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L’INQUISIZIONE CATTOLICO-ROMANA NEL WEB NAZIONALE

Di Enrico Galavotti

 

In questa relazione sono stati presi in esame alcuni siti italiani che il più grande motore del web mondiale, Google, considera maggiormente rilevanti, quindi non necessariamente quelli a orientamento laico. Le pagine in lingua italiana che Google mette a disposizione, digitando la parola “Inquisizione”, sono 643.000.

A chiunque voglia fare una ricerca attraverso questo e altri motori sul tema dell’Inquisizione salterà facilmente agli occhi che non solo i siti espressamente laici hanno una visione storica più obiettiva del fenomeno dell’Inquisizione cattolico-romana, ma anche quelli aperti ai contributi liberi degli utenti, come p.es. Wikipedia. Questo a testimonianza del fatto che nel web l’interpretazione laica del fenomeno risulta essere di gran lunga prevalente rispetto a quella confessionale.

E’ interessante però verificare che cosa di questa interpretazione viene contestato dai siti dichiaratamente cattolici o comunque orientati in senso religioso.

Avremmo anche voluto mettere a confronto le tesi delle grandi enciclopedie telematiche: Encarta e Wikipedia, ma è così grande la sproporzione, a favore di Wikipedia, nella mole dei materiali offerti, che un’operazione del genere risulta irrilevante.

Il primo sito citato da Google è ovviamente quello di Wikipedia (it.wikipedia.org/wiki/Inquisizione), la più grande enciclopedia del mondo telematico. Questa enciclopedia, come noto, è continuamente aperta al libero contributo di utenti registrati, per cui è letteralmente impossibile presentare una versione definitiva dei suoi articoli.

Bisogna fare attenzione a non limitarsi immediatamente a quanto offrono i motori di ricerca, perché p.es. un sito come Wikipedia ha trattato, sul tema dell’Inquisizione, in maniera approfondita, la caccia alle streghe, che Google non mette in primo piano.

I grandi motori del web non possono andare troppo in profondità quando analizzano i siti, proprio perché sono generalisti e non tematici. E anche tra i motori generalisti non bisogna mai fidarsi soltanto del più noto a livello mondiale. Infatti se la stessa parola “Inquisizione” viene digitata in Yahoo, le pagine a disposizione non sono 643.000 ma più un milione, a testimonianza che Yahoo non è affatto inferiore a Google nei livelli di indicizzazione: p.es. ha evitato di mettere in prima pagina un sito come HorrorCrime (www.horrorcrime.com) che nella propria Presentazione afferma di avvalersi prevalentemente di Wikipedia. C’è comunque da dire che la rilevanza nelle prime pagine dei motori dipende anche dalla possibilità che un webmaster stipuli con loro un contratto particolare, anche a pagamento.

Significativo resta che anche in Yahoo il primo sito riportato è sempre quello di Wikipedia, a conferma che il sapere enciclopedico in rete si sta concentrando in questo momento su un unico grande portale, dove l’interpretazione dei fatti è frutto di una mediazione tra i tanti collaboratori . Il rischio può essere quello che alla fine si scrivano solo affermazioni “politicamente corrette”, però, prima di fare i “puristi della laicità”, sarebbe bene andarsi a leggere tutto quanto produce Wikipedia su un determinato argomento, confrontarlo con quello prodotto in altri siti (e parlo di siti non di testi cartacei) e poi eventualmente, se le nostre esigenze di fondatezza o di incisività non ci sembrano sufficientemente soddisfatte, proporre alla redazione di Wikipedia una collaborazione personale.

Ritengo che per l’area laica del web sia preferibile una strategia del genere, piuttosto che mettersi a creare propri siti che alla fine avrebbero una visibilità prossima allo zero. Lo dico per quelli che entrano in rete in questo momento, non per quelli che hanno siti di lunga data e che hanno fatto la storia del web nazionale. Ma lo dico anche per questi, se la gestione del sito è a titolo individuale: è fuor di dubbio infatti che le migliori cose in rete oggi si realizzano più facilmente là dove esistono degli staff redazionali e anche editoriali.

Una qualche forma di lavoro redazionale, parallelo a quello che sostiene Wikipedia, si pone oggi a tre livelli per il mondo laico presente in rete:

1. creare siti il cui contenuto laico sia molto evidente, per cui non viene richiesta alcuna mediazione tra tesi opposte né alcuna fatica a dover citare sempre le debite fonti per ogni affermazione che si fa. Un sito dal contenuto strettamente laico può essere importante anche semplicemente per le ipotesi interpretative che pone e che non possono essere al momento suffragate da fonti più o meno autorevoli. Peraltro sappiamo bene che ogni fonte, anche la più apparentemente sicura, è sempre soggetta a interpretazioni controverse, difficilmente univoche. E non solo o non tanto perché gli storici, soggettivamente, vogliono far valere punti di vista particolari, quanto piuttosto perché le fonti in genere sono frutto di manipolazioni di vario genere, che rendono oggettivamente difficile un’esegesi condivisa.

2. Un’altra alternativa a Wikipedia consiste nel creare un sito il cui contenuto laico viene concentrato su argomenti molto specifici o specialistici, come mai nessuna enciclopedia, impostata in maniera generalista, riuscirebbe a fare. Ma questo richiede molta competenza, e chi ne ha preferisce ancora oggi affidarsi all’editoria cartacea per poter pubblicare i propri lavori, pensando p.es. di sfruttarli per una carriera universitaria. Al momento il web non offre informazioni particolarmente dettagliate sugli argomenti che tratta. Oggi si può parlare di una cultura telematica di medio livello offerta a titolo gratuito, che tende sempre più ad approfondirsi e che però più si approfondisce più rischia di essere posta “sotto chiave”, cioè in un’area riservata a pagamento, come è il caso p.es. delle tesi di laurea.

3. Il terzo modo di andare oltre Wikipedia è quello di creare un portale laico strettamente vincolato ai fatti di attualità, dove gli aspetti culturali non risultano prevalenti o dove comunque questi aspetti vengono trattati con un’attenzione specifica per la polemica anticlericale, per la tutela della laicità dello Stato e in generale per la diffusione sociale e politica di una cultura laico-umanistica. E’ il caso p.es. di Resistenza Laica (www.resistenzalaica.it) o del sito dell’U.A.A.R. (www.uaar.it).

Tornando ai motori di ricerca, sappiamo benissimo che quelli generalisti, a fronte di un’impressionante quantità di informazioni, letteralmente esplosa a partire dal momento in cui per realizzare pagine web non occorre sapere nulla dei linguaggi telematici, fanno quello che possono quando ricercano le occorrenze su determinate parole.

In questo si evidenziano dei limiti che col passar del tempo diventeranno sempre più gravi, al punto che lo stesso Google sta oggi testando la possibilità di creare dei motori tematici che rendano le ricerche più mirate.

Persino quando si entra in Wikipedia, sono talmente tante le voci correlate al tema dell’Inquisizione che di primo acchito non ci si rende ben conto dell’enorme mole di informazioni presenti in questo portale. Se uno volesse usare le pagine di Wikipedia dedicate all’Inquisizione, potrebbe stampare un fascicolo di oltre 100 pagine in A4.

Questo modo di procedere di Wikipedia, per quanto soggetto, inevitabilmente, a varie contestazioni, specie là dove non si citano le fonti, o là dove sorgono opposte interpretazioni, ha comunque dato risultati molto più significativi di quelli presenti nelle enciclopedie tradizionali, ove gli articoli vengono prodotti da accademici a pagamento.

Il secondo sito citato da Google è un blog (www.bloggers.it/Hereticus/) appartenente a un webmaster di nostra conoscenza: Italo Pulviani, che in rete si fa chiamare Hereticus e che col suo Clerofobia precede addirittura, su questo argomento, un colosso Microsoft come Encarta.

Il motivo per cui risulta nella prima pagina di Google è molto semplice: ha concentrato la sua attenzione su un argomento specifico, svolgendolo in maniera molto dettagliata: I supplizi e le torture applicati dalla "Santa" Inquisizione nel corso dei secoli. Questo modo di procedere viene esaltato dai motori di ricerca, che han sempre bisogno di mettere in primo piano le novità del web, e questo anche se Italo ha allestito un nuovo sito con molti più argomenti dedicati al tema dell’Inquisizione: www.clerofobia.it, e con testi presi anche da altri siti, di cui si raccomanda la lettura, offrendo essi una panoramica storica di buon livello (notevoli p.es. sono gli interventi di Nunzio Miccoli sui rapporti Censura e storia).

Niente di particolare invece è il terzo sito, quello dell’enciclopedia Encarta. Appare nella prima pagina di Google e di Yahoo semplicemente perché appartiene alla Microsoft, ma si tratta di un sottoprodotto della De Agostini e della Treccani, riadattato per il web a mo’ di Bignami. La grande concorrenza di Wikipedia l’ha costretta a rinunciare alla richiesta di pagamento per la lettura dei suoi testi. Fa anzi un po’ ridere il fatto che mentre Wikipedia autorizzi a copiare i propri testi, molto più approfonditi di quelli dell’Encarta, quest’ultima invece preferisca mettere bene in evidenza in ogni sua pagina la dicitura: “Tutti i diritti riservati”.

Il primo sito confessionale, citato da Google sul tema dell’Inquisizione, è Storia Libera (www.storialibera.it), un sito chiaramente orientato a destra, filociellino, ben documentato, in quanto affronta il tema religioso, o meglio il tema del cristianesimo, dall’epoca primitiva ad oggi. E lo affronta collegando strettamente cultura e politica, in una visione non solo confessionale della vita sociale ma anche integralistica, in cui cioè si vorrebbe un ruolo delle istituzioni chiaramente favorevole al cattolicesimo-romano. Per i testi si avvalgono di una rete di collaboratori molto estesa. Non accettano cose che li contraddicano.

Sul tema dell’Inquisizione mettono a disposizione 19 documenti, scritti prevalentemente da Francesco Pappalardo e Rino Camilleri. Pappalardo è uno di quegli intellettuali meridionali che contesta l’unificazione nazionale in quanto il governo piemontese avrebbe distrutto il Mezzogiorno, ma alla soluzione “borghese” e “centralista” del governo sabaudo, propone un’alternativa che somiglia molto da vicino allo Stato feudale di matrice cristiana, che storicamente fu rappresentato dai Borboni. Un suo articolo dedicato all’Inquisizione, pubblicato da Alleanza Cattolica (www.alleanzacattolica.org), viene riportato da Google nella prima pagina del motore.

Quanto a Rino Camilleri, costui si dichiara espressamente apologo dei “santi militari”, dell’Opus Dei, dei Legionari di Cristo, dell’associazione di destra Alleanza Cattolica e quant’altro.

Il “pensiero forte” di questi intellettuali sull’Inquisizione si riduce a tre punti:

1. su 100.000 processi effettuati da tribunali civili ed ecclesiastici in tutta Europa secondo la procedura dell'Inquisizione, "le condanne al rogo comminate da tribunali ecclesiastici sono state 4 in Portogallo, 59 in Spagna, 36 in Italia, in tutto, quindi, meno di 100 casi".

Che cosa significhi la dicitura “secondo la procedura dell’Inquisizione” non è dato sapere. La chiesa accetta che si parli di Inquisizione a partire dal pontificato di Gregorio XI (1227-1241), che delegò ufficialmente alcuni speciali commissari per combattere l'eresia (soprattutto catara e valdese) in determinate regioni, ma in realtà vi sono state forme esplicite di persecuzione antiereticale già a partire dal Mille, con la nascita appunto dei movimenti pauperistici. Anzi, se vogliamo, le prime forme di dura repressione antiereticale iniziano già con i primi imperatori cristiani.

Poi si afferma che i tribunali finirono con l'essere soppressi tra la seconda metà del XVIII secolo e i primi decenni del XIX secolo.

Ora, anche supponendo che il periodo dell’Inquisizione vada dalla prima metà del XIII secolo alla prima metà del XIX secolo, è molto difficile accettare l’idea che tali processi, che si sono peraltro svolti anche al di là dell’Europa (si pensi infatti all’America Latina), siano stati soltanto 100.000. Né si può accettare la tesi che la morte avvenisse esclusivamente tramite il rogo: in questo modo verrebbero esclusi tutti quelli che sono morti sotto tortura e quelli che sono morti con altre forme di esecuzione capitale. Per non parlare del fatto che in genere l’Inquisizione ecclesiastica non eseguiva le condanne in proprio, ma tramite il proprio “braccio secolare”, la giustizia civile. In tal senso può anche esser vero che nel diritto canonico della chiesa cattolica non sia mai esplicitamente esistita la condanna al rogo, ma è anche vero che era talmente grande l’influenza esercitata dalla chiesa sul potere civile che mai questo avrebbe potuto comminare la pena di morte senza il consenso della chiesa. Anzi fu proprio la chiesa ad autorizzare l’uso della tortura con la bolla Ad extirpanda di papa Innocenzo IV nel 1252. E’ anche vero che fu l'imperatore Federico II di Svevia a dichiarare per tutto l'impero (1231-2) l'eresia come crimine di lesa maestà, e a stabilire la pena di morte per gli eretici. Ma egli volle fare questo proprio per avere la chiesa romana dalla sua parte: cosa che in definitiva non gli riuscì mai, proprio perché non voleva cederle il Mezzogiorno.

La pena di morte, nell’ambito dello Stato della chiesa, non è stata più applicata solo a partire dal 1870 e risulta giuridicamente inapplicabile soltanto dal 1969, cosa che è stata confermata nel 2001 da papa Wojtyla, anche se nel 2004 papa Ratzinger ha stranamente affermato che in taluni casi vi si potrebbe ricorrere legittimamente.

Nello stesso sito di “Storia Libera” si precisa che solo l'Inquisizione spagnola ha fatto 125.000 processi, mandando al rogo 59 "streghe" di cui 36 bruciate in Italia e 4 in Portogallo. Dunque solo in Spagna, ove l’uso della garrota era prassi statale sino al franchismo, espressione del clerico-fascismo, si tennero ben 125.000 processi.

Se consideriamo che solo nella famosa notte di S. Bartolomeo (30 giugno 1572), a Parigi e dintorni, furono massacrati dai cattolici da 15.000 a 25.000 ugonotti, come minimo dovremmo sostenere che le sentenze cosiddette “inquisitoriali” rappresentano in realtà soltanto l’aspetto legale o formale della persecuzione contro i non cattolici.

La storia ci dice chiaramente che i cosiddetti “eretici” sono stati perseguitati, con l’avallo delle istituzioni pubbliche, sin dalla svolta teodosiana, con pogrom e crociate, e da allora non s’è più smesso: si sono semplicemente mutate le forme (oggi si punta di più sulla censura, sulla sospensione a divinis, sulla scomunica, sui trasferimenti d’ufficio in sedi abbandonate da dio e su varie minacce e intimidazioni dal vago sapore mafioso).

Le enormi possibilità che la chiesa romana ha avuto di poter eseguire sentenze di morte (formali o informali, pubbliche o private, esplicite o implicite, dirette o indirette) contro i propri nemici, ci deve portare a credere che il numero dei morti sia stato di decine di milioni di persone.

E’ triste quindi leggere affermazioni del genere: “Con un numero di esecuzioni così irrilevante (i 100 casi mandati al rogo) non si può pensare a delle scuse unilaterali, anche per fatti non documentati.

Qui, come si può vedere, si è più realisti del re: infatti lo stesso Wojtyla chiese pubblicamente perdono per i delitti degli inquisitori.

 

2. Il secondo motivo per cui, secondo l’integralismo cattolico, non ha senso chiedere scusa è che le procedure inquisitoriali furono nel Medioevo più democratiche di quelle usate dai tribunali civili degli Stati moderni.

In particolare si sostiene che la “leggenda nera” sull’Inquisizione è stata costruita dall'Europa protestante nel Cinquecento, alimentata dai libelli degli illuministi nel Settecento e ripresa dalla letteratura popolare ottocentesca di ispirazione massonica. Le fonti invece dimostrerebbero che le procedure inquisitoriali erano molto più etiche di quel che non si pensi.

Una tesi, questa, davvero insostenibile, non solo perché sappiamo materialmente quanto fossero “tolleranti” i vari strumenti di tortura usati dai carnefici, ma anche perché sappiamo bene che più nociva dell’Inquisizione in sé, per lo spirito democratico di una società, è il clima di sospetto e di fanatismo ideologico che porta a uno scontro permanente tra i cittadini e le istituzioni.

In nome della fede sono state fatte dai cattolici sanguinosissime crociate plurisecolari in Medioriente e nei Baltici, sono state fatte guerre europee particolarmente cruente, sono state sterminate intere popolazioni nelle due Americhe (il più grande genocidio della storia). I processi inquisitoriali, in questa ecatombe dell’umanità, vanno forse considerati il male minore, e non certo perché i metodi inquisitoriali che si usavano non erano peggiori di quelli usati nelle carceri degli Stati moderni, ma semplicemente perché un processo inquisitoriale doveva comunque tener conto che si mandavano a morte persone ch’erano già cristiane.

Peraltro il mondo “borghese”, se si esclude la parentesi della rivoluzione francese (che in campo religioso era più che altro “deista”), è sempre stato “cristiano”: non ha senso contrapporre il Medioevo all’epoca moderna. Gli Stati borghesi hanno smesso di “perseguitare” gli eretici semplicemente perché i moderni “eretici” hanno smesso di fare delle differenze di tipo religioso un motivo per rivendicare i loro diritti.

A partire dalla nascita della riforma protestante, la società è andata progressivamente laicizzandosi, al punto che le persecuzioni contro i moderni “eretici” hanno smesso del tutto d’avere una diretta caratterizzazione religiosa. I conflitti si sono spostati su altri temi sociali e politici, all’interno dell’occidente e tra quest’area e il Terzo mondo.

Persino nelle dittature ideologiche di tipo stalinista la persecuzione antireligiosa è avvenuta e in Cina avviene ancora oggi in nome di uno Stato ateo, che praticamente non pone alcuna differenza di principio tra le varie religioni.

Questo per dire che al giorno d’oggi il concetto di “Inquisizione” andrebbe fortemente laicizzato, nel senso che esistono forme di coercizione, di pressione, di controllo delle masse che avvengono per cercare consensi di tipo politico o economico (dai servizi segreti al controllo del territorio da parte della criminalità organizzata, dai semplici cookies che si infilano nel computer mentre navighiamo ai grandi sistemi di spionaggio satellitare).

Certo, queste forme occulte di abuso di potere, anche se non si caratterizzano esplicitamente in chiave religiosa, desumono da processi storici di tipo religioso quei condizionamenti che rendono naturale, anche se negato in sede giuridica, l’uso di strumenti inquisitoriali.

Se io uso un’intercettazione telefonica per ricattare qualcuno, svolgo un’azione che in un certo senso può essere definita “inquisitoriale”. La quale azione non è molto diversa da quella che poteva esercitare un medico professionista, nel periodo in cui dominava la caccia delle streghe, nei confronti di una donna esperta di erbe medicinali.

Quando per secoli un’intera area del pianeta (l’Europa occidentale, ivi inclusi i propri territori colonizzati) è stata caratterizzata da processi storici basati sull’intolleranza ideologica, è difficile pensare che una concezione laica dell’esistenza, nata in questo stesso ambiente, potesse sfuggire alle influenze della religione.

 

3. Il terzo motivo per cui, secondo l’integralismo cattolico, non ha senso chiedere scusa è che le procedure inquisitoriali furono nel Medioevo storicamente legittime in quanto si trattava di contrastare dei movimenti ereticali che non erano solo espressione di una diversità dottrinale rispetto ai dogmi ufficiali, ma erano anche caratterizzati da forme di violenza fisica e materiale, da forme di opposizione politica e istituzionale irriducibile. Qualunque Stato si sarebbe comportato nella stessa maniera. L’integralismo cattolico si vanta d’aver fermato, grazie alla controriforma, lo sviluppo del protestantesimo, dell’umanesimo laico e del rinascimento.

Il fatto è proprio questo: che la chiesa romana non si concepisce come semplice “confessione religiosa”, ma ambisce a porsi come “presenza politica sul territorio”, a livello mondiale. Per tale chiesa risulta del tutto naturale usare metodi coercitivi che obblighino a comportamenti e idee uniformi.

La pretesa “politica” della chiesa romana è del tutto antitetica a quella mistica e spirituale presente nei vangeli e che sicuramente la chiesa ortodossa ha saputo meglio rispettare.

Una chiesa che si concepisce come “Stato” non può che agire come “Stato” quando qualcuno ne mette in discussione il potere. L’integralismo politico-religioso non si rende neppure conto di quanto sia “antireligioso” un comportamento del genere.

Sotto questo aspetto si può tranquillamente sostenere che l’attività inquisitoriale, da parte della chiesa romana e degli Stati che ne legittimavano il potere, fu tanto più forte quanto più intere aree regionali dell’Europa occidentale s’andavano staccando dall’egemonia del clero cattolico. Ecco perché l’Inquisizione fu molto più forte in epoca moderna che non in epoca medievale.

Fu così forte che la si ritrova persino in quegli ambienti protestantici che la criticavano e che ordinarono la caccia alle streghe, lo sterminio dei contadini rivoltosi, la condanna a morte di Serveto da parte di Calvino e tante altre nefandezze. Italo Mereu ha scritto nella sua Storia dell’intolleranza in Europa, che “per il diritto penale la riforma protestante è come se non fosse mai esistita”.

E comunque non ha alcun senso sostenere che, guardando cosa poi fecero agli eretici gli Stati a orientamento protestante, o cosa poi fecero ai contadini gli Stati a orientamento borghese, sarebbe meglio considerare l’Inquisizione medievale il male minore o il feudalesimo un sistema sociale di gran lunga più democratico del capitalismo.

L’epoca moderna nacque in antitesi a un’altra epoca che non volle risolvere in alcun modo le proprie contraddizioni antagonistiche. Davvero l’unica alternativa al capitalismo è quella di tornare a un sistema di vita in cui dominavano incontrastati il servaggio e il clericalismo?

Davvero vogliamo tornare a un’epoca in cui il sospetto valeva come presunzione di colpevolezza e la repressione violenta dell’errore andava considerata come un sacro dovere?

E se anche oggi avessimo questi principi aberranti sotto la parvenza della democrazia, davvero l’unico modo di superarli sarebbe quello di tornare a un sistema di vita basato sul potere temporale del papato?

 

Molto più interessante è l'introduzione scritta da Valerio Evangelisti al volume "Il manuale dell'inquisitore" di Nicolas Eymerich, curato dal docente universitario Louis Sala-Molins, che appare nella prima pagina di Google. Il sito è quello di Giovanni Secondulfo (www.geocities.com/Athens/Aegean/1214/), un ingegnere della facoltà napoletana “Federico II”, che riporta nel suo sito numerosi e importanti articoli dedicati al teologo e inquisitore domenicano Nicolas Eymerich, nato in Catalogna nel 1320. Louis Sala-Molins è decisamente contrario a quel "revisionismo storico" che oggi tenta di assolvere sotto ogni punto di vista l’istituzione della “Santa Inquisizione”.

 

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Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 23/09/2008 alle ore 17:13


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