Pagina inizialePagina iniziale

Ambiente
Circolo
Bertrand Russell
Economia
Filosofia
Siti internet
Politica
Religione
Scienza
Società
Storia
Cerca nel sito >  
powered by FreeFind

Circolo Russell di Treviso su Facebook
Cercaci in FB

Condividi: Ok Notizie Technorati Virgilio Facebook

Quando i cavalli avevano le dita

Misteri e stranezze della natura

 

Un libro di Stephen Jay Gould, ed. Universale Economica Feltrinelli

Quarta di copertina

La zebra è bianca a strisce nere o nera a strisce bianche? Come mai non ci sono animali con le ruote? Perché le imperfezioni presenti negli organismi sono prova dell'evoluzione? Domande a volte bizzarre, aneddoti, mostri e meraviglie della natura sono altrettante occasioni di approfondite e brillanti indagini nel campo della paleontologia, della biologia, della storia naturale. Scienziato dalla curiosità insaziabile e scrittore di grande comunicativa, Stephen Jay Gould ha tenuto per anni una fortunata rubrica mensile sul "Naturai History Magazine": Quando i cavalli avevano le dita raccoglie una parte dei saggi lì pubblicati. Gli spunti e i percorsi sono molteplici e possono apparire eterogenei - stranezze biologiche che si spiegano soltanto in rapporto al passato filogenetico delle specie, concezioni continuiste e discontinuiste dell'evoluzione, la frode di Piltdown, scienza e politica, l'estinzione delle specie ecc. - ma in realtà gli argomenti trattati si organizzano attorno al tema portante del libro, la costruzione di un'immagine storica della natura, contribuendo con la loro varietà a suggerire la complessità e il fascino delle problematiche connesse all'evoluzionismo.

 

Stephen Jay Gould (1941-2002), professore di geologia, biologia e storia della scienza all'università di Harvard, ha saputo unire grande preparazione scientifica ed eccezionale capacità di divulgazione. Evoluzionista, ideatore della teoria degli equilibri punteggiati, ha dato il suo importante contribuito allo sviluppo del neodarwinismo. Con Feltrinelli ha pubblicato: Il sorriso del fenicottero (1987), La freccia del tempo, il ciclo del tempo. Mito e metafora nella scoperta del tempo geologico (1989), La vita meravigliosa. I fossili di Burgess e la natura della storia (1990, UÈ 1995), Un riccio nella tempesta. Saggi su libri e idee (1991), Bravo Brontosauro. Riflessioni di storia naturale (1992, UÈ 2002), Risplendi grande lucciola. Riflessioni di storia naturale (1994, UÈ 2006). Ricordiamo inoltre: Il pollice del panda (1983), Gli alberi non crescono fino in cielo (1997), Intelligenza e pregiudizio (1998), Il millennio che non c'è (1999), I pilastri del tempo (2000), La struttura della teoria dell'evoluzione (2003).

Prologo

Tutti adorano i centenari; non riusciamo a resistere alla ten­tazione di celebrare qualcosa con toni encomiastici, perfino in un mondo incerto e tutt'altro che perfetto come il nostro. Io sto raccogliendo questo terzo volume di saggi1 mentre in tutto il mondo sono al loro apice i festeggiamenti per il terzo cente-nario darwiniano del nostro secolo. Il primo, nel 1909, cele­brò il centesimo anniversario della nascita di Darwin; il secon­do, nel 1959, celebrò il centesimo anno dalla pubblicazione dell'Origine delle specie; il terzo, nel 1982, il centesimo anni­versario della sua morte. Darwin e la teoria dell'evoluzione sono stati il centro focale di tutti i miei scritti in questa serie (il mio tributo personale a Darwin nel suo terzo centenario appare in questo volume come saggio 9). La sequenza dei cen­tenari ci fornisce una bella epitome della teoria evoluzionistica nel nostro secolo, e ci permette di capire meglio i suoi succes­si e tribolazioni presenti.

Gli organizzatori della celebrazione principale del 1909 all'Università di Cambridge, nella preparazione del loro volume agiografia) per il centenario, si trovarono a dover occultare un fatto imbarazzante. Anche se nel 1909 nessuna persona pensante dubitava del fatto dell'evoluzione, la teoria di Darwin sul suo meccanismo — la selezione naturale — non era allora al culmine della sua popolarità. Il 1909 segnò in effetti l'acme della confusione circa il modo in cui l'evoluzione si era verifica-ta, associata a una completa fiducia sul fatto che essa si era ve-rificata. Un gruppo compatto di darwiniani di stretta osservanza, guidato dall'ultraottantenne A.R. Wallace in Inghilterra e da A. Weismann in Germania, continuava a sostenere che praticamente ogni mutamento evolutivo aveva avuto luogo in virtù del potere cumulativo della selezione naturale, costruendo gradualmente un adattamento a partire dalla materia prima casuale della variazione genetica su piccola scala. Il lamarckismo restava forte e forniva un'alternativa alla selezione naturale per spiegare la costruzione progressiva di adattamenti: una risposta organica creativa a bisogni percepiti e la trasmissione di queste risposte alla prole attraverso l'ereditarietà dei caratteri acquisiti. L'eredità mendeliana, quando fu spiegata in modo appropriato, fece pendere l'ago della bilancia a favore di Darwin; ma, nel 1909, non aveva fatto altro (nei brancolamenti tipici della giovinezza) che suscitare altra confusione, aggiungendo addirittura un terzo meccanismo a una competizione turbinosa: la produzione brusca di nuove specie per opera di grandi mutazioni fortuite.

Nel 1959 la confusione aveva ceduto il passo all'indesiderato stato opposto della soddisfazione. Il darwinismo rigoroso aveva trionfato. Il fiorire della genetica mendeliana aveva finalmente affossato il lamarckismo, dato che il funzionamento del DNA non forniva alcun meccanismo in grado di spiegare l'ereditarietà dei caratteri acquisiti. L'attrazione così diffusa in passato per le grandi mutazioni aveva ceduto il passo al riconoscimento che anche una variazione copiosa e continua su piccola scala aveva una base mendeliana, e aveva fornito per la materia prima del mutamento evoluzionistico una fonte molto migliore delle grandi mutazioni occasionali e dannose. Ma la variazione casuale su piccola scala non produce di per sé il mutamento e richiede una forza plasmatrice che ne preservi e valorizzi la componente favorevole. Nel 1959 quasi tutti i biologi evoluzionisti avevano concluso che la selezione naturale, dopo tutto, forniva questo meccanismo creativo del mutamento evoluzionistico. All'età di 150 anni, Darwin aveva trionfato. Eppure, nell'esaltazione della vittoria, i suoi discepoli dell'ultima ora escogitarono una versione della sua teoria molto più ristretta di quanto Darwin stesso avrebbe mai osato proporre.

La versione rigorosa andava ben oltre la semplice asserzione che la selezione naturale è un meccanismo predominante del mutamento evolutivo (tesi che io non contesto). Essa insisteva su un programma di ricerca che finiva quasi col dissolvere l'organismo in un insieme di parti rese ciascuna il più possibile perfetta per opera della forza lenta ma incessante della selezione naturale. Questo "programma adattamentistico" sminuiva l'antica verità secondo cui gli organismi sono entità integrate con vie di sviluppo imposte dall'eredità biologica, e non pezzi di creta che le forze selettive dell'ambiente possono plasmare in qualsiasi direzione in vista dell'adattamento. La versione rigorosa, ponendo l'accento su una variazione abbondante, minuta, casuale, modellata con una lentezza estrema, ma senza mai alcuna interruzione, dalla selezione naturale, implicava anche che tutti gli eventi dell'evoluzione su vasta scala (macroevoluzione) fossero il prodotto graduale, accumulato, di innumerevoli passi, ciascuno dei quali era un adattamento minuto al mutare delle condizioni all'interno di una popolazione locale. Questa teoria "estrapolazionistica" negava una qualsiasi indipendenza alla macroevoluzione e interpretava tutti gli eventi evolutivi su vasta scala (origine di strutture fondamentali, tendenze a lungo termine, modelli di estinzione e ricambio faunistico) come una microevoluzione cresciuta lentamente per accumulo (la microevoluzione è costituita dai mutamenti di piccola scala che hanno origine all'interno delle specie). Infine, i fautori della versione rigorosa ricercavano la fonte di ogni mutamento nelle lotte fra singoli organismi, che avevano come conseguenza un sempre migliore adattamento, negando così uno status causale diretto ad altri livelli nella ricca gerar-chia della natura, con i suoi "individui" sia al di sotto del gradino degli organismi (per esempio i geni) sia al di sopra (per esempio le specie). La versione rigorosa, in breve, sottolineava un mutamento graduale, adattivo, prodotto da una selezione naturale che agiva esclusivamente al livello degli organismi.

Al secondo centenario, alcuni esperti dichiararono addirittura che l'immensa complessità dell'evoluzione aveva ceduto alla risoluzione finale. Uno fra gli studiosi più autorevoli os­servò in un saggio famoso: "Naturalmente persistono diver­genze d'opinione su punti relativamente minori e rimangono da integrare molti particolari, ma gli elementi essenziali della spiegazione della storia della vita sono stati probabilmente con­seguiti."

Oggi, nel terzo centenario, la teoria darwiniana si trova in uno stato di perfetta salute. La fiducia nel meccanismo fonda­mentale della selezione naturale fornisce un sostegno teorico su cui vige un accordo fondamentale che ci porta ben oltre l'anar­chia pessimistica del 1909. Ma i vincoli di una versione rigoro­sa eccessivamente zelante, così popolare nel 1959, si stanno al­lentando. Scoperte emozionanti nella biologia molecolare e nel­lo studio dello sviluppo embriologico hanno richiamato l'atten­zione sull'integrità della forma organica e hanno indicato modi di mutamento diversi dalla modificazione cumulativa, graduale, su cui insistono i darwiniani di stretta osservanza. Uno studio diretto di sequenze fossili ha inoltre messo in dubbio le ten­denze gradualistiche (dando origine al modello dell'" equilibrio punteggiato" di una stasi a lungo termine all'interno di specie e di un'origine geologicamente rapida di nuove specie) e ha af­fermato l'idea di una gerarchia esplicativa identificando agenti evolutivi discreti e attivi nelle specie (esattamente come la bio­logia molecolare ha esteso la gerarchia nella direzione opposta, scoprendo processi evolutivi a livelli genici che sono "invisibi­li" a organismi: vedi il saggio 13).

Però, per una strana ironia, all'inizio degli anni ottanta si è verificata anche una controversia sull'evoluzione del tutto di­versa e perversa, una controversia che spesso si confonde nella mente del pubblico con le argomentazioni legittime e stimolan­ti sui meccanismi dell'evoluzione cui ho appena accennato. Mi riferisco, ovviamente, alla ripresa a fini politici della pseudo­scienza nota ai suoi sostenitori come "creazionismo scientifico": un'adesione puntigliosa alla lettera della Genesi presentata co­me scienza in un tentativo cinico di aggirare il Primo Emenda­mento della Costituzione americana e ottenere per legge l'in­clusione di opinioni religiose particolari (e minoritarie) nei pia­ni di studio delle scuole pubbliche. Come nel 1909, nessuno scienziato o persona pensante dubita del fatto fondamentale che la vita si evolve. Le intense discussioni su come l'evoluzio­ne opera ci presentano la scienza nei suoi aspetti più stimolanti ma non forniscono ai fondamentalisti rigorosi alcun confor­to (solo munizioni verbali che vengono usate con deformazioni deliberate).

Questa giustapposizione peculiare di controversie del tutto diverse in apparenza attorno allo stesso argomento mi ricorda le due opere di Wagner su tenzoni canore, il Tannhàuser e I maestri cantori di Norimberga, una sublime e l'altra comica; o i due film di Spielberg sulle stranezze che possono succedere in periferia in un'estate del 1982, E.T. e Poltergeist, uno gioio­so e l'altro sinistro. Ma la vita è una continua contaminazio­ne di sacro e profano, e chi vorrebbe che fosse diversamente?

La presente collezione di saggi sull'evoluzione nacque fra queste tensioni. Essa tratta sia la controversia puramente poli­tica e non intellettuale suscitata dai moderni creazionisti (se­zione 5) sia le affascinanti discussioni in corso oggi all'interno della teoria evoluzionistica. Io discuto per esempio il ruolo di alterazioni nello sviluppo embrionale come possibile meccani­smo di rapide trasformazioni evolutive (sezione 3); il caso co­me fonte di mutamento evolutivo, e non solo come sua materia prima (saggio 26); l'evoluzione a livelli gerarchici sia al di so­pra sia al di sotto della tradizionale focalizzazione darwiniana sugli organismi (saggio 13); e i vincoli dello sviluppo e del­l'eredità biologica come argomenti a sostegno della tesi dell'in­tegrità degli organismi e contro una concezione eccessivamente atomistica e deterministica dell'adattamento (sezione 3, ma questo è anche uno dei temi principali nei saggi 3, 10 e 29).

Una tensione importante emersa soprattutto negli ultimi tempi — e che fa dell'evoluzione un argomento così stimolan­te sia per gli scienziati sia per tutti noi — contrappone a que­ste vivaci controversie che ci dividono l'enorme potere unifi­cante e l'immensa estensione della teoria evoluzionistica stes­sa. Avendo esplorato questi argomenti, ho scritto anche su una concezione della vita che, dal tempo di Darwin, ha tra­sformato il concetto di noi stessi e del nostro mondo. I "gran­di" problemi concernenti la storia della nostra Terra e delle sue forme di vita ci forniscono un modo per esplorare il pensiero di scienziati esemplari del passato e di comprendere il processo della scienza stessa, quando viene praticata nel modo migliore (se­zione 2). (Se i lettori, alla fine della lettura di questa sezione, avranno raccolto il messaggio che la scienza si occupa di pro­blemi che possono trovare una soluzione, e non di qualsiasi fantasticheria per quanto affascinante della mente umana, ca­piranno anche perché il creazionismo moderno non è scienza. L'infiltrazione di problemi evoluzionistici in discussioni poli­tiche chiaramente remote (sezione 5) è una prova di più sia della grande portata di questa concezione della vita sia del­l'unione inestricabile di problemi scientifici e sociali. La visio­ne più ampia che emerge dalla teoria evoluzionistica potrebbe espandere il nostro concetto della scienza e della spiegazione in generale, sottolineando gli elementi storici contingenti e i mu­tamenti capricciosi (che però retrospettivamente acquistano un senso) di contro al mondo prevedibile e regolare predicato dal­lo stereotipo delle scienze fisico-matematiche. Io esploro que­sto problema nell'intero libro, ma primariamente nel saggio 4 (un saggio che dovrebbe probabilmente essere letto due volte, se il lettore riterrà che un qualche saggio sia degno di una tale attenzione).

Questi problemi sono tutti astratti; ma per proporli ed esaminarli mi servo del veicolo dei particolari peculiari e mi­steriosi della natura. Io personalmente non sono mai riuscito a nutrire molto entusiasmo per una teoria scissa dai fatti. Così, quando desidero esplorare il potere esplicativo della teoria del­l'evoluzione (sezione 1), scrivo sulle apparenti stranezze risol­te dalla concezione darwiniana: i pesci nani di sesso maschile saldati fisicamente alle femmine, gli aculeati che paralizzano altri insetti per fornire un banchetto vivente alle loro larve, giovani uccelli nidiaci che uccidono i loro fratelli e sorelle spin­gendoli semplicemente all'esterno di un anello di guano che funge da "nido," e acari maschi che compiono il loro ciclo vi­tale in una frazione del tempo concesso alle femmine. Altri sag­gi si occupano di generalità attraverso l'esame di misteri parti­colari; perché i genitali delle iene macchiate imitano il pene e lo scroto del maschio; perché nessun animale di grandi dimen­sioni si muove su ruote; in che modo le galline possono essere indotte a formare denti quando nessun uccello ne ha prodotto per più di cinquanta milioni di anni; come avviene che alcuni ditteri formino zampe in bocca (mi occupo addirittura di una zanzara innocua affetta da questa deformità); perché la scompar­sa dei dinosauri coincise con un'estinzione di almeno il 25 per cento delle famiglie di invertebrati marini; le zebre sono nere con strisce bianche o bianche con strisce nere, e quale regola generale unisce i loro vari tipi di disegno? Io penso persino che una qualche generalità risieda dietro il mio saggio sulle barre al cioccolato Hershey che diventano sempre più piccole, ma non voglio far loro pubblicità. C'è anche dell'umorismo pu­ro (o almeno tentativi in quel senso).

Darwin, nel suo terzo centenario in questo secolo, sarebbe in effetti soddisfatto nel constatare il vigore della sua figlia, ben cresciuta e diventata grande e robusta. Egli guarderebbe con fa­vore anche alle discussioni legittime e di vasta portata che si fanno attorno alla sua teoria, giacché l'assenza di dogmatismo è il marchio più genuino di un grande scienziato. Nel primo centenario, quello del 1909, William Bateson, forse il meno darwiniano di tutti i partecipanti, fece a Darwin l'omaggio più bello scrivendo: "Dobbiamo onorare in lui non il merito per­fezionato di qualcosa di ormai compiuto e definitivo, ma la for­za creativa con cui egli diede l'avvio a una linea di scoperta in­finita per varietà ed estensione."

 

1 I primi due volumi, Ever Since Darwin e The Panda's Thumb [per i dati biblio­grafici sulla traduzione italiana si veda la Bibliografia], furono pubblicati dalla W.W. Norton nel 1977 e nel 1980 e sono disponibili sia in edizione rilegata sia in brossura. La fonte di quasi tutti i saggi pubblicati in tutt'e tre i volumi è la mia rubrica mensile, intitolata Ibis View of Life, in "Natural History Magazine." Fanno eccezione tre saggi tra quelli pubblicati in questo volume. Il numero 19 apparve per la prima volta in "Discovered Magazine" nel maggio 1981; il numero 24 fu scritto per il libro ]unk Food, edi­to dalla Dial Press nel 1980. Ho inoltre scritto il saggio 17 espressamente per questo vo­lume come commento alle critiche ricevute dal saggio 16 dopo la sua prima pubblicazio­ne in "Natural History."

Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 29/03/2009 alle ore 14:08


Invia un commento


Scrivi 395 nel campo a lato (obbligatorio)



Testo del commento (max 2000 caratteri)

Scrivi un tuo nick (max 20 caratteri)


Anche per chi invia commenti è utile leggere la seguente pagina.



^torna su

© 2006 Circolo Bertrand Russell circolorussell.it

^torna su