Progetto CasaClima, la soluzione a portata di tutti
di Paola Fantin
Esiste
un rapporto tra l’edilizia abitativa, il rispetto dell’ambiente e le variazioni
sul clima in generale? A prima vista sembrerebbe di no. Tutti d’accordo, certo,
nell’ammettere che un’edificazione incontrollata danneggia il territorio
interessato compromettendone l’equilibrio. Ma il clima cosa c’entra?
In
realtà la costruzione di una casa ha ripercussioni ben più gravi, sia nel tempo
che nello spazio. Una casa, generalmente, è per la vita ed è il sogno di tutti.
Questa stessa casa, tanto ambita, può diventare però una palla al piede se per
costruirla non si adottano i giusti accorgimenti: i costi elevati per
riscaldarla e l’inquinamento che questo comporta possono arrivare a condizionare
la nostra e la vita di chi la erediterà, per sempre.
E
allora che fare?
Perché
vivere male quando si può vivere bene?
Fino a
qualche anno fa, quando non esistevano la cultura e la sperimentazione odierne,
per risparmiare qualche litro di gasolio in più si limitava l’uso del
riscaldamento delle case, si chiudevano le stanze inutilizzate o ci si serviva
di stufe e caminetti che ‘aiutassero’ il sistema a riscaldamento più
tradizionale. Oggi, tutto questo deve diventare un pallido ricordo. Si può vivere
bene, anzi benissimo, a temperatura costante di 20-22 gradi praticamente senza
consumare quasi niente e a costi accessibili (solo + 5-15% rispetto alle
costruzioni tradizionali), che in breve tempo si ripagano rendendo la casa un
vero investimento. Da ormai qualche anno se ne parla diffusamente alla Fiera
specializzata per l’efficienza energetica e l’edilizia sostenibile Klimahaus,
che si tiene a Bolzano a fine gennaio. Quasi 24 mila i visitatori solo nel 2006
- per parlar di numeri - che si sono avvicendati nei quattro giorni di esposizione
con 1.600 operatori presenti al congresso tenutosi nei primi due giorni di
svolgimento di Klimahaus, mentre altri 550 hanno seguito i lavori durante
convegni e conferenze ospitati nell’ambito della fiera specializzata. Tutti
insieme per dimostrare e toccare con mano che se si costruisce una casa con un
buon isolamento termico, un’accurata scelta di materiali e un corretto
orientamento dell’edificio, si può tranquillamente vivere al caldo (o al
fresco, a seconda della stagione), consumando pochissima energia, con buona
pace dell’ambiente, della nostra salute e anche del nostro portafogli. Questa
casa ha un nome, esiste, la si può trovare in Alto Adige per esempio, tanto per
restare in Italia: si chiama CasaClima (o Klimahaus) ed è classificata nelle
tre tipologie CasaClima Oro (o ‘casa passiva’), CasaClima A e CasaClima B. Per
ognuna di esse viene rilasciata una certificazione che ne attesta l’efficienza
energetica e l’ambiente confortevole.
Promosso
dalla Provincia Autonoma di Bolzano, Ufficio Aria e Rumore, nell’intento di
raggiungere l’obiettivo fissato dalla Comunità Europea per abbattere
sensibilmente i consumi di energia e le emissioni di anidride carbonica, il
Progetto CasaClima per la certificazione energetica degli edifici è stato anche
presentato alla conferenza mondiale sul clima tenutasi a Montreal nel dicembre
2005.
La
certificazione CasaClima punta a ottenere bassi consumi energetici – con una
riduzione del 90% dei consumi per il riscaldamento – con un duplice risvolto
positivo per l’ambiente e il clima e per il benessere abitativo delle case.
Rispetto a un‘abitazione tradizionale, ad esempio, in una CasaClima di sei
appartamenti si risparmiano ogni anno circa 20 tonnellate di biossido di
carbonio. La CasaClima Oro viene anche chiamata ‘casa da un litro’, perché in
un anno consuma un solo litro di gasolio per ogni metro quadro di superficie
abitata. Nelle case italiane invece si consuma dai 150 ai 200 kWh/mq/a contro i
15 kWh/mq consumati all’anno dalle case passive. In Italia, è stato calcolato
che per riscaldare un solo giorno un appartamento di 130 mq serve tanta energia
quanto quella che consumerebbe un’auto di media cilindrata per coprire la
distanza tra Genova e Roma. In Italia infatti il riscaldamento del patrimonio
edilizio consuma più dell’intero sistema dei trasporti.
Case
senza riscaldamento e senza condizionatore
Case
simili si trovano oggi in Germania, Svizzera, Austria, Francia e in Italia (praticamente
solo nella provincia di Bolzano), in aree cioè con climi molto più rigidi delle
altre regioni mediterranee.
Ma
come si è giunti a questo incredibile risparmio di energia?
In
modi molto semplici ma accorti: coibentando (cioè isolando) i muri perimetrali,
il sottotetto, il pavimento del pianterreno, installando finestre con telai coibentati
e vetricamera termoisolanti a più strati e utilizzando, se necessario, una
ventilazione meccanica con scambiatori di calore per i ricambi d’aria e sonde
geotermiche per sfruttare l’energia solare accumulata dal terreno. In questo
modo d’inverno non entra il freddo e non esce il caldo, mentre d’estate non
entra il caldo e non esce il freddo.
E
per chi già possiede una casa?
“In
Alto Adige per esempio – ha spiegato a Klimahaus Peter Erlacher, consulente per
l’edilizia – ogni anno se ne vanno da un tetto poco isolato ben 300 litri di
gasolio per sciogliere la neve e 1.200 litri di gasolio dalle facciate.
Isolando le pareti, il tetto, il solaio e le finestre possiamo arrivare a
risparmiare il 75% del riscaldamento. Un cappotto esterno in sughero, fibra di
legno o calcestruzzo cellulare può portare la temperatura sulle pareti da 15 a
18 gradi, senza problemi di muffa. E se non è possibile costruire un cappotto
esterno perché magari l’edificio è antico, lo si può fare internamente, con
circa gli stessi risultati”.
Una
scelta di mercato
Non si
tratta solo di una scelta di vita, ma anche di mercato. Investire nelle Case
Clima infatti conviene a tutti, costruttori in testa. Lo dimostra la Germania
dove il settore delle case passive è l’unico in forte espansione in un mercato
edilizio da anni in crisi, ma anche la realtà economica di Bolzano: “Il mercato
premierà la lungimiranza di chi oggi si sta interessando a questi progetti – ha
sottolineato Hanspeter Munter, direttore dell’Associazione provinciale
dell’artigianato di Bolzano (Apa) – Una decina di anni fa molti dei nostri
carpentieri crearono un comitato per diffondere le tecniche delle costruzioni
in legno. Dopo l’esperienza di Friburgo, si passò allo sviluppo dell’idea di
Casa Clima. A oggi 1.200 persone hanno frequentato corsi di formazione,
cosicché le nostre aziende locali sono in grado di portare a termine queste
realizzazioni, senza problemi”. “Certo – ha aggiunto Manuel Benedikter,
architetto di Bolzano – serve un nuovo coordinamento tra le parti. Il
progettista è il direttore d’orchestra, progetta in un modo rispettoso
dell’ambiente, si confronta con i cantieri dove è presente costantemente,
coordina realisticamente le parti e i tempi. I committenti dal canto loro
devono investire proprio nella progettazione iniziale, da cui poi dipenderà la
qualità della costruzione. Gli artigiani infine devono superare le proprie
perplessità (“Non può funzionare, perché non lo abbiamo mai fatto”), perché
questa è la strada da percorrere”.