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RIFLESSIONI SUL LIBRO DI NAOMY KLEIN “SHOCK ECONOMY”

Rizzoli Editore

 

 

Il primo uomo che, avendo recintato un terreno, ebbe l'idea di

proclamare questo  è   mio, e trovò    altri cosi  ingenui da

credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile.

Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie,

quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che,

strappando i pali o colmando il fosso, avrebbe gridato ai suoi

simili: “Guardatevi dall'ascoltare questo impostore; se

dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la terra non è di

nessuno, sarete perduti!”.

J.-J. Rousseau, Discorso sull'origine della disuguaglianza II°

 

La bravissima canadese Naomi Klein, nota autrice di “No Logo”, ci presenta ora per Rizzoli, “Shock Economy”, una faticosa nutritissima e documentatissima enciclopedia (ricca di ben 1144 note bibliografiche) delle criminali devastazioni, provocate dal sistema capitalista liberista delle multinazionali globalizzate, in buona parte del mondo ad opera di loschi figuri dell’estabilishment statunitense, sotto la guida della dottrina del famoso guru della economia Milton Friedman e dei suoi missionari “cicagoboy”, della sua scuola di Cicago. Costoro furono e sono tutt’ora gli ispiratori di moltissimi capi di governi di paesi capitalisti (come Pinochet, Videla, Eltsin, ecc. ecc.) in Asia, come in Africa, nelle Americhe ed in Europa.

Debbo affermare che io non condivido la tesi finale di questo importantissima opera, mi interessa però molto la sua imponente ineccepibile e spesso sorprendente testimonianza sugli effetti del “liberismo” sul mondo intero. Non condivido infatti la via riformista della sinistra capitalista “socialdemocratica”, che la Klein propone , destinata di fatto a provocare disturbo spesso ingestibile al sistema (come in Italia) e talora danni anche alle stesse “masse”. Il riformismo è infatti spesso utile a rendere sopportabile agli esseri umani l’avventurismo liberista, ma per lo più esso viene utilizzato con lo scopo di fornire pretestuose colpabilizzazioni ai gestori di sinistra dei governi-fantoccio del capitalismo, concepite al fine di giustificare la necessità di adire attraverso la demagogia ed il populismo, alla via alterna mafiosa o anche ad una dittatura larvata od aperta. (Diceva Lenin “la demagogia ed il populismo sono i peggiori nemici del comunismo”). 

Non mi convince lo statalismo riformista, gestito da personale proveniente da una cultura feudal-borghese. Esso ha sempre dato prova di corruttibilità, perchè assegnato inevitabilmente ad individui  alienati all’egoismo predatorio, indotto dalla istituzione della “proprietà privata” dei beni di produzione che dura da ben 12.000 anni (anche se non sono troppi per non essere provvisori). Esso è preteso come panacea dai riformisti e dai socialdemocratici e proposto anche in questo libro.

Sono parimenti contrario alla predicazione della rivoluzione, una orribile cieca tragedia nella quale “pagano” (pessima parola) alcune vittime sacrificali, mentre invece spesso resistono occultati molti criminali liberisti, loro mentori o loro futuri restauratori, pronti a sabotare od a profittare del regime. Toccherà al sistema capitalista giunto ormai alla pura incontrollata economia predatoria (ed alla devastazione dell’habitat umano) ad indurre alla rivolta, come nel passato coloro che “non hanno più nulla da perdere” (C. Marx). Solo allora potranno dare una buona garanzia di coerenza coloro che si troveranno dopo a condurre una dura guerra di classe, interna ed esterna, contro l’inevitabile assedio, se non saranno sterminati, come lo furono i sovietici dagli zaristi, dai loro alleati e dai nazisti (Stalin dopo la guerra non aveva più comunisti). Certo che, una volta iniziato, un movimento rivoluzionario non potrà più concedersi di fermarsi o di arrendersi pena la morte, i massacri e la fame dei restanti. Così accadde nel recente passato in tutti i continenti ad opera della “shock-economy” dei Cicago Boy di Milton Friedman. Come in ogni guerra (predatoria) del passato e del presente (scatenate fino ad ora tra le cosiddette “nazioni” per pura necessità economica) è più bravo, e vince, chi fa un maggior numero di morti e di prigionieri. Ed è ciò che è successo nella rivoluzione francese, e contro di essa, con la Comune di Parigi, con la rivoluzione d’ottobre in Russia e con l’URSS (a causa di settanta anni di guerra di classe, calda e “fredda”, esterna ed interna, indetta con indefessa assiduità aperta od occulta, contro di essa dalle grandi potenze capitaliste).

Nel frattempo, è opportuno che l’organizzazione “comunista” si tenga saggiamente in disparte, senza partecipare all’agone politico ed alla petulanza riformista, in attesa che il sistema capitalista cada in disastrosa rovina a causa delle sue evidenti ed arcinote contraddizioni interne. Solo così il Partito potrà fonire i lumi necessari alla giusta direzione del movimento rivoluzionario provocato dalle multinazionali globalizzate. avendo acquisito, nella piena e prestigiosa equidistanza, un’autorità politica ed intellettuale mai screditata dalla collaborazione riformista,

Intanto questo libro sulla “Shock Economy” miltoniana mostra la drammatica crisi sanguinosa del sistema capitalista, ormai nemico del pianeta e del genere umano, regredito al “darvinismo sociale” dopo secoli di alterna evoluzione dell’umanità verso l’unificazione della nostra specie.

Un saluto ed un abbraccio.

Mario Ruffin

 

Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 31/08/2008 alle ore 12:14


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