come ad esempio Philipp Lennard, premio Nobel per la fisica nel 1905, che nel 1936 pubblicò il libro Deutsche Physik [Fisica tedesca], in cui criticava la “fisica ebrea” di Einstein) e a forme di governo totalitario (è noto il caso dei biologi comunisti sovietici che rifiutarono la genetica mendeliana perché “scienza borghese” e adottarono, fino agli anni ’60 del secolo scorso, le concezioni pseudo-scientifiche del “compagno” agronomo Trofim D. Lysenko). Infine, anche in una società liberale ad economia capitalista come la nostra la ricerca scientifica non è esente da pressioni che ne condizionano e a volte snaturano l’attività. Un fisico come Marcello Cini, ad esempio, ha dedicato un corposo volume alla dimostrazione che “c’è una contraddizione profonda fra la produzione di conoscenza, per sua natura frutto al tempo stesso della creatività individuale e del patrimonio comune dell’umanità intera attraverso un processo evolutivo non finalistico, e la crescita dell’economia, che è finalizzata alla produzione di profitto. Non è forse questo cieco meccanismo di mercificazione della conoscenza a portare la scienza in tutt’altra direzione, impedendo di fatto che essa possa contribuire a migliorare la qualità della vita di tutta l'umanità?” (Il supermarket di Prometeo. La scienza nell’era dell’economia della conoscenza, Codice, Torino 2006). Il problema rimane aperto.

 

Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 23/12/2009 alle ore 19:38


Commenti

26/09/2013 16:29 - denni ha scritto:

mi aspettavo un confronto più dettagliato tra scienza e religione .

26/09/2013 16:29 - denni ha scritto:

mi aspettavo un confronto più dettagliato tra scienza e religione .

13/09/2012 20:20 - SAKURA ha scritto:

mha...

27/02/2012 11:27 - er benja ha scritto:

a capucchioni

27/02/2012 11:25 - danilo ha scritto:

puzzate

27/02/2012 11:24 - danilo ha scritto:

per me bh0


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