Chi l’ha vista?
Tutto il peggio della tv
da Berlusconi a Prodi (o viceversa)
Presentiamo di seguito l’introduzione tratta da questo accattivante libro
di Norma Rangeri, edito da Rizzoli (2007).
Questo libro è dedicato a tutti i telespettatori italiani. In particolare
a quelli che la televisione la vedono con occhi bene aperti. Chi l'ha vista? e
il racconto degli ultimi quindici anni, del mio lungo viaggio in un'anomalia
italiana.
È 1'inizio del 1992, quando, nell'imminenza delle elezioni politiche,
Luigi Pintor mi propone di lasciare la sezione politica del «manifesto» per
scrivere una rubrica giornaliera sulla televisione, i Vespri. Un modo per
continuare a occuparmi di politica ma da un punto di vista diverso, nuovo.
Chi l'ha vista? è la storia vissuta da giornalista, quotidianamente,
seguendo innanzitutto la bussola dei telegiornali, in genere studiati come
macchine separate dal resto dei programmi. Per me, invece, il telegiornale è
1'architrave che da forma e sostanza all'intero edificio mediatico. Per il
particolare e strettissimo rapporto che lega le testate televisive agli editori
di riferimento (i partiti). Per la grande influenza che essi hanno sugli
orientamenti dell'opinione pubblica, scandendo i temi dell’agenda politica. Perché
sono i «programmi» più visti. Per il legame di causa-effetto che
inevitabilmente riverbera sul resto della programmazione.
Senza 1'assordante, pretestuoso, giornaliero tamburo sui fatti di Cogne
non avremmo subito 1'ossessiva overdose dei talk-show sull'uccisione del
piccolo Samuele. Se i telegiornali non si fossero trasformati in un campionario
di gossip e sexy-calendari non avremmo assistito al porno-soft del varietà del
sabato sera o alle domeniche bestiali con le protagoniste di Vallettopoli
ingaggiate per 1'intrattenimento familiare.
A questo scandaloso modo, tutto italiano, di rappresentare la donna è
dedicata la prima parte del libro: il Peep Show del varietà. Insieme alla
straordinaria diffusione del reality, in onda e di moda in tutto il mondo, in
Italia diventato il collante di ogni programma, dal più serio al più
disimpegnato. L'uno e 1'altro, in realtà accomunati dallo smutandamento
generale, dal voyeurismo spinto al massimo: dal divorzio in diretta di Al Bano
e Loredana Lecciso alla pubblica lite epistolare tra Veronica Lario e Silvio
Berlusconi.
Nella seconda parte facciamo Zapping nei generi preferiti dalla
televisione, affamata guardona dei peccati altrui. Una maratona nell'horror di
Cogne, nella processione di TeleVaticano, nella Guerra della manipolazione dopo
l'11 settembre del 2001. Tre robuste correnti che hanno modellato il senso
comune, mettendoci di fronte a una immagine della realtà che chi la tv la
frequenta poco, nemmeno può concepire.
Infine, l’Informazione. In Italia, con una percentuale minima di
lettori di quotidiani, il telegiornale è la principale, e nella stragrande
maggioranza dei casi anche unica, fonte di informazione. Raccontare le diverse
stagioni del Tgl, dai tempi di Bruno Vespa a quelli di Gianni Riotta, e
ripercorrere la tumultuosa vicenda politica che da Tangentopoli al berlusconismo,
ai governi di centrosinistra ha segnato il Paese. Purtroppo senza particolari
differenze tra 1'era televisiva del Cavaliere e quella del professor Prodi.
Per nostra fortuna, ogni tanto, grazie ai Benigni, ai Celentano, ai
giornalisti scrupolosi e attenti, ai comici di valore, alle fiction e ai serial
di qualità, abbiamo potuto ridere, conoscere, riflettere e divertirci. Ma
troppo raramente per giustificare 1'esistenza di un servizio pubblico
nazionale, brutta copia del concorrente commerciale. La tv di qualità esiste,
ma va cercata sul terreno minato dell'audience.