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LA RICHIESTA. La normativa canonica può dichiarare la persona fuori dalla Chiesa cattolica

E ora io ti "disbattezzo" nel nome del Padre

 

In aumento le richieste di chi vuole farsi cancellare. Automatica la scomunica. La domanda resta segreta.

 

Anche i modi di dire più tradi­zionali vanno aggiornati o can­cellati. "Desbatesarse", cioè to­gliersi il battesimo, nel dialet­to Veneto finora aveva due ver­sioni: "el se desbatesaria pur de savere quela roba" (si sbat­tezzerebbe pur di sapere quel­la cosa) oppure "roba da desba-tesarse!" (roba da pazzi!). Insomma era comunque un sino­nimo di cosa impossibile o in­credibile. Perché di gente che voleva farsi cancellare il batte­simo non ne esisteva.

Questo però valeva fino a ieri. Perché oggi "pervengono ai parroci, generalmente a mez­zo lettera - si legge in un docu­mento della cancelleria della Curia vescovile - richieste di fe­deli che chiedono di essere can­cellati dal registro dei battezza­ti o di non essere più considera­ti aderenti alla Chiesa cattoli­ca".

"Premesso che non è possibi­le ottenere la cancellazione del­l'atto di battesimo dal momen­to che attesta un fatto realmen­te accaduto - prosegue la nota - è invece obbligatorio, sia dal punto di vista della normativa canonica che di quella civile, procedere all'annotazione, a margine dell'atto di battesi­mo, della volontà dell'interes­sato di non fare più parte della Chiesa cattolica. Tale annota­zione poi impone il dovere di non contattare più la persona per comunicazioni di caratte­re ecclesiale".

In base a queste nuove dispo­sizioni adottate dalla Cei (Con­ferenza episcopale italiana) che ha modificato la preceden­te disciplina in materia, il do­cumento sottolinea che la ri­chiesta, che può configurare un atto formale di separazione dalla Chiesa, comporta alcune conseguenze. Come l'esclusio­ne dalla possibilità di fare i pa­drini, di essere ammessi al ma­trimonio canonico, il divieto di ricorrere ai sacramenti e la scomunica.

Tre i passaggi previsti dalla procedura: i parroci sono invi­tati a trasmettere alla Curia la richiesta ricevuta; il cancellie­re inviterà il richiedente ad un colloquio chiarificatore; se l'in­contro si rivelerà inutile o la persona non si presenta, il Ve­scovo chiederà al parroco di fa­re l'annotazione della richie­sta a fianco dell'atto di battesi­mo. Fatta l'annotazione a margine, il parroco darà riscontro della avvenuta annotazione alla Curia la quale provvederà a informare il richiedente.

Resta il problema della pri­vacy, comunque previsto dal­l'ordinamento canonico. La ri­chiesta di non fare più parte della Chiesa cattolica - conclu­de infatti il documento - è un atto protetto dal segreto d'uffi­cio per cui il parroco e i suoi collaboratori che eventual­mente vengono a conoscenza della cosa non potranno par­larne con nessuno. »

 

Da “Il Giornale di Vicenza”, 05/02/2008

Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 21/02/2008 alle ore 17:32


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