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A PROPOSITO DELLE ELEZIONI POLITICHE DEL 2008

Proposta rivolta a un nuovo partito politico che ponga fine alla “civiltà”

 

Progetto per la futura società democratica, basato sul semplice principio che occorre fare il contrario di quanto s’è fatto negli ultimi 6000 anni.

  1. La scrittura di pochi singoli ha sostituito la trasmissione orale di un popolo (interessi particolari hanno prevalso su interessi generali);
  2. la vita urbana ha subordinato a sé quella rurale;
  3. il valore di scambio ha prevalso su quello d'uso;
  4. il mercato ha rimpiazzato l'autoconsumo;
  5. la specializzazione del lavoro ha sostituito la capacità di saper fare ogni cosa utile a sopravvivere;
  6. il lavoro intellettuale è decisamente prevalso su quello manuale;
  7. con la scienza e la tecnica si vuole "dominare" la natura o la parte più debole, meno acculturata dell'umanità;
  8. all'uguaglianza dei sessi è seguita la dominanza del maschio;
  9. la proprietà privata domina su quella sociale;
  10. la stanzialità ha sostituito il nomadismo;
  11. l'esigenza del superfluo ha prevalso sui bisogni fondamentali;
  12. l'idea di progresso prevalente è stata usata soltanto in relazione alla materialità della vita, al benessere economico ed è stata portata avanti da pochi contro molti;
  13. s'è fatto coincidere, in maniera automatica, il livello di produttività di un paese col benessere sociale della popolazione; indici quantitativi hanno prevalso su quelli qualitativi; l'economico ha prevalso non solo sull'ecologico ma anche sul sociale;
  14. l'io prevale sul collettivo;
  15. la democrazia delegata ha sostituito quella diretta;
  16. le amministrazioni statali hanno paralizzato l'autogestione o l'autogoverno delle popolazioni, e in generale lo Stato domina la società civile; si è voluto far credere che una maggiore statalizzazione significasse automaticamente una maggiore socializzazione;
  17. le nazioni hanno sostituito le comunità di villaggio; abbiamo posto dei confini per stare separati;
  18. ci si arroga il diritto di imporre alle nazioni più deboli i propri criteri di vita: non c'è confronto alla pari, rispetto della diversità, ma imposizione di un modello;
  19. tutti i valori affermati (siano essi laici o religiosi) servono solo per assicurare questo stato di cose, cioè anche se i valori sembrano umani e conformi a natura, nella pratica producono il contrario;
  20. le armi che servivano per cacciare ora possono distruggere l'intero pianeta.

I 20 punti di critica si possono ridurre a 10 punti propositivi:

  1. Partire dai bisogni vitali di sopravvivenza e dal modo di soddisfarli in maniera autonoma, senza dover dipendere da qualcosa o da qualcuno che potrebbe fortemente condizionarci nella loro gestione. Quindi recuperare le aree abbandonate dalle società antagonistiche, facendo in modo, in maniera collettiva, che queste aree garantiscano la sopravvivenza.
  2. Recuperare il significato del valore d'uso contro il primato assoluto del valore di scambio, il significato dell'autoconsumo contro la produzione finalizzata unicamente per il mercato. Si scambiano le eccedenze e il baratto va preferito alla moneta. In altre parole recuperare l'origine delle cose, i processi che le generano, la conoscenza della formazione dei beni che ci fanno riprodurre.
  3. Assicurare che la gestione sociale del lavoro, dell'attività produttiva, porti alla partecipazione politica democratica dei lavoratori. Occorre che la democrazia politica sia un riflesso di quella socio-economica, e che la politica (che è consapevolezza delle cose) aiuti l'economia (che è spontaneità delle cose) a regolarsi nel migliore dei modi.
  4. Basta alla democrazia delegata, indiretta, formale, in una parola: parlamentare. E basta anche alla politica di professione, al concetto di istituzione o di Stato, che tende a deresponsabilizzare e a costituire dei poteri estranei, indipendenti dalla volontà degli individui.
  5. Devono valere principi basilari come, in politica: nessuno è insostituibile; ognuno deve rendere conto di ciò che fa; ogni mandato può essere immediatamente revocato; in economia: da ognuno secondo le proprie capacità a ognuno secondo i propri bisogni; la proprietà dei fondamentali mezzi produttivi è sociale, cioè non privata né statale; in giurisprudenza: chi ha più bisogno ha più diritti; nella scienza: non la natura dipende dall’uomo ma l’uomo dalla natura.
  6. Va superato ogni dualismo tra attività manuale e attività intellettuale, come va superato ogni dualismo tra città e campagna. L'attività manuale è più importante di quella intellettuale, come la campagna è più importante della città. Basta alla prevaricazione dell'improduttivo sul produttivo. Chi non lavora non mangia e tutto quanto esula il lavoro manuale va considerato come un surplus, che ci si può permettere solo quando sono soddisfatti i bisogni primari.
  7. La società civile può autogestirsi, senza alcun bisogno di apparati burocratici e ideologici di stato.
  8. Basta con la separazione dei poteri: chi fa le leggi, chi le interpreta e chi le fa rispettare deve essere uno stesso soggetto: il popolo.
  9. Tutto ciò va difeso in maniera collettiva dai tentativi di chi vuole opporsi. Un'esperienza del genere, infatti, incontra facilmente la resistenza di chi non vuole perdere i privilegi acquisiti.
  10. Mettere il significato e le modalità di gestione di queste nuove aree di democrazia sociale e politica a disposizione di chi le vuole riprodurre altrove.

Enrico Galavotti

www.homolaicus.com

Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 09/04/2008 alle ore 18:59


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