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Il cristianesimo secondo Voltaire

 

di Michele Turrisi

 

 

Amsterdam 1765: l’editore Varberg appronta una nuova edizione del Dictionnaire philosophique portatif che presenta nuovi articoli. Tra questi, uno basato su di una tanto provocatoria quanto avvincente visione intitolato “Dogmi”, dove il grande illuminista francese svolge – con la sua tipica graffiante ironia – incisive considerazioni a proposito del criterio in base al quale ogni essere umano sarà giudicato quando comparirà davanti al Tribunale divino alla fine dei tempi.

La scena del giudizio universale viene descritta profeticamente da Gesù in persona; a darcene conto è solo san Matteo (si raccomanda di leggere il passo evangelico in questione: Matteo, cap. 25, vv.31-46 - http://www.laparola.net/testo.php).

Nel gran giorno del Giudizio gli uomini di tutti i tempi saranno divisi in due classi (i benedetti e i maledetti) e il loro destino eterno sarà deciso non sulla base di ciò che avranno creduto ma unicamente sulla base di ciò che avranno fatto di bene all’umanità, secondo la regola d’oro “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro” (Matteo 7,12). Del resto, secondo la Bibbia, “questa è la religione che Dio Padre considera pura e genuina: prendersi cura degli orfani e delle vedove che sono nella sofferenza, e non lasciarsi sporcare dal mondo” (Giacomo 1,27). Ma cos’è che rende immondo il mondo? Or le cose che “sporcano” il mondo e caratterizzano i discepoli del male sono manifeste, e sono: odio, violenza, iniquità, pregiudizi, intolleranza (cfr. Galati 5,19-21). Chi conduce una vita egoista, nel giorno del Giudizio si ritroverà alla “sinistra” (metaforicamente il posto degli empi, sui quali piomba la condanna) del Giudice supremo. Lo spirito del bene invece produce: “amore, gioia, pace, comprensione, cordialità, bontà, fedeltà, mansuetudine, dominio di sé” (Galati 5,22-23). Chi coltiva tali cose si ritroverà alla “destra” del Re di gloria, tra i giusti e “benedetti”.

La Bibbia dice ancora: “Aiutatevi a portare i pesi gli uni degli altri, e così ubbidirete alla legge di Cristo” (Galati 6,2). Anche per Voltaire in fondo “il Cristianesimo non insegna che la semplicità, l’umanità, la carità; pretendere di tradurlo in metafisica significa farne una fonte d’errori” (Lettere filosofiche). Verrà mai il giorno in cui tutti i credenti vedranno come priorità assoluta l’osservanza di questa salutare legge almeno tra di loro?

Nel brano che segue il principe dell’illuminismo manifesta tutta la sua idiosincrasia verso le credenze dogmatiche e il fanatismo religioso, picconando indifferentemente cattolici, protestanti e sacerdoti di tutte le specie. La vera religione? Fatti, non parole! E fatti di pace, tolleranza, solidarietà.

 

 

Il 18 febbraio dell’anno 1763 dell’era volgare ... fui trasportato in cielo, come sanno tutti i miei amici. ... Confesso candidamente di non sapere come avvenne il mio viaggio.

Si può ben credere che fui sbalordito; ma ciò cui non si crederà è che vidi giudicare tutti i morti. E chi erano i giudici? Erano, non vi dispiaccia, tutti coloro che hanno fatto del bene agli uomini ... tutti i grandi uomini che, avendo insegnato e praticato le virtù che Dio esige, sembravano i soli ad avere il diritto di pronunciare le sue sentenze.

Non dirò su quali troni erano seduti, né quanti milioni di creature celesti erano prosternate dinanzi al creatore di tutti i globi... Renderò conto qui solo di alcuni piccoli dettagli assai interessanti che mi colpirono.

Notai che ogni morto che perorava la sua causa, e che ostentava i suoi buoni sentimenti, aveva accanto a sé tutti i testimoni delle sue azioni. Per esempio, quando il cardinale di Lorena si vantò d’aver fatto adottare alcune delle sue opinioni dal concilio di Trento e, a ricompensa della sua ortodossia, domandava la vita eterna, subito comparvero attorno a lui venti cortigiane o dame di corte, che recavano tutte sulla fronte il numero dei loro appuntamenti con il cardinale. Si vedevano quelli che avevano gettato con lui le basi della Lega; tutti i complici dei suoi perversi progetti venivano a circondarlo.

Di fronte al cardinale di Lorena era Calvino, che si vantava nel suo rozzo dialetto di aver preso a calci l’idolo papale, dopo che altri l’avevano abbattuto. “Ho scritto contro la pittura e la scultura”, diceva; “ho reso evidente che le opere buone non servono proprio a niente, e ho provato che è diabolico danzare il minuetto:  cacciate subito di qui il cardinale di Lorena, e mettete me al fianco di san Paolo”.

Mentre parlava, apparve accanto a lui un rogo fiammeggiante; uno spettro spaventoso, che portava al collo una gorgiera spagnola mezza bruciata, usciva dal cuore delle fiamme con orribili grida: “Mostro”, esclamava, “mostro esecrabile, trema! riconosci quel Serveto (1) che hai fatto perire col più atroce dei supplizi, perché aveva disputato contro di te sul modo in cui tre persone possono fare una sola sostanza”. Allora tutti i giudici ordinarono che il cardinale di Lorena fosse precipitato nell’abisso, ma che a Calvino toccasse una punizione ancor più rigida.

(...) Il gesuita Le Tellier (2) comparve fieramente, con la bolla “Unigenitus” in mano. Ma attorno a lui spuntarono all’improvviso un mucchio di duemila mandati d’arresto. Un giansenista vi appiccò il fuoco: Le Tellier fu arso fino alle ossa; e il giansenista, che non aveva complottato meno del gesuita, ebbe la sua parte di scottatura.

Vedevo arrivare a destra e a sinistra truppe di fachiri, di talapoini, di bonzi, di monaci bianchi, neri e grigi, i quali avevano tutti immaginato che per fare la corte all’Essere supremo fosse necessario cantare, o frustarsi, o camminare tutti nudi. Udii una voce terribile che domandò loro: “Che bene avete fatto voi agli uomini?”. A quella voce seguì un cupo silenzio; nessuno osò rispondere, e furono tutti condotti alle Petites Maisons (3) dell’universo: è uno dei più grandi edifici che si possa immaginare.

Uno gridava: “Bisogna credere alle metamorfosi di Xaca”; un altro: “No, a quelle di Sammonocodom”. “Bacco fermò il sole e la luna”, diceva questo. “Gli dèi risuscitarono Pelope”, diceva quello. “Ecco la bolla In coena Domini”, diceva un nuovo venuto; e l’usciere dei giudici urlava: “Alle Petites-Maisons, alle Petites-Maisons!”.

Quando si pose termine a tutti questi processi, udii allora promulgare questa sentenza: “IN NOME DELL’ETERNO CREATORE, CONSERVATORE, REMUNERATORE, VENDICATORE, PERDONATORE, ecc., sia  noto a tutti gli abitanti dei centomila milioni di miliardi di mondi che ci siamo compiaciuti di formare, che non giudicheremo mai nessuno dei detti abitanti sulla base delle sue vacillanti idee, bensì unicamente sulla base delle sue azioni; poiché questa è la nostra giustizia”.

Confesso che per la prima volta sentii un tale editto: tutti quelli che avevo letto sul granello di sabbia  in cui sono nato finivano con queste parole: “Poiché questo è il nostro piacere (4)”.

 

(da Voltaire, Dizionario filosofico, trad. it. Newton Compton, Roma 1991, voce “Dogmi”, pp. 125-127)

 

 

NOTE

(1) Michele Serveto (1511-1553), medico e riformatore religioso spagnolo. Antitrinitario (De trinitatis erroribus, 1531), fu perseguitato da cattolici e protestanti e, accusato di eresia da Calvino, fu arso sul rogo a Ginevra. Come medico, si deve a lui la scoperta della circolazione polmonare del sangue.

(2) Michel Le Tellier (1643-1718), gesuita e confessore di Luigi XIV, uno dei maggiori responsabili della persecuzione dei giansenisti.

(3) Così un tempo si chiamava il manicomio di Parigi.

(4) “Car tel est notre plaisir” era in Francia la formula conclusiva dei regi decreti.

 

 

 

 

Articolo inviato Michele Turrisi il giorno 16/10/2008 alle ore 19:19


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