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ResistenzaLaica.it

 

Il primo movimento anticlericale unitario del web italiano

Relazione di Edoardo Semmola al III Congresso di Studi Laici sul Cristianesimo

Montegrotto Terme (Pd), 28 ottobre 2007

 

  • Premessa.
  • Punto primo. Informazione libera(mente cercata) e informazione “occupata”: oscillando tra il web e la televisione
  • Punto secondo. Si comincia formandosi una coscienza critica: ovvero discutendo. Il panorama delle mailing list.
  • Punto terzo. Parte la ricerca vera e propria: cosa offre google a chi desidera farsi da solo una propria informazione?
  • Punto quarto. Perché abbiamo sentito il bisogno di Resistenza Laica?
  • Punto quinto. Cos’è Resistenza Laica? – Prospettive future di Resistenza Laica.

 

 

Premessa.

Il 19 aprile 2005 sale al soglio pontificio il 264° successore di Pietro: Joseph Ratzinger, ovvero Benedetto XVI. Il 25 aprile, ovvero sei giorni dopo, gli alti ufficiali americani coinvolti nello scandalo delle fotografie oscene e relative torture nella prigione di Abu Ghraib, vengono assolti dalle accuse con grande clamore internazionale. I principali organi di stampa di tutto il mondo parleranno per giorni degli accadimenti iracheni, come nei cinque giorni precedenti avevano – giustificatamene, s’intende – dedicato la maggior parte dei propri servizi alla successione di Giovanni Paolo II.

Nel Tg5 delle 13 del 25 aprile, a sei giorni di distanza dall’elezione di Ratzinger, il primo servizio del giornale riguarda ancora l’elezione papale, come tutte le edizioni della settimana precedente, di tutte le ore. La sera prima, il primo servizio del giornale, della durata di 10 minuti, fu anch’esso dedicato alla figura di Ratzinger: si parla dei libri da lui scritti, del fratello dello stesso Papa e delle sue “visite” romane, delle necessità di trasloco dell’ex cardinale tedesco, ecc. Mentre il secondo servizio, dedicato al provvedimento di legge sulle nozze e le adozioni delle coppie omosessuali in Spagna, viene imperniato sulla figura di un alto prelato che commenta (potete immaginare in quali termini) la notizia, non prima però di aver a lungo dissertato anch’egli sulle questioni inerenti la fresca nomina papale. Sulla fine del telegiornale, ecco tornare alla ribalta la religione (ne sentivamo la mancanza?): l’ultimo servizio ci racconta che gli italiani amano ancora sposarsi in chiesa, prendere la comunione e assistere deferenti al rito. L’edizione si conclude poi con una “lezione” sulle liste di nozze: gusti, preferenze, cult del momento, sia sul lato della sposa che su quello dello sposo.

Tornando al Tg5 delle 13 del 25 aprile, il servizio d’apertura sul Papa occupa uno spazio di 15 minuti e 30 secondi, ovvero più di metà telegiornale. Mentre alla vergognosa assoluzione degli ufficiali statunitensi non viene dedicato alcun servizio… Zero minuti, zero secondi. Evidentemente non era rimasto abbastanza tempo da dedicare a questa notizia…

Questo è solo un esempio. L’esempio più eclatante, se vogliamo, di un malcostume giornalistico italiano: quello della – perdonatemi il neologismo – vaticanizzazione del telegiornalismo. Potrei citarne mille altri, ma questo è sicuramente il più significativo. Ed unito alla normalità a cui ormai siamo assuefatti, quella della costante e invasiva presenza di “questioni papali” nei telegiornali nazionali, sia del servizio pubblico che di quello privato, rende bene l’idea della distorsione dell’informazione e del controllo ecclesiastico dei mezzi di comunicazione di massa che è in atto in Italia in questa seconda repubblica più che nella prima, nonostante la presenza ingombrante della Balena Bianca in tutte le stanze dei bottoni – televisione compresa – durante la prima repubblica.

 

Punto Primo

Perché ho fatto tutta questa ampia premessa? Per dimostrare – se ancora ce ne fosse bisogno – come la libertà di informazione non possa prescindere, a mio modo di vedere, dalla libertà dall’ingerenza clericale, almeno in Italia. E per parlare della conseguente impossibilità di trovare nel mezzo di diffusione di massa più di massa, ovvero nella televisione, e in questo caso nei telegiornali, quel reale libero spazio di approvvigionamento delle notizie necessario all’esercizio delle prerogative democratiche.

Guardiamo il fenomeno sul piano politico: preti, vescovi, commentatori filoclericali, giornalisti baciapile, sono ormai presenti in ogni momento della vita pubblica e politica televisiva. A cominciare dal celebre Porta a Porta di Bruno Vespa, dove non si nasconde che la prima Porta conduca direttamente in Vaticano e che la seconda… anche.

Con pochissime e poco rilevanti eccezioni, l’informazione politica esclude sistematicamente la “voce laica” a favore di punti di vista, quando va bene, blandamente critici nei confronti dell’operato clericale e dell’ingerenza della Cei. Lo stesso Gavino Angius, il politico laico (o laicista) maggiormente presente in televisione negli ultimi anni ha smesso di essere così presente da quando ha abbandonato le fila dei Democratici di Sinistra, oggi PD, Partitus Dei, per approdare alla laicissima e anticlericale Costituente Socialista di Enrico Boselli.

Il web è dunque rimasto l’unica vera voce libera dell’informazione. Dove per “libera” si intende un concetto un po’ più complesso della definizione letterale: accesso libero e assenza di censura e di manipolazione politica non significano nulla, sono solo aspetti “in negativo”, e poco efficaci sul piano della realizzazione di una reale libertà di informazione, se non affiancati da un altrettanto forte elemento “in positivo” che possa effettivamente garantirla.

Facciamo solamente un esempio: il Partito Democratico di Romano Prodi e Walter Veltroni ha intessuto più o meno celatamente in questi anni una fitta rete di alleanze e accordi poco programmatici ma molto “ideologici” con numerose formazioni politiche in tutto il mondo, dai Democratici degli Usa ai liberali in Giappone, dal partito musulmano delle Filippine alle formazioni politiche legate al fondamentalismo cattolico nei paesi dell’Est europeo, fino ai separatisti baschi di estrazione ultra-cattolica. Una rete di rapporti che – se studiata a fondo – svela un preoccupante disegno politico: quello di creare un network internazionale di partiti e movimenti di ispirazione clerico-reazionaria, conservatrice e vicinissima alle posizioni di Oltretevere, da opporre in Europa al duopolio Pse-Ppe, a scapito soprattutto di quest’ultimo, considerato eccessivamente poco influenzabile dalla Chiesa di Roma in fatto di legislazione sulla famiglia, sulla vita e la morte, sulle questioni sessuali che tanto prudono alle morbose sottane del clero cattolico apostolico romano. Ebbene, tale ricostruzione – realizzata per Resistenza Laica dal collaboratore Marco Bazzichi, già corrispondente in Toscana per Radio Radicale, e per la quale rimandiamo al sito del giornale: www.resistenzalaica.it – sarebbe stata impossibile con il solo aiuto di materiali provenienti da fonti giornalistiche “istituzionali”, ovvero giornali e tv. Infatti in Italia non ne ha mai parlato nessuno, neanche i quotidiani più vicini alla sinistra anche estrema. Solo su internet è stato possibile realizzare una vera completa e libera ricerca su questi temi, che evidentemente in Italia i fautori del progetto – Rutelli e Prodi in primis – sono stati ben attenti a celare.

Ecco il motivo della mia personale attenzione – che sto qui relazionando – al mondo del web, specialmente dal punto di vista della libera e laica libertà di approvvigionamento di informazioni. E siccome ogni progresso di libertà comincia sempre dalla formazione di una coscienza critica, ovvero discutendo, ho scelto di iniziare questa disamina analizzando il panorama delle mailing list.

 

Punto Secondo.

Solo su yahoo gruppi – che è di gran lunga la più importante piattaforma per le mailing list, anche se da qualche tempo Google ha iniziato una scalata anche in questa direzione – ci sono 824 liste di discussione a tema religioso generico, la più importante delle quali “Stazione Celeste” conta più di 8mila iscritti. E sono tanti per uno strumento come questo. 1274 sono quelle che si occupano di cristianesimo, con in vetta “Ritironline” che conta più di 4mila iscritti. Guarda caso, però, sono quasi tutte – o almeno tutte le principali – moderate, irreggimentate, a discussione controllata, con forti censure preventive. Praticamente off-limits per chi volesse entrarvi a portare un po’ di spirito critico. Spesso riportano avvertenze del tipo “E' vietato pubblicizzare altri siti, tranne che non si tratti di siti da noi approvati e conformi al nostro credo”, come accade a chi vuole partecipare, per esempio, alle discussioni de “Il Regno di Dio”, una delle maggiori realtà nazionali del settore.

Solo 59 sono quelle categorizzate come strumenti di discussione critica del fenomeno religioso, capeggiata dalla newsletter dell’Uaar a cui sono iscritti 1400 indirizzi internet. 21 sono quelle improntate all’ironia, alla satira, senza pretese di fare critica, politica o filosofia. Le altre religioni contano da 50 a 90 liste ciascuna. E, strano a dirsi, non ce n’è nessuna dedicata all’Islam, o almeno nessuna che sia raggiungibile da chi cerca seguendo la traccia “religione”. Se si va in ambito più politico, è un altro ragionamento.

 

 

Punto Terzo.

Se si cerca la parola “religione” su google, vengono fuori 2milioni 740mila diversi siti internet. Primo, ovviamente, Wikipedia. Ma al quarto posto, sempre in prima pagina, troviamo www.religionecattolica.rai.it/, sito della televisione di Stato nel quale campeggiano due fotografie: quella di Papa Ratzinger e quella del presidente della Cei, Angelo Bagnasco. Questa scoperta ci rimanda subito al punto primo di questo excursus.

E a seguire: riviste di relgione, corsi di religione, insegnamento della religione a scuola, libri di religione, mappature di conventi, abbazie, basiliche, diocesi… Il primo sito non palesemente confessionale che appare è quello del quotidiano La Repubblica. Ma si deve considerare come Repubblica abbia uno dei più alti page-rank italiani e sia in assoluto il sito web italiano più visitato ogni giorno e ogni anno. Tra i primi ad apparire c’è anche, e come potrebbe stupire, quello dell'Associazione Nazionale Insegnanti di Religione. Seguito a ruota da “Ora di Religione - Materiale didattico per l'insegnamento della Religione Cattolica”: un nome che non richiede altre spiegazioni.

Il primo sito di natura critica che esce fuori dalla ricerca – e la cosa può essere considerata deprimente – è Barzellette.it (che contiene barzellette di questo tenore: Un uomo cammina per le strade di Belfast. Ad un certo punto viene fermato da un altro uomo che gli punta una pistola e gli chiede: - Sei cattolico o protestante? Il poveraccio non sa cosa rispondere, esita... poi gli viene l'idea giusta e finalmente dice :- Sono ebreo! E l'altro: - Ma guarda un po'... sono l'arabo più fortunato di Belfast!!!). Per arrivare a trovare l’Uaar, che sul web è assolutamente il leone dei siti laicisti, si deve aspettare pagina 5. Che è come dire, non esistere. Così come per il sito di Radio Radicale, anch’esso fra i più importanti in assoluto nel panorama nazionale.

Una ricerca per la parola “politica” ci dimostra come, prima di incontrare siti di marca laicista, bisogna aspettare nientemeno che pagina 15 per trovare il sito di Radio Radicale, mentre già a pagina 5 troviamo, ad esempio, il sito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore alla sezione dedicata alla Politica economica.

Se si cerca “laicità” invece troviamo, dopo la solita Wikipedia, una serie di realtà assolutamente “invisibili” se l’utente della rete non viene ben guidato o indirizzato, o se non sa dove andare a cercare, o se – comunque – non è già culturalmente ben predisposto. Realtà come il sito dell’Uaar, liberali.it, il Comitato torinese per la laicità della scuola, l’Associazione dei costituzionalisti, i siti di Radio Città del Capo, Controradio e Radio Popolare, tutte emittenti appartenenti al gruppo Popolare Network, i Radicali, l’Associazione Coscioni e Radio Radicale, Nogod.it di Giulio Cesare Vallocchia, la Rivista del Manifesto, la Consulta torinese per la laicità dello Stato, Aprile on line, la solita Repubblica.it, altri giornali e siti di partiti.

 

Punto Quarto.

La situazione sul web non è dunque rosea. Ma almeno ci sono spazi di azione e margini di miglioramento che altri media non permettono.

Ecco perché abbiamo sentito il bisogno di creare Resistenza Laica. Se consideriamo che anche il New York Times quest’anno ha annunciato l’imminente chiusura della versione cartacea per approdare definitivamente ed esclusivamente sul web, ecco che l’importanza di un soggetto editoriale forte, compatto ma plurale, agguerrito e serio, che si occupi a tempo pieno della “questione laica” su internet, si fa sempre più pressante.

Lo scorso 10 dicembre ci siamo trovati quasi per caso a Rimini, a casa del giudice Luigi Tosti – l'ormai famoso magistrato anti-crocifisso – per una serata in allegria e in compagnia. Eravamo tutti titolari di siti e blog laici e anticlericali: il sottoscritto, fondatore e direttore del sito e rivista www.alteredo.org, Enrico Galavotti di www.homolaicus.com, Italo Pulviani, conosciuto come Hereticus, che gestisce il blog Clerofobia, Ennio Montesi di Axteismo, Alessandro Capace, conosciuto su internet come Trotzky, e alcuni giovani redattori del blog di Hereticus. Intorno al tavolo di un ristorante di Rimini abbiamo avuto l'idea: unire i nostri sforzi e le nostre forze. Fare un sito comune. Realizzare un giornale anticlericale sul web che potenziasse il segnale che tutti noi già mandavamo singolarmente. Tornati a casa, io a Firenze, Galavotti a Cesena, Hereticus a Modena, Trotzky a Mandello Del Lario, Ennio ad Ancona, abbiamo creato una mailing list, con lo scopo di attirare nel progetto unificante altri che come noi avrebbero potuto desiderare di mettere su un progetto del genere. Così nasce il gruppo e la mailing list denominata progetto_laico, che ha richiamato in poche settimane numerosi altri titolari di siti e bloggers, insieme a singole persone prive di siti o blog. All'interno di questa mailing list si è sviluppata l'idea di Resistenza laica. Grazie al prezioso aiuto di Giulio Cesare Vallocchia (fondatore e titolare di www.nogod.it), che è senza dubbio il decano e il più prestigioso comunicatore del web in campo anticlericale, abbiamo comprato il dominio www.resistenzalaica.it allo scopo di farlo diventare la sede del nostro futuro giornale.

Nel frattempo la mailing list aumentava i propri membri e ci siamo spostati su un’altra piattaforma, redaz_resistenzalaica@yahoogroups.com, per la gestione dei rapporti all’interno dell’ormai composita e ricca redazione.

 

Punto Quinto.

Nasce dunque così, il 31 maggio 2007, Resistenza Laica. Un giornale, un network, uno spazio di libertà ispirato ai principi del giornalismo partecipativo democratico, un momento di riflessione, di condivisione, ma anche di battaglia. Ancora però ci manca un editore per la testata giornalistica, e temporaneamente questa figura è stata rilevata da Alessandro Capece. A questo scopo è stato proposto che tutti i membri del progetto si costituiscano in associazione culturale (Associazione culturale Resistenza Laica) e che sia l'associazione culturale, poi, a fare da editore del progetto, in mancanza dell’interessamento di un editore di professione.

Il giornale si propone l’obiettivo di – da una parte – formare una coscienza critica laica, costituendo un baluardo giornalistico fortemente caratterizzato tematicamente e culturalmente, dove possano trovare spazio istanze laiche di tutte le provenienze politiche, e – dall’altra – di aggregare via via tutto il sottobosco del laicismo on-line, da sempre sparpagliato, disorganizzato e spesso anche ricco di divisioni, contrapposizioni e guerre intestine. Allo scopo, appunto, di ribaltare quella situazione di “svantaggio” di cui prima tracciavo il profilo, là dove c’è un effettivo spazio per realizzare questo proposito: non nel giornalismo “istituzionale”, non sugli organi di informazione controllati dai grandi gruppi di interesse, ma sul web, dove i principi democratici, di partecipazione, di libertà, sono ancora – per usare un’espressione cara alla tradizione western – open range.

Open range” è lo spazio aperto, e, specificatamente, un momento particolare della storia della frontiera americana in cui i confini non erano ancora stati del tutto tracciati, le proprietà non erano recintate, le mandrie pascolavano libere e liberi, con loro, erano i mandriani, i cow-boy, protagonisti degli spazi, della natura, della frontiera. Open range è, storicamente, definito in negativo come ciò che esisteva prima della massiccia ondata di recinzioni dei pascoli in tutto l’Ovest americano. Trasportando questo ragionamento su un piano più esistenziale, open range sta a significare il regno della libertà (intesa come opportunità, ma anche in senso stretto: libertà di spostarsi, di muoversi, di calpestare la terra che è di tutti e di viverla pienamente) in contrapposizione al regno delle regole, del potere del denaro e dei grandi proprietari terrieri che invece la terra la vogliono imbrigliare, escludere dal resto del mondo, con le recinzioni. Questo fenomeno comincia ad accadere al momento in cui la frontiera scompare, la colonizzazione dell’uomo bianco arriva all’oceano e si perde quel senso di infinito che era tipico dello spirito pionieristico dei decenni precedenti.

Ecco, è proprio la metafora dell’open range quella che meglio sa rendere il rapporto con la rete in questo grande momento di passaggio. Momento che, sul terreno della laicità, noi vogliamo tentare di vivere da protagonisti. Prima che arrivino le “recisioni”…

Siamo partiti nel perseguire questo sentiero perché ci hanno preso tutto – come abbiamo scritto nel nostro primo editoriale –, siamo stati derubati, e ora siamo nudi. Si sono presi pure la foglia di fico, affinché ci ricordassimo bene la vergogna. Il 13 giugno 2005, quando il 74% degli italiani disertò le urne del referendum sulla fecondazione medicalmente assistita, siamo stati depredati del nostro futuro: strappandoci dalle mani la scienza e la ricerca medica, ci hanno condannati alla sconfitta contro l’Alzheimer e il Parkison, l’infarto e il diabete. In un altro infausto giorno, precisamente il 28 marzo 2007, una nota della Cei sulle coppie di fatto ci ha privati della libertà di scegliere come manifestare amore e affetto familiare di fronte allo Stato e alle sue leggi. Ricordiamo poi un terzo giorno, il 20 dicembre 2006: muore Piergiorgio Welby e di lì a poco morirà pure la speranza di ottenere finalmente il diritto a diventare padroni di sé, il diritto a decidere della propria vita e della propria morte, in libertà. E, perché no, anche un quarto giorno: quel lontano 31 dicembre 1923 che diede alla luce la Riforma Gentile e l’introduzione dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica. Da quel giorno, e con i due concordati che si sono succeduti tra il 1929 e il 1984, anche la scuola e l’istruzione ci hanno rubato. E poi un quinto, e un sesto: tutti quei giorni in cui, anno dopo anno, attraverso la truffa dell’8 per mille, siamo stati derubati delle nostre tasse, che continuamente vanno a finanziare la scuola privata confessionale e a consolidare il potere della più grande e aggressiva e antidemocratica multinazionale di tutti i tempi.

Il settimo, infine, si riposò. Perché non c’era più niente che potessero rubarci.

 

Resistenza Laica nasce dunque per affermare – resistendo – che laicità è libertà. La laicità è quello spazio di neutralità ideologica dove ciò che ci divide perde di significato e di importanza, perché sappiamo che lo Stato ci rispetta, e ci tratta da eguali, qualsiasi fede professiamo, o anche non-fede. La laicità che non ha aggettivi: che non e’ sana o insana, perché non c’è buona laicità e cattiva laicità. Perché laicità e’ libertà, nel senso della celebre frase di Martin Luther King: “La mia liberta’ finisce dove comincia la vostra”. Oscar Wilde lo ha detto forse nel più semplice ed efficace dei modi: “Nessuno può essere libero se costretto ad essere simile agli altri”.

Ma l’Italia non è uno Stato laico. E non lo è palesemente. Nonostante immancabili proclami da ogni parte politica di rispetto e tutela di quel principio – la laicità – che la nostra Costituzione ha fatto tacitamente proprio, pur senza mai esplicitarlo. E che la Corte costituzionale ha avuto modo di rimarcare in più di un’occasione. Infatti lo scontro politico non verte sull’esistenza o meno di tale principio. Tutt’altro, infatti esso è ampiamente riconosciuto, perfino da un partito come l’Udc e da un leader politico come Pierferdinando Casini. Persino dal Pontefice stesso. Lo scontro verte invece sul significato della parola laicità, sul suo contenuto. Fino ad arrivare a disquisire sulle differenze (non solo linguistiche) che separano o separerebbero la laicità dal laicismo, quest’ultimo sì, soprattutto dallo stesso Casini, più volte messo all’indice come degenerazione del principio. Ma la disquisizione e’ essenzialmente capziosa e priva di reale fondamento. La realtà e’ che si tende a svuotare di senso il termine laicita’ per poterlo aggirare ed annullare. Laicita’ dello Stato significa netta separazione fra la sfera privata, dove il singolo cittadino ha piena liberta’ di abbracciare una religione o nessuna religione, e sfera pubblica, lontana dall’agone tra le fedi, spoglia di qualsiasi presenza ultra-umana che alteri il già delicato equilibrio di un’imperfetta democrazia. Ed e’ questo il punto centrale del problema, e il nocciolo della battaglia per la laicita’: le gerarchie cattoliche, e con esse buona parte della politica e non solo, semplicemente non accettano questa normale separazione, non accettano che la religione sia o debba essere un affare privato.

Per questo noi di Resistenza Laica, e con noi molte migliaia di donne e uomini sensibili a questi temi, siamo più che convinti della necessità di andare oltre il consumato dibattito sulla libertà di religione – che vede al centro del discorso e del problema le religioni in concorrenza o convivenza fra di loro – per iniziare un cammino che finalmente ci conduca ad una piena libertà dalle religioni. Ovvero al pieno e riconosciuto diritto di cittadinanza per chi – come noi – sceglie di vivere nel mondo senza credere, senza appartenere, senza dogmi, e quindi senza religione. Nel pieno rispetto e in pacifica coabitazione con quanti invece compiono una scelta diversa. Ma, finalmente, anche con pari diritti.

Ecco, allora, perche’ siamo qui e perche’ speriamo di parlare a tanti, nella rete e fuori dalla rete: pensiamo che debba esserci un risveglio laico del Paese, perche’ laicita’ e’ liberta’, e’ rispetto dell'altro, e’ rispetto delle leggi, ed e’, infine, anche una sicurezza per chi crede, permettendogli di professare la sua fede liberamente e senza condizionamenti di sorta, nemmeno economici, dato, questo, che molte chiese non sembrano o non vogliono capire. Dunque noi siamo qui, anche, per dare voce a quella parte non piccola di uomini e donne che non credono in una divinita’, ma fermamente credono nell'uomo e nella capacita’ tutta umana di essere fratello per i suoi simili. Fratello, non perche’ lo imponga un Credo, un dio castigante o benedicente, ma perche’ e’ ciò che prova, e’ ciò che vuole e cio’ che concretamente opera.

 

Vorrei chiudere questa presentazione con una citazione da Charles Bukowski, che a mio parere rende bene l’idea che ci ha spinto a realizzare questo progetto e lo spirito corsaro tipico del web:

 

L'anima libera è rara,
ma quando la vedi la riconosci,
soprattutto perché provi
un senso di benessere
quando gli sei vicino

 

Edoardo Semmola

Articolo inviato Lodovico Mazzero il giorno 30/10/2007 alle ore 17:48


Commenti

22/01/2015 14:01 - lucremo ha scritto:

VI LASCIO QUESTO LINK SE PUO' INTERESSARVI FATE GIRARE QUESTO VIDEO AFFINCHE'L'AGGREGAZIONE DI PERSONE CHE MANIFESTANO CONTRO IL DIRITTO DI ALTRE PERSONE VENGA RIDICOLIZZATA

VOTCAST 3

https://www.youtube.com/watch?v=nVmZUg-VWlw

Grazie.

Lucremo

20/01/2013 20:11 - MARCO AURELIO ha scritto:

Charles Bukowski, ma non era un alcolizzato? Ed è questo personaggio che ispira sto sito? Messi bene!

Trotzky ti sei nascosto, io sono il mitico TROLL, sono tornato.

01/11/2011 05:18 - CYRANO ha scritto:

Sulla citazione di Charles Bukowski concordo solo sul fatto che l'anima libera è rara, sul discorso della laicità o laicismo dovreste riconoscere che siete laicisti o anticlericali, perché ci girate intorno?
Voi volete abbattere il pensiero libero, spacciandolo per tale, con calunnie.
Volete essere credibili? Dite la verità, non solo parti di essa nella migliore delle ipotesi.

Trotzky sei ancora attivo? Trotzky è il chiaro esempio di un resistente laico cioè: è falso,incolto e propenso all'abbattimento del pensiero contrario al suo. BELL'ESEMPIO DI LIBERTA' E PENSIERO LIBERO.

04/10/2010 14:32 - odla10 ha scritto:

Mammamia Giulio Cesare, quanto sei diventato brutto!


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