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LE REPUBBLICHE ROMANE  DEL MEDIOEVO

Prima parte

di Nunzio Miccoli – numicco@tin.it

 

 

Nell’VIII secolo Pipino I e Carlo Magno posero le basi del futuro stato della chiesa, che, con il sostegno dei germani, si separò prima dalla tutela di Bisanzio e poi da quella dei longobardi, così il papa ascese da vicario di Bisanzio, a vicario di Cristo, a capo di una repubblica, a sovrano elettivo. Infatti, all’inizio il papa era eletto nel corso di un’assemblea popolare, furono i papi i primi a dare a Roma, emancipata da Bisanzio, il nome di repubblica romana.

Ben presto però la repubblica, prima gentilizia e poi popolare, si pose contro il papa, il principe Alberico, rinchiuse papa Giovanni XI (931-935) e si pose a capo di una repubblica gentilizia, circondato dal senato degli ottimati, cioè dall’alta nobiltà.

L’aristocrazia romana aveva ridato vita al senato, con competenze amministrative e giudiziarie, ed ora  rivendicava il diritto di eleggere imperatore e papa, diritti già appartenuti ai romani.

Il papato si riprese imponendosi sui nobili e poi cercò anche di prevalere sull’imperatore, infatti, quando divenne papa il monaco cluniacense Gregorio VII (1073-1085), questo teorizzò la teocrazia papale e il primato della chiesa sull’impero; questo papa, come Innocenzo III (1198-1216), riteneva di essere un sovrano con il potere di scomunicare e nominare gli altri sovrani e di orientare la politica dei governi laici.

nel 1083 l’imperatore Enrico IV gli si rivoltò e arrivò minaccioso a Roma, Nel 1106 il successivo imperatore Enrico V scese in Italia e fece devastazioni. il papa era contro l’investitura dei vescovi da parte dell’imperatore; i romani volevano sottrarre all’imperatore anche l’investitura del prefetto.

Papa Gelasio II (1118-1119) era sostenuto dai normanni e osteggiato dal  partito imperiale, l’imperatore Enrico V arrivò  a Roma e lo fece fuggire, poi fece antipapa Gregorio VIII, accettato dalla repubblica romana. Il popolo romano era volubile e ondeggiava tra papa e imperatore, anche se era sempre avverso al potere civile del papa.

Sotto Onorio II (1124-1130), due famiglie nobili si contendono il potere: i Frangipane e i Pierleoni, che aspiravano alla carica di prefetto ed al soglio pontificio; Onorio II creò cardinali più vicini alla famiglia dei Frangipane, cioè apparteneva al loro partito.

Innocenzo II (1130-1143) fu eletto dai cardinali del partito del Frangipane e perciò i Pierleoni gli opposero un antipapa nella persona dell’ebreo Anacleto II.

L’imperatore Lotario III sosteneva Innocenzo II e arrivò a Roma per ricevere la corona imperiale, però il popolo romano e i normanni dell’Italia meridionale sostenevano Anacleto II; Lotario III si scagliò contro i nemici d’Innocenzo II e li sbaragliò.

Partito l’imperatore, il popolo romano ristabilì l’autorità del senato e decretò la fine del potere temporale dei papi, proclamando la repubblica guidata da Giordano Pierleoni, fratello di Pietro, cioè di Anacleto II; i romani costrinsero Innocenzo II a rifugiarsi nella fortezza dei Frangipane, alleati con  i corsi, cioè la colonia corsa di Roma.

Una Pierleoni  sposò il normanno Ruggero di Sicilia, pare che Innocenzo II fu fatto papa irregolarmente, mentre i Pierleoni fecero eleggere papa, nella procedura corretta, Pietro Pierleoni, già cardinale, con il nome di Anacleto II (1130-1138).

Innocenzo II fu riconosciuto da Germania, Francia e Inghilterra, mentre Anacleto II dal popolo romano e da Ruggero di Sicilia; però, negli annali dei pontefici o liber ponificalis, tra i papi, fu posto  Innocenzo II, mentre Anacleto II fu declassato ad antipapa, probabilmente  perché ebreo.

Innocenzo II fuggì a Pisa, dove il concilio del 1135 lo confermò come papa, chiese ancora aiuto all’imperatore contro  i romani  ed a Bisanzio contro il normanno Ruggero II. Grazie alla mediazione di Bernardo di Chiaravalle, Lotario III  annunciò una nuova campagna in Italia, Bernardo gli chiedeva di liberare la chiesa dalla rabbia ebraica, si riferiva ad Anacleto II.

Innocenzo II prevalse  su Anacleto II  perché si enfatizzava l’origine ebraica del suo rivale, in città ci furono scontri armati tra le due fazioni, Innocenzo II aveva migliori relazioni internazionali del suo rivale, godeva del sostegno del suo amico Bernardo di Chiaravalle,  del re di Francia Luigi VI, del re d’Inghilterra Enrico I, dell’imperatore Lotario III e dell’episcopato dell’impero. La dieta imperiale del 1130, sotto Lotario III,  riconobbe come papa Innocenzo II.

GIORDANO PIERLEONI

La ribellione romana al papa perdurò sotto i papi Innocenzo II, Celestino II e Lucio II, il consiglio comunale ed i nobili si opponevano al papa, la neonata repubblica elesse a sua guida Giordano Pierleone, fratello dell’antipapa Anacleto II.

Quando fu eletto papa Eugenio III (1124-1153), discepolo di San Bernardo di Chiaravalle, questo rifiutò la costituzione repubblicana, perciò il popolo insorse e distrusse le ville dei cardinali.

Nel 1144 Eugenio III, per annientare l’Islam, lanciò il proclama per la seconda crociata (1147-1149), gli italiani fornivano flotta, armi e macchine d’assedio, animatore dell’impresa era Bernardo di Chiaravalle, come della prima era stato Pietro l’eremita.

Secondo Bernardo di Chiaravalle, il combattente di Cristo poteva uccidere con coscienza tranquilla, contro gli slavi pagani creò reparti di diversi paesi,  con la parola d’ordine: ”Battesimo o sterminio!”; Bernardo era molto influente, condizionava i papi, li indottrinava e li faceva eleggere,  sostenne Innocenzo II ed era contro i romani, sobillò il re di Francia  e il papa contro i catari.

Nel 1143, sull’esempio delle altre città italiane del centro-nord, la nobiltà minore romana si unì al ceto medio per fondare le libertà comunali, s’impadronì del Campidoglio e scacciò gli ottimati,  cioè l’alta aristocrazia; ora il senato era divenuto plebeo o meglio borghese.

I grandi nobili, detti anche ottimati e consoli, avevano in precedenza costituito il senato del Campidoglio e avevano costituito un’oligarchia ed un governo aristocratico, quando nel 1143 questo fu rovesciato, fu insediato il consiglio comunale.

In questo quadro, i papi, che si erano scontrati spesso con i nobili e  li volevano divisi, non cercarono l’appoggio del ceto medio, per non destare lo spirito comunale; infatti, nel centro-nord d’Italia, i vescovi-conti avevano perso la sovranità territoriale a vantaggio dei comuni.

ARNALDO DA BRESCIA

Nel 1143 il monaco Arnaldo da Brescia era a Roma, affermava che il clero non doveva possedere proprietà, né esercitare il potere temporale; divenne la guida del comune di Roma e si pronunciò contro il clero mondano, esortando il popolo a disobbedire al papa e ai vescovi corrotti.

Arnaldo condannò il battesimo dei bambini e negò la validità ai sacramenti amministrati dai sacerdoti indegni, accusava il papato di corruzione; Eugenio III (1145-1153), che aveva armato la seconda crociata, fu definito da  Arnaldo da Brescia “cane sanguinario”.

Eugenio III  rifiutò la costituzione repubblicana, perciò il popolo insorse e la città cadde sotto il controllo del senatore Brancaleone degli Andalò, appoggiato dalla borghesia; questo  fondò una nuova repubblica nemica degli ottimati e del papa.

Poi i senatori romani ottennero da Eugenio III che riconoscesse la costituzione repubblicana ed elessero un patrizio con ampi poteri, nella persona di Giovanni Pierleoni, e fecero comandante della milizia  Giordano Pierleoni.

Il santo abate Bernardo di Chiaravalle, nato nel 1090 in Borgogna, faceva parte dell’alta nobiltà, costruì tanti conventi in Francia, sostenne Innocenzo II contro i romani e contro Anacleto II, combatté Arnaldo Da Brescia e in Aquitania e Linguadoca sobillò il re di Francia  e il papa contro i catari.

Bernardo fu l’instancabile predicatore della guerra santa e propagandista della seconda crociata, in Francia lavorò con strepitoso successo nel reclutamento; diceva che la guerra era celestiale, era un mistico della guerra, chiamava i musulmani cani e porci, diceva che la morte in una guerra santa era un guadagno, perché consentiva di raggiungere il paradiso.

Bernardo era anche taumaturgo,  reclutò nobili, popolo, briganti e sbandati, però anche la seconda crociata finì nella disfatta; questa crociata  prese le mosse nel 1147 e, come la prima, cominciò con la strage degli ebrei del Reno; però Bernardo non voleva lo sterminio degli ebrei, diceva che andavano vessati ma risparmiati, perché erano una testimonianza vivente per i cristiani.

Quando Arnaldo da Brescia era a Roma, il papa lanciò l’interdetto sui romani ribelli, così nella città cessarono le cerimonie religiose, i sacramenti e la tumulazione in terra consacrata; i romani temettero soprattutto di perdere i pellegrini diretti Roma che portavano soldi.

Eugenio III (1145-1153) si alleò con il re normanno Ruggero, che pose l’assedio a Roma, mentre la repubblica chiese l’aiuto all’imperatore Corrado III; i romani erano intenzionati ad abbattere il potere temporale dei papi ed il trasformismo della politica produceva il cambio delle alleanze.

I nobili romani  rappresentavano il partito guelfo del papa, contrario al popolo e all’impero; quando divenne papa Eugenio III, i senatori del governo popolare gli chiesero la rinuncia al potere civile e il riconoscimento della repubblica.

il papa rifiutò e fu costretto a fuggire, a Roma i palazzi degli ottimati favorevoli al papa furono saccheggiati ed il governo popolare abolì anche la prefettura imperiale.

Come Milano, anche Roma voleva la sovranità sulle piccole repubbliche di campagna ed il senato voleva costringere la nobiltà feudale ad accettare l’investitura feudale dal Campidoglio, anziché del papa; però poi, a causa dei continui disordini e della perdita dei pellegrini, i romani chiesero il ritorno del papa. Eugenio III (1145-1153),  con un trattato, riconobbe la repubblica, mentre i romani  insediarono un nuovo prefetto.

I 56 senatori erano prevalentemente borghesi e plebei, mentre prima erano stati aristocratici, nel senato erano rappresentate le compagnie della milizia, i cittadini elettori formavano, con i loro rappresentanti, un parlamento popolare che si riuniva in Campidoglio.

Il senato era anche tribunale civile, però non vi erano trattate le liti fra ecclesiastici, riservate a tribunali ecclesiastici; il papa decideva in appello, la repubblica si dava leggi e dichiarava la guerra senza sentire il pontefice.

Arnaldo da Brescia, voleva abbattere il dominio temporale dei papi e sostenere il comune, sosteneva la povertà apostolica e la purezza dei costumi, i suoi seguaci erano detti lombardi o arnoldisti; Arnaldo prendeva spesso la parola in parlamento, condannava i vizi dei cardinali, diceva che il papa era assassino e avido.

Fu fatto consigliere comunale e propose di creare dei cavalieri, tra la piccola nobiltà, favorevole al popolo; ciò perché la piccola nobiltà ed il basso clero aderirono al comune; Eugenio III, quando tornò a Roma, scomunicò Arnaldo, mentre San Bernardo invitava i romani a tornare al loro pastore.

I romani erano infiammati da Arnaldo, però, dopo aver accolto, per interesse, Eugenio III, furono costretti anche a riconoscere il successivo papa Adriano IV (1154-1159), che voleva abrogare la costituzione capitolina, espellere Arnaldo e seppellire la repubblica ed il senato; allora i romani chiesero aiuto a Guglielmo I di Sicilia, mentre Adriano IV si chiuse in San Pietro.

Poi Adriano IV acconsentì a togliere l’anatema sulla città, a condizione che lo scomunicato Arnaldo fosse cacciato, il monaco fuggì da Roma, mentre i romani facevano giungere all’imperatore dei messaggi, con cui  dicevano di volersi scuotere il giogo dei preti.

purtroppo lo Hohenstaufen imperatore non comprendeva lo spirito di libertà che infiammava le città italiane e riteneva che le glorie dei romani erano state ereditate dai tedeschi e le glorie degli imperatori romani dagli imperatori tedeschi.

Federico I arrivò a Roma, preceduto da Adriano IV, e non riconobbe la costituzione cittadina, i romani si sentivano traditi, erano stati  privati del diritto elettorale dell’imperatore e del papa ed ora  l’imperatore era incoronato dal papa.

I  cittadini della repubblica romana avevano offerto a Federico I Barbarossa la corona imperiale ed un tributo annuo in oro, ma Federico I, forte dei diritti feudali, li aveva respinti e preferì farsi incornare  da papa Adriano IV, che voleva  rovesciare la repubblica.

Arnaldo da Brescia aveva flagellato le istituzioni ecclesiastiche, per lui la chiesa di Roma era ricettacolo d’usurai e una spelonca di briganti; affermava che il papa era un sanguinario che santificava uccisioni ed incendi, un ipocrita smanioso di potere, che si preoccupava solo della sua carne, svuotando le tasche degli altri e  riempiendo le sue.

Arnaldo fu l’animatore della rivoluzione comunale,  inalberò il potere del comune popolare contro nobiltà e clero; questo monaco, nato a Brescia, divenne tribuno popolare, voleva purificare la chiesa ed emancipare la borghesia; Brescia era stata una delle sedi dei patarini, contrari all’alto clero simoniaco infeudato all’impero, cioè ai vescovi-conti.

Arnaldo affermava che il possesso di terre da parte del clero contrastava con la dottrina cristiana, che i preti dovevano sostenersi solo con le decime, che il potere civile apparteneva alla repubblica.

proponeva di togliere ai vescovi il potere  temporale, era contro le investiture di feudi da parte del clero; i romani lottarono con lui contro il potere temporale dei papi, però, contemporaneamente, desideravano anche un ritorno ai fasti del passato, credevano ancora alla missione storica di Roma.

San Bernardo condannò il ribelle  Arnaldo e i suoi alleati Pierleoni e Abelardo (1079-1142). Arnaldo da Brescia era stato un entusiasta della repubblica, si era appoggiato al basso clero ed alla  borghesia, voleva una repubblica romana indipendente dal papa e dall’imperatore; nel 1145 era divenuto la guida del comune di Roma e si pronunciò contro il clero mondano. Voleva abbattere il dominio temporale dei papi e sostenere il comune.

Per sfuggire all’imperatore sceso in Italia, Arnaldo, per prudenza, si era rifugiato a Zurigo e nelle valli alpine dove entrò in contatto con i catari, i suoi discepoli confluirono nei valdesi.

ritornato in Italia, fu catturato da Federico I, i romani, sperando di liberarlo, assalirono, senza successo, l’accampamento dell’imperatore.

Federico I si allontanò da Roma, accompagnato dal papa, con Arnaldo prigioniero;  nel 1155, a Soratte, Arnaldo fu impiccato, come eretico e ribelle, le sue ceneri furono disperse nel Tevere, poi il pontefice assolse le truppe tedesche da ogni colpa per il sangue versato a Roma. papa Adriano IV sosteneva i comuni lombardi, retti da borghesi, che lottavano per l’autonomia contro Federico I Barbarossa, però combatteva  la repubblica romana.

Forse per vendicarsi del sostegno dato dal papa alle città ribelli del nord d’Italia, ad un certo punto l’imperatore contestò la donazione di Costantino ed affermò che i vescovi dovevano rinunciare ai beni terreni, ora adottava le tesi di Arnaldo che aveva impiccato. 

Arnaldo da Brescia aveva dimostrato il falso della donazione di Costantino,  che aveva dato origine alla sovranità territoriale del papa; il suo discepolo,  Wezel, informò Federico I Barbarossa che la donazione di Costantino era una favola.

Oggi alcuni studiosi cattolici definiscono questi  falsi medioevali “devozione antica” ed i falsari della chiesa come “venerabili falsari”, nel 1440 anche Lorenzo Valla, segretario del papa, riconobbe l’imbroglio.

Adriano IV voleva l’affrancamento dal potere imperiale senza rinunciare al suo potere temporale, reclamava la magistratura su Roma, chiedeva la sovranità per lo stato della chiesa; però l’imperatore non voleva rinunciare alla signoria su Roma, mentre i romani volevano essere liberi da papa e imperatore.

Adriano IV, volendo rovesciare la repubblica, aveva chiesto aiuto a Federico I Barbarossa, mentre i romani si rivolsero al re normanno Guglielmo I, succeduto a Ruggero. In città cresceva l’ostilità contro i preti ed un cardinale fu pugnalato, perciò il papa lanciò l’interdetto sulla città, sospendendo le funzioni religiose.

Visti i nuovi contrasti tra papa e imperatore, il senato romano cercò di riavvicinarsi a questo e gli chiese un’amnistia, l’imperatore la concesse;  Federico I Barbarossa (1121-1190) fece la pace  con la repubblica romana, riconobbe il senato romano e la repubblica romana, nominò un prefetto imperiale e  fece eleggere un nuovo consiglio comunale.

Nel 1159 Adriano IV morì,  questo anglosassone, come già Gregorio VII, voleva realizzare la signoria universale del pontefice; i baroni romani si erano indeboliti e avevano accettato di diventare feudatari del pontefice, solo il senato dal Campidoglio resisteva al papa.

Una nuova dottrina, derivata da Arnaldo da Brescia, Marsilio da Padova, Ockham, Wycliff, Lollardi, Giovanni Hus e Gerolamo di Praga contestava il potere temporale dei papi, l’assolutismo papale, la gerarchia della chiesa e dava la prevalenza alle sacre scritture; allora la Germania era più religiosa dell’Italia,  più avanti, proprio in questo paese sarebbe esploso  Lutero.

Clemente III (1187-1191) cercò la pace con il senato romano, ormai esistente da 44 anni, il papa propose alla città un rapporto come quello esistente tra impero e comuni lombardi, perciò fu fatto capo della repubblica.

Competeva alla repubblica romana dichiarare la guerra, poi anche i nobili riconobbero il senato popolare. Con la costituzione romana del 1188, furono neutralizzati imperatore e nobili, il rapporto tra Roma e impero era sciolto e, con il trattato di Anagni, il papa rinunciò al potere legislativo e di governo a vantaggio del comune.

Al tempo di Celestino III (1191-1198) il senato era fatto in maggioranza di borghesi e cavalieri, poi fu posto a capo della repubblica un solo uomo, era la dittatura; si fece senatore unico Benedetto Carushomo, un borghese, al quale  successe Giovanni Capoccio e poi Giovanni Pierleoni.

Nel 1197 fu restaurata la costituzione democratica ed il senato collettivo e nel XIII secolo decaddero le famiglie dei Frangipane e dei Pierleone.

MARSILIO DA PADOVA

sulla scia di arnaldo da brescia, marsilio da padova (1280-1343)  aveva  contestato il primato del papa, sostenendo che Pietro non era mai giunto a Roma, sosteneva che il papa non aveva alcun diritto ad eleggere o deporre l’imperatore.

sostenne la superiorità del concilio sul papa ed  auspicò un controllo statale sulla chiesa, dimostrò che anche le decretali pseudoisidoriane, che sostenevano i poteri del papa ed i privilegi della chiesa, erano false, perciò fu bollato dalla chiesa come eretico e scomunicato.

Contestava le ambizioni papali e proponeva la sovranità popolare, voleva sottomettere la chiesa allo stato, non riconosceva alla chiesa potestà punitiva, contestava ogni pretesa di supremazia del papa, come la giurisdizione indipendente per vescovi e sacerdoti, era a favore di una monarchia  costituzionale. Da ricordare che dal 1309 al 1367 il papa risiedeva ad Avignone e governava roma per mezzo di un suo vicario,

L’aristotelico Marsilio da Padova, nell’opera “defensor pacis” difendeva il potere temporale dell’imperatore e attaccava il potere spirituale del papa; affermava che Pietro non era stato maggiore degli altri apostoli, che non era stato fatto capo della chiesa, che non aveva fondato il vescovado di Roma e non era mai stato in questa città, diceva che i religiosi non avevano la potestà di giudicare e che il papa non aveva l’autorità terrena.

Marsilio affermava che nessun prete aveva la potestà di sciogliere e legare, che questo compito spettava a Dio, che il concilio poteva insediare e deporre il papa, il quale non poteva convalidare l’elezione imperiale; che non la gerarchia, ma la comunità dei fedeli costituiva la chiesa, affermava la superiorità del concilio ecumenico sul papa.

Guglielmo di Ockham, pieno d’erudizione scolastica, concordava con Marsilio, confutava la donazione di Costantino e collocava imperatore e concilio ecumenico al disopra del papa; affermava che l’incoronazione dell’imperatore poteva essere fatta da qualunque vescovo, i monarchisti sottoponevano la chiesa allo stato e tanti, contro il papa, si appellavano alle sacre scritture.

Anche Dante (1265-1321) nel “De monarchia” riconosceva i diritti inviolabili del popolo romano, espropriati dal papa.  Marsilio propose  all’imperatore Ludovico IV il Bavaro di farsi incoronare dal popolo romano.

a Roma, Marsilio faceva parte di una commissione mista di laici ed ecclesiastici, riunita in parlamento, la quale dichiarò eretico il papa francese Giovanni XXII (1316-1334), residente ad Avignone, e lo depose; lo accusò di aver accumulato tesori, di nepotismo e d’usurpazione dei poteri, di aver spogliato le chiese e di aver venduto uffici ecclesiastici.  Roma non cessava di attrarre i grandi lumi.

I monarchisti ed i riformatori affermavano che il papa poteva essere giudicato da imperatore e concilio e poteva essere deposto, perciò il popolo bruciò Giovanni XXII in effige; l’assemblea popolare deliberò che il papa doveva risiedere a Roma e doveva allontanarsi dalla città solo con il consenso dei romani.

Nel 1305 il re Filippo IV il Bello di Francia aveva fatto eleggere papa il francese Clemente V (1305-1314), che si stabilì ad Avignone, Giovanni XXII era il suo successore, da allora il papa prese a risiedere ad Avignone (1309-1367).

la sua lontananza da Roma, favorì le aspirazioni autonomiste e repubblicane della città, che però, a causa della lontananza del papa,  ne perse economicamente; invece il papa, che era ad Avignone,  era controllato dal re di Francia, comunque egli,  all’inizio, poiché distante da Roma, per contenere i nobili della città, sostenne Cola di Rienzo (1313-1354).

Al tempo di Clemente V, i Colonna, gli Orsini e altri nobili, facevano parte del senato, anche Clemente V ottenne la carica senatoria a vita, però la repubblica era indipendente ed il clero era escluso dalle cariche statali. I romani ordinarono ai cardinali di incoronare imperatore Enrico VII,  da parte sua, l’imperatore giurò di difendere la repubblica romana e le sue leggi.

 

Bibliografia:

K. Deschner “ Storia criminale del cristianesimo” – Ariele Editore,

F. Gregorovius “Storia delle città di Roma nel medioevo” – Einaudi Editore,

Claudio Rendina “I papi storia e segreti” –  Newton Editore, 

Claudio Rendina “Il Vaticano storia e segreti” – Newton Editore,

Giancarlo Zizola “Il conclave” – Newton Editore,

Bruno Giordano “Gli italiani sotto la chiesa” – Mondadori Editore,

Leopold Rancke “Storia dei papi” - Sansoni Editore.

Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 29/10/2008 alle ore 20:30


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