PREZZI DI BORSA E PREZZI
DEL PETROLIO
di Nunzio Miccoli – numicco@tin.it
I prezzi di borsa non sono prezzi di mercato e non sono nemmeno prezzi
conseguenti alla speculazione privata, ma sono influenzati dalle banche;
naturalmente, non mi riferisco al solo prezzo d’apertura.
Un’indagine giudiziaria, ricordata dalla trasmissione di RAI tre,
Report, ha ricordato che due società, legate a gruppi bancari, acquistavano e
vendevano gli stessi titoli ed agli stessi elevati quantitativi, per
influenzarne il prezzo.
Le banche non partecipano solo al business delle commissioni sulle
negoziazioni dei tutoli ma, vendono titoli per influenzarne la caduta, poi, al
momento debito, li fanno risalire gradualmente, acquistandoli. Poiché la
maggior parte degli speculatori di borsa sono rialzisti, in altre parole
acquistano quando i prezzi salgono, abboccano al meccanismo e acquistano a
prezzi pian piano crescenti, i quali però rappresentano un guadagno per le
banche che li hanno acquistati ad un prezzo medio inferiore.
La Consob non pare che serva a contrastare questi intrallazzi ed a
tutelari i piccoli risparmiatori chiamati “parco buoi” dalle banche; inutile
dire, che le perdite di borsa di alcuni sono compensate dai guadagni di altri,
con questi meccanismi si distrugge il risparmio familiare di una vita.
Si è denunciato da più parti, che i prezzi del petrolio sono prezzi
speculativi e che quando il prezzo del petrolio scende, non scende il prezzo
dei derivati del petrolio, cioè di benzina, gasolio ed elettricità.
Nella speculazione, il prezzo a termine del petrolio, è più alto di
quello a pronti, perché la speculazione si aspetta e opera per un aumento dei
prezzi. Quando si verifica una riduzione dei prezzi del petrolio l’Enel, per
fare un esempio, avendo acquistato petrolio a termine, dovrebbe accusare una
perdita; perciò, facendo gravare questa perdita sul suo bilancio, dovrebbe
vendere l’energia ad un prezzo ridotto e corrente.
Il realtà, per non sopportare la perdita, preferisce scaricarla sui
consumatori, che continuano a pagare l’energia a prezzo maggiorato; lo stato
omette di sanzionare il cattivo comportamento, perché le sue tasse sono
maggiori se il prezzo dell’energia è maggiore.
Per l’Eni, il ragionamento dovrebbe essere diverso, perché l’Eni è un
produttore di petrolio a partecipazione statale, quindi non dovrebbe subire le
oscillazioni di prezzo dovute alla speculazione.
Invece l’Eni, dalla morte di Mattei, segue la politica delle altre
compagnie petrolifere e asseconda la speculazione, così ne ha maggiori guadagni
e sostiene il corso del suo titolo in borsa, perciò, come l’Enel, non riduce i
prezzi quando il prezzo del petrolio cala. L’autorità per l’energia fa finta di
non vedere, perché lo stato sulla benzina e sul gasolio più caro, guadagna di
più.