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INTENZIONI E PROMESSE

di Gianfranco Candiani

 

Ognuno vorrebbe essere giudicato in base alle sue buone intenzioni, e pazienza se poi l’azione susseguente manca o fallisce. Per esempio, c’è chi dispone per la dispersione delle proprie ceneri ai piedi del vecchio ciliegio, che se gli sarà sopravissuto gradirà l’offerta, e si rallegra intanto all’idea della sua fusione organica con la natura, sotto il sole.

In politica le buone intenzioni assumono la forma di promesse che hanno per oggetto sicurezza e benessere; anche la conoscenza, ma solo se serve alle prime due, che se invece pone problemi sui mezzi e sui costi per conseguirle disturba i destinatari e mette in crisi i promittenti, costretti a mentire o a deludere a seconda della lunghezza del pelo politico. La conoscenza serve alla concreta fattibilità delle promesse sulla base di dati veri e di prospettive chiare. Lo scontro è tra chi promette di più facendo mostra di possedere le chiavi dell’Eden e chi promette di meno perché intimidito dalla realtà: ma mentire al minimo non rende, dato che solo le piccole bugie hanno le gambe corte quando le altre, come i sogni, se ne ridono della verità. Non per nulla la Chiesa opera sapientemente brandendo le verità di fede, che sono per definizione inverificabili e indiscutibili, e le usa per dribblare le bugie laiche con rispetto per quelle in linea con la sua strategia di conservazione. Se dunque conoscenza e verità tendono a coincidere, meglio non sapere la verità quando quella di questo mondo fa paura. L’elenco è lungo: le risorse naturali in esaurimento, la crisi climatica che incombe, l’inarrestabile migrazione dal terzo mondo, le pulsioni di morte dai gruppi tribali ai condomini. Tutto favorisce le visioni salvifiche dell’aldilà e lascia aldiquà campo agli astuti sbandieratori di buone intenzioni.

I numeri non sono più numeri cioè certezze quando è diffuso il sospetto sulla fonte che li elabora: l’infedeltà numerica ha capacità inquinante, dai conti pubblici ai risultati elettorali. La deriva porta al largo: se i numeri sono opinabili nessuno è credibile e vanno quindi sfiduciati gli sprovveduti che arrancano sui numeri, litigando, e premiati gli illusionisti che parlano al cuore, organo notoriamente refrattario alla matematica.

Sicurezza e benessere: bandiere che la sinistra non sa reggere bene quanto la destra. Così la politica economica: mercato, competizione e consumo sono parole d’ordine della destra e fare da sinistra una politica di destra è soltanto impresa da oltremanica. Le vecchie bandiere della sinistra non garriscono più e c’è un certo imbarazzo perfino a mostrarle: che " sinistra moderna" sia davvero un ossimoro? Il fiato corto del governo non dipende dunque da pacs, basi usa, età pensionabile ecc. ma dallo svanimento senza credibili rimpiazzi dell’ identità della sinistra.

Il sentimento popolare di destra precede la politica e non si esaurisce nei partiti di destra, che godono peraltro di una rendita di posizione alimentata non solo da bisogni e paure ma anche da favorevoli congiunzioni astrali. L’idea del disegno intelligente preposto alla creazione e alla salvezza dell’umanità offre anche alla destra atea argomento per affidare alle cure provvidenziali della natura le storture della società e a lasciare ai devoti tutto quanto attiene alla sicurezza e al benessere, e naturalmente agli affari. Alimenta una certa antipolitica cara alla destra pure l’annuncio che la crisi ambientale ha superato il punto di non ritorno. Dopo segnali di allarme che hanno solo disturbato la quiete pubblica, la notizia che l’era industriale sta davvero per concludersi a breve in una catastrofe planetaria e che è troppo tardi per porvi rimedio non è presa sul serio e anziché gettare scompiglio libera la parte più reazionaria di noi da ogni scrupolo: godiamo prima della fine tutti i beni e i benefici di questa età senza pensare al domani e a chi non partecipa alla festa! Ingannare se stessi per fregare i profeti di sventura non è tanto sorprendente in un mondo ideologicamente senza futuro.

Proporsi di disperdere le proprie ceneri per concimare il ciliegio implica speranza nella capacità della ragione umana di mantenere la terra ancora abitabile: largo dunque alle buone intenzioni, modeste ma aperte al dopo.

Gianfranco Candiani

 

 

Articolo inviato Delogu L. il giorno 03/02/2007 alle ore 15:36


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